giovedì, Luglio 29

USA: New York, l’ombelico dei Democratici divisi Eric Adams, Borough president del distretto di Brooklyn, appare in leggero vantaggio, favorito dal tema dell’ordine pubblico. Ancora una volta, il Partito Democratico mette in luce in luce la sua frammentazione interna

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Con l’84% circa delle sezioni scrutinate, le primarie di partito per i candidati alla carica di sindaco di New York, tenutesi lo scorso 22 giugno, sembrano finalmente avviarsi alla conclusione, nonostante gli imbarazzanti errori che hanno accompagnato il conteggio dei voti. Scontato l’esito sul lato repubblicano, dove Curtis Sliwa ha raccolto quasi il 72% delle preferenze (37.846 voti) contro il 28,2% di Fernando Mateo, su quello democratico le cose sono state un po’ più complesse. Complice la macchinosa implementazione del nuovo sistema di voto (ranked-choice voting), i risultati definitivi non saranno disponibili prima della settimana del 12 luglio, quando saranno terminati lo spoglio delle schede giunte per posta e il recupero delle preferenze dei candidati progressivamente esclusi dalla corsa alla nomination. Allo stato attuale delle cose, tuttavia, Eric Adams, Borough president del distretto di Brooklyn, appare in leggero vantaggio su Kathryn Garcia, commissario al Sanitation department, con il 51,1% delle preferenze (358.521 voti) contro il 48,9 (343.766 voti); Garcia che, a sua volta, grazie al recupero delle preferenze, è riuscita a superare Maya Wiley, avvocato e attivista per i diritti civili, che era seconda alle spalle di Adams dopo il conteggio delle ‘prime scelte’.

Indipendentemente dall’esito della corsa, alcuni elementi appaiono, comunque, chiari. In primo luogo, come accaduto in altre occasioni, il numero dei candidati in lizza è stato piuttosto alto: tredici aspiranti alla nomination (anche se alcuni con poche possibilità di successo), se da un lato esprimono la pluralità di posizioni che esistono in seno al partito, dall’altro adombrano la possibilità di una pericolosa dispersione del voto. New York è un tradizionale feudo democratico. Dopo il lungo mandato di Fiorello LaGuardia (1934-45), la città ha avuto solo tre sindaci repubblicani: John Lindsay (1966-73), Rudolph Giuliani (1994-2001) e Michael Bloomberg (2002-13). Di questi, sia Lindsay, sia Bloomberg hanno lasciato il partito prima della fine del mandato: Lindsay nel 1971 per entrare nelle file democratiche, Bloomberg nel 2007, correndo da indipendente per il secondo mandato. Oggi, dei cinque ‘borough’ cittadini, solo uno (Staten Island) è guidato da un President repubblicano). Difficilmente, quindi, Sliwa riuscirà a superare il suo avversario nel voto del 2 novembre, al di là che questo sia Adams o la Garcia. Resta il fatto che, ancora una volta, il Partito democratico ha messo in luce una frammentazione interna che ormai da qualche anno sembra diventata il suo tratto distintivo.

Degno di nota è anche il favore espresso dagli elettori democratici per figure ‘rodate sul piano amministrativo. Dei primi cinque candidati dopo il conteggio delle ‘prime scelte’ (oltre ad Adams, Wiley e Garcia, Andrew Yang e Scott Stringer), tutti tranne Yang hanno ricoperto incarichi pubblici durante il mandato di Bill de Blasio. Stringer oggi responsabile dell’amministrazione finanziaria cittadina è stato, inoltre, Borough president del distretto di Manhattan durante la seconda amministrazione Bloomberg e membro dell’Assemblea dello Stato di New York dal 1993 al 2005. Tutta la carriera di Kathryn Garcia si è svolta all’interno dell’amministrazione cittadina, così come quella di Eric Adams si è svolta all’interno del Dipartimento di polizia, in cui ha prestato servizio dal 1984 al 2006, prima di essere eletto al Senato dello Stato nel 2007. Maya Wiley – fortemente sostenuta da figure di spicco della corrente progressista, come Elizabeth Warren e Alexandria Ocasio-Cortezè stata, infine, consigliere per gli affari legali di de Blasio e ha ricoperto una lunga serie di incarichi interni, fra cui quello di presidente del Civilian Complaint Review Board (2016-17), organo incaricato di indagare e di perseguire eventuali casi di cattiva condotta da parte delle forze di polizia cittadine.

Proprio il tema dell’ordine pubblico ha svolto un ruolo centrale nel dibattito fra i candidati, portando acqua al mulino di Adams, che sin dagli anni del servizio è stato attivo in vari organismi per il controllo della condotta e del ‘bias’ razziale delle forze dell’ordine. Da questo punto di vista, la sua posizione – basata sul rafforzamento del Dipartimento di polizia, pur nel quadro di una revisione generale dei suoi meccanismi di funzionamento appare sostanzialmente opposta a quella di Maya Wiley, fautrice di un suo significativo ridimensionamento in termini numerici e di competenze. Al momento, gli elettori di New York sembrano avere premiato la posizione di Adams, che in termini di ‘prime scelte’ risulta vincitore in tutti i distretti tranne Manhattan, dove sarebbe superato sia da Garcia, sia da Wiley. Anche Garcia sembra avere beneficiato del ‘penchant moderato’ dell’elettorato, chegrazie al meccanismo del recupero delle preferenze, le ha permesso di compensare risultati inferiori a quelli diWiley a Bronx, Brooklyn e Queens. Resta da capire quanto questa tendenza possa essere valida a livello nazionale, anche se tenuto conto dell’importanza che New York ha da sempre per il Partito democratico è difficile credere che essa possa in qualche modo passare inosservata.

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