mercoledì, Maggio 12

Usa, la miccia di Ferguson field_506ffbaa4a8d4

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Ferguson in fiamme. Negli Usa, il proscioglimento dell’agente Darren Wilson, che il 9 agosto ha sparato e ucciso al 18enne nero Michael Brown, ha scatenato una nuova notte di rivolte.
Wilson ha sostenuto di aver agito per legittima difesa, ammettendo di aver continuato a sparare contro l’aggressore anche dopo averlo colpito. I giudici, nove bianchi e tre neri, dopo decine di deposizioni, autopsie e registrazioni, hanno concluso di non avere sufficienti prove.
Alla lettura della sentenza del Gran Giurì, la sera del 24 novembre, l’esplosione della rabbia popolare è stata immediata. Nella cittadina del Missouri, popolata da afroamericani, i cortei sono presto degenerati in tafferugli con le forze dell’ordine. Le auto della polizia sono state assalite, almeno 12 edifici sono stati dati alle fiamme e nella vicina Saint Luis, un agente è stato ferito a colpi di arma da fuoco.
Nel tritacarne è finita la Procura locale, per la decisione improvvida di annunciare la non incriminazione in tarda serata, lasciando che, nelle ore di riposo, la cittadina venisse messa a ferro e a fuoco. Dopo 82 arresti, di giorno la manifestazione è proseguita in modo pacifico. Ma si teme un’altra notte di scontri, non solo a Ferguson.
Sul posto, il Governatore del Missouri Jay Nixon ha mandato rinforzi della Guarda nazionale. Ma le proteste si sono estese in altre città degli States. Con decine di migliaia di persone in strada: afroamericani, ispanici, asiatici, ma anche moltissimi bianchi.

A New York si sono registrate tensioni in Union Square, dove una folla era radunata in attesa del verdetto, un dimostrante è stato arrestato a Times Square e il Capo della Polizia è stato aggredito con della vernice rossa. Manifestazioni si sono svolte anche a Seattle, nello stato di Washington.
Il Presidente americano Barack Obama ha richiamato all’ordine: «Il nostro Paese è bastato sullo Stato di diritto e dobbiamo accettare il fatto che questa è stata una decisione del Gran Giurì. I dimostranti devono farlo pacificamente e la polizia deve mostrare moderazione».
Ma il primo Capo di Stato nero degli Usa ha anche aggiunto: «La questione di Ferguson riguarda tutta l’America. C’è una profonda sfiducia tra la Polizia e la comunità afroamericana, l’eredità di una lunga storia di discriminazione ».
Delusi per il verdetto, anche i famigliari di Brown hanno invitato la comunità afroamericana a «non cedere alla violenza». L’inchiesta federale su Wilson, comunque, va avanti indipendentemente dal fascicolo locale.
Sul web, l’indignazione per il verdetto ha travalicato anche fuori dagli States: in Francia, il Ministro alla Giustizia Christiane Taubira, originaria della Guyana, ha twittato: «Quanti anni aveva Michael Brown? 18 anni. Trayvon Martin? 17. Tamir Rice? 12. Quanti anni avrà il prossimo? 12 mesi?»
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La Polizia americana deve rispettare il diritto a protestare dei manifestanti», ha incalzato Amnesty international, ricordando i «metodi repressivi» dello scorso agosto anche contro dimostranti pacifici.

In visita all’Europarlamento, anche Papa Francesco ha richiamato cittadini e istituzioni al rispetto dei diritti universali, in particolare modo quelli del lavoro e dell’accoglienza, contro le discriminazioni che ledono la dignità dell’uomo.
Nel suo discorso all’Assemblea di Strasburgo, terminato con una standing ovation di tre minuti, il Pontefice ha toccato i temi delle radici cristiane, della laicità dell’Europa e delle responsabilità dei politici nel dovere ad accogliere i bisognosi e a favorire l’occupazione. «Il Mediterraneo non deve trasformarsi in un cimitero, è necessario affrontare insieme la questione migratoria. Prendetevi cura della fragilità dei popoli e delle persone. Nella vostra vocazione di parlamentari, siete chiamati a una missione grande», ha esortato.
«I padri fondatori dell’Unione europea desideravano un futuro basato sulla capacità di lavorare insieme per superare le divisioni e per favorire la pace e la comunione fra tutti i popoli del continente. Oggi invece», ha denunciato Francesco, «persistono fin troppe situazioni in cui gli esseri umani sono trattati come oggetti. Se ne può programmare la concezione, la configurazione e l’utilità e poi si possono buttare via quando non servono più, perché deboli, malati o vecchi. Quale dignità può mai avere un uomo o una donna  oggetto di ogni genere di discriminazione? Quale dignità potrà mai trovare una persona che non ha il cibo o il minimo essenziale per vivere e, peggio ancora, il lavoro che lo unge di dignità?»

«Da più parti si ricava un’impressione generale di stanchezza e d’invecchiamento, di un’Europa che è una nonna opulenta», ha insistito Bergoglio, «i grandi ideali che la ispiravano sembrano aver perso forza attrattiva, in favore dei tecnicismi burocratica. Ma un’Europa non più capace di aprirsi alla dimensione trascendente della vita rischia di perdere lentamente la propria anima».
Nella visita più breve della storia dei Papi (dopo quattro ore Francesco è rivolato a Roma), la prima all’UE dopo quella di Giovanni Paolo II 26 anni fa, Bergoglio ha incontrato, tra gli altri, il Presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy, il Capo della Commissione Jean-Claude Juncker e il Presidente di turno del semestre europeo, il Premier italiano Matteo Renzi.
«L’Unione europea e la Chiesa condividono sfide comuni e valori come la tolleranza, il rispetto, l’uguaglianza, la solidarietà e la pace. Francesco ha toccato il cuore di tutti noi», ha dichiarato il Presidente dell’Europarlamento, Martin Schulz.

Dalla Libia degli scafisti e dei barconi carichi di migranti altre notizie tumultuose. Dopo i nuovi raid aerei contro l’aeroporto di Mitiga, a Tripoli, e le città di Sorman e Sabrata, nell’ovest del Paese, le forze del Generale Khalifa Haftar, alleato con il Governo esiliato a Tobruk e finanziato da Egitto ed Emirati arabi, hanno posto alle Brigate di Misurata filo-islamiste di Alba libica l’ultimatum di «ritirarsi immediatamente da Tripoli, per non essere annientati».
«Quanto accaduto a Bengasi, nei giorni scorsi, e a Kikla e Tripoli spinge verso la guerra
», ha dichiarato il Premier del Governo parallelo imposto nella capitale da Alba libica, Omar al Hassi. L’escalation tra le due maggiori coalizioni politiche e militari del Paese è ripartita, dopo la decisione della Magistratura libica di annullare il risultato delle Legislative del 25 giugno 2014 (con un’affluenza del 18% degli aventi diritto), sciogliendo il Parlamento di Tobruk riconosciuto dall’Onu e dalla comunità internazionale e legittimando l’Assemblea autoproclamata di Tripoli.
A fronte di un intreccio sempre più complesso, l’Inviato ONU in Libia, Bernardino Leon, ha chiesto al Premier libico di Tobruk Abdullah al Thani, di fermare i raid aerei sull’aeroporto militare di Mitiga, per avviare un negoziato con gli avversari.
Intanto, anche l’Ambasciata di Malta ha ritirato gli ultimi suoi due diplomatici da Tripoli. Le sedi italiana e ungherese restano restano le uniche due europee ancora aperte nella capitale.
In Africa, l’estremismo islamico ha fatto tremare anche la Nigeria, con la strage al mercato di Maiduguri, nel Nord Est del Paese.
Due ragazze adolescenti che nascondevano gli ordigni sotto lo hijab, si sono fatte esplodere, provocando più di 45 morti.

 

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