mercoledì, Ottobre 20

USA – Italia, Trump – Conte Renzi: la equipollente caduta dei sistemi Il colpo tremendo alla democrazia: soldatacci acquartierati sciamannati e volgari, armati, nel cortile del Parlamento americano; Matteo Renzi ‘e le ministre’, torbido, volgare, sciamannato seduto a sputare veleno, e Giuseppe Conte-pochette che ‘si affolla’ intorno ai giornalisti

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Potrebbe essere devastante l’immagine, le immagini, dalle quali siamo subissati del Parlamento americano, l’orgoglioso Parlamento degli orgogliosi usa, padroni del mondo e campioni di ‘democrazia’, riempito di soldati armati fino ai denti, stravaccati in terra, con armi in pugno e panini giganteschi in mano; non potrebbe, lo è. Non ho visto se sputano anche tabacco masticato in terra, ma forse hanno, come nei film western, delle grosse sputacchiere sotto la statua di Lincoln o che so io. Penserete: ti ha fatto pensare a Mussolini che voleva trasformare il Parlamento italiano appunto così? No, perdonatemi, no, troppo nobile, troppo ‘raffinato’ come paragone. Perfino Mussolini, perfino quell’essere orrendo e i suoi sgherri puzzolenti, perfino loro non sono arrivati a tanto. In una angolo di strada buio hanno assassinato Matteotti, da quei vigliacchi che sono, in una strada buia, alle 22 in via Morgagni a Roma quei mascalzoni ‘arrestano’ Antonio Gramsci per lasciarlo morire in prigione, in gruppi numerosi ‘affrontano’ gli avversari (sempre in dieci contro uno, hai visto mai!) e li massacrano di botte o li riempiono di olio di ricino, ma, devo dire l’immagine dei soldatacci acquartierati sciamannati e volgari, concettualmente volgari ma armati, nel cortile del Parlamento americano, è il punto terminale di una parabola della democrazia americana, che non ha paragoni al mondo, perfino non ne ha in Italia, nell’Italia dell’orrendo Mussolini. Ma purtroppo non solo.
Che c’entra?
È il senso della caduta dei sistemi che vedo in quell’immagine, ma che vedo associata alla scena torbida, buia, volgare, sciamannata di Matteo Renzie le ministre’, seduto a sputare veleno e a mostrarsi al proscenio, e di Giuseppe Conte-pochette che si affolla intorno ai giornalisti (che volgarità quella uscita da gigione dal Quirinale, per essere attorniato dai giornalisti, studiata con cura … studiata male) -perché è così, pensateci- è lui che li cerca, li vuole, vuole farsi attorniare, come Renzi e le sue ministre alla Camera, fregandosene delle mascherine e degli assembramenti vietati da lui stesso, nei suoi sproloquianti dipiciemme, solo per farsi vedere, mostrarsi, ‘paparearsi’ con la sua ridicola pochette, come Renzi, con le sue ministre silenti, a recitare quasi le stesse parole della lettera che le medesime con Ivan Scalfarotto avevano scritto a Conte, lodi a sé stesse incluse. Una immagine perfettamente equipollente ai soldati nel Parlamento americano. Il senso della fine o di un colpo tremendo alla democrazia, alla civiltà … alla responsabilità.

Confesso (tanto lo so che non ci crederete, ma non me ne può importare di meno!) che in quel momento, mentre pochette faceva discorsi moderati’ (falso, fino in fondo, secondo me, sia chiaro) in quel momento ho capito che la crisi era al suo culmine.
Ammettiamo per un istante, uno solo, che pochette credesse davvero, pardon volesse davvero cercare di creare un ponte, un dialogo con Renzi, beh, allora dovrebbe essere un cretino: quel ‘bagnodi folla di giornalisti (mentre qualcuno urlava male parole sguaiate rivolte a lui o a Renzi: il commentatore cercava di dire che erano contro Renzi … sarà, a me non pare, ma non importa, è la sguaiatezza che conta, e se erano contro Renzi, erano organizzate!) era una dichiarazione di guerra spocchiosa e supponente, vestita con parole moderate: anche Donald Trump, ora, parla così. Chi gliel’ha suggerita (e lo sappiamo di chi si tratta) lo sapeva benissimo, avrebbe aizzato ancora di più l’altro gigione e indotto alla rottura: che bravo, ha costretto Renzi a sparargli addosso, il solito gioco del cerino, che è rimasto in mano a Renzi. Che abilità, che finezza, che intuito.

Abbiamo una economia ai piedi di Pilato, una epidemia che falcia seicento persone al giorno, un sistema ospedaliero al collasso, milioni di persone senza lavoro e tra poco senza nemmeno la cassa integrazione, le nostre città, ma specialmente le nostre piccole città spettrali, e potrei continuare, e ci si occupa di sapere se Conte può restare al Governo o ci deve andare Franceschini, o Lamorgese o magari, perché no, Giggino? Ci si preoccupa del modo in cui pochette governa? del numero di volte che va in TV? sono questi i problemi?
Chiunque, a cominciare da quell’Andreotti che qualche giornalista spiritoso associa a pochette, chiunque avrebbe capito e saputo (e sono certo che Mattarella glielo aveva detto di non fare quella sceneggiata, ne sono certissimo, e vedremo che troverà il modo di fargliela pagare: Mattarella è democristiano, non Conte, questo crede di esserlo) chiunque dico avrebbe fatto una dichiarazione all’ANSA, di poche parole, trasmessa per le vie istituzionali. Così, si sarebbe ‘aperto’. Quella passeggiata sulla piazza del Quirinale serviva proprio achiudere’, come la ridicola passeggiata di Trump al muro che dovevano, secondo lui, pagare i messicani e che hanno pagato gli americani. Sono paralleli tremendi ma inevitabili.

E l’altro galletto? Eccolo lì, preso di contropiede dalla sceneggiata di Conte (che dimostra quanto è ‘piccolo’), ritarda di quasi un’ora la conferenza stampa ‘con le ministre’ perché cerca di capire bene, riascolta, guarda, ascolta ancora, telefona, e capisce (credo a ragione) che quella non è una offerta di pace, ma di guerra. E lui la guerra vuole, non sa volere altro: sa benissimo che è più pericolosa, sa benissimo che forse è controproducente, sa benissimo che se ‘finge’ di credere alla buona volontà di Conte (non dimenticando che dietro di lui c’è Mattarella, e Mattarella è una persona affidabile) può aprire la trattativa che pure dice di volere. Ma no, il gigione non può perdere il proscenio e attacca duro, e parla, parla, parla, accusa di avere fatto quello che ha fatto lui a suo tempo: riempire le TV della sua faccia, invadere i social delle sue chiacchiere, imporre, pretendere, sbeffeggiare, cercare (non lo dimentichiamo mai!!!!) di stracciare la Costituzione a proprio uso e consumo. E oggi si accorge che quello compare di più e allora cerca di riprendere la scena. E le ministre, sedute lì a fare contorno, sono meravigliose, meravigliose e silenti: conta solo lui, lui e Meb, che non è in scena, ma dietro le quinte, Scalfarotto? È disperso da qualche parte ‘a causa del covid’.
Bene, bravi. E ora?

Ora trascineremo questa mezza crisi, tra dichiarazioni, mezze frasi, allusioni, la ricerca di ‘responsabili’, di Scilipoti … Franceschini ci sguazza che è un piacere e Marcucci prova l’ultimo colpo alle spalle di Zinga, al solito, peraltro, inferiore al compito, forse Bettini ha il telefono impallato o sta facendosi la barba.
Da Mentana, l’altra sera, ne abbiamo visto un esempio: dei giornalisti, perfino perbene, dall’aria perfino garbata (magari senza cravatta, ma insomma … quasi, almeno la giacca e la frangetta regolamentare) discettare seriamente (cioè senza ridere … ma ne sono ancora capaci? Io non credo) sui tweet che arrivavano a getto continuo: Balanzone ha detto ‘x’, ma nota bene Brighella non ha scritto anche ‘y’; vero ma non hai letto Arlecchino che ha scritto ‘p’ e Pulcinella ha precisato ‘s’, per tacere di Colombina! Tutti intenti a misurare le parole, le virgole … guarda il tweet arriva mentre è ancora riunito il Consiglio, quindi è concordato o chi lo manda si distrae dalle parole di pochette, di cui manco ha finito di dirle che subito arrivano testuali (inviate dalla Madonna dell’Arco?) le parole, da interpretare: non ha detto Italia Viva, ha detto esperienza finita, no è un fine giurista (Conte?…ah già, lui è professore non è collega di Renzi! Roba da venditori di stracci) ha detto ‘crisi di governo’ e così via.
Con tutto il rispetto per quei giornalisti e i tanti altri che saranno coinvolti: ma vi rendete conto che siete parte del gioco sporco, che vi affannate a interpretare chiacchiere e così non parlate delle cose serie? Siete comparse in un teatrino che non avete organizzato voi.

Che vergogna! La gente, quella vera, ha paura, ha fame, è terrorizzata, non ne può più dei dipiciemme incomprensibili, vorrebbe sapere che fare e se ha un futuro, e vorrebbe vedere qualcuno che se ne occupi. E quelli stanno lì a insultarsi via twitter e a tramare per avere quel posto lì, quella prebenda là, e chiamano Mastella e la sua Signora, ma poi chi sa Lupi che pensa e la Cucinotta o come diavolo si chiama l’ex attricetta … e intanto Berlusconi si sente male a Monaco e Zangrillo accorre!

Là, in America, i soldati stravaccati in Parlamento. Qui una masnada di senza casa a spartirsi il potere, come mosche impazzite, come calabroni rumorosi.
Proseguite voi, io ci rinuncio.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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