sabato, Maggio 21

USA – Italia: Sergio Mattarella, il ‘garante’ Negli anni trascorsi al Quirinale, Mattarella ha costituito, per le amministrazioni che si sono succedute alla Casa Bianca, un importante fattore di stabilità rispetto alle turbolenze della vita politica italiana

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La fine, fra pochi giorni, del settennato presidenziale di Sergio Mattarella e le manovre in corso per l’elezione del suo successore sono oggetto di attenzione anche negli Stati Uniti, soprattutto in rapporto alle loro possibili ricadute sugli equilibri politici italiani. Negli ultimi mesi, l’Italia e le sue questioni sembrano avere assunto, agli occhi di Washington, una nuova importanza, complici i cambiamenti avvenuti negli equilibri europei con l’uscita della Gran Bretagna dell’UE, la fine dal lungo cancellierato di Angela Merkel in Germania e – in prospettiva – gli effetti delle elezioni presidenziali in Francia, previste per il prossimo aprile. Di fronte a questi cambiamenti, che mettono in discussione equilibri da tempo consolidati, Washington non ha nascosto il suo favore nei confronti di Mario Draghi e della ritrovata affidabilità che il suo arrivo a Palazzo Chigi avrebbe dato all’Italia, sia sul piano interno, sia su quello internazionale. Il timore è che la convergenza finora esistita fra Presidente della repubblica e Presidente del consiglio possa, in futuro, venire meno, aprendo la strada a scenari difficilmente prevedibili.

Negli anni trascorsi al Quirinale, Mattarella ha costituito, per le amministrazioni che si sono succedute alla Casa Bianca (quella di Barack Obama fino al gennaio 2017; quella di Donald Trump nei quattro anni successivi e quella di Joe Biden dal gennaio 2021), un importante fattore di stabilità rispetto alle turbolenze della vita politica italiana. Questo ruolo è stato evidente soprattutto nel periodo successivo alle elezioni politiche del marzo 2018 e alla nascita della maggioranza giallo-verde’ che ha sostenuto il primo governo Conte (1° giugno 2018-20 agosto 2019), anche se – alla prova dei fatti – quella anomala coalizione si è dimostrata – almeno in tema di rapporti con Washington – meno ‘eversiva’ di quanto non si fosse temuto. A questo proposito, un paragone frequente è stato quello con il ruolo svolto dall’allora PresidenteGiorgio Napolitano, nelle settimane precedenti la nascita del governo guidato da Mario Monti, nel novembre 2011, anche se, a differenza del 2011, nel 2018 i timori di un possibile sganciamento dell’Italia dal suo tradizionale allineamento euro-atlantico sono stati particolarmente forti.

Come in passato, l’esercizio di questa funzione ‘di garanzia’ rispetto alla posizione internazionale del Paese è stato agevolato da una serie di elementi strutturali’, primo fra tutti il peso tradizionalmente attribuito agli Stati Uniti quale fattore equilibrante nei rapporti dell’Italia con i vicini europei ed elemento di sostegno al perseguimento dei suoi interessi nazionali. Non si è trattata, tuttavia, di una funzione svolta in maniera acritica. Al contrario, soprattutto negli anni della presidenza Trump, il Presidente ha rimarcato in diverse occasioni le divergenze esistenti fra le posizioni di Roma e di Washington; divergenze che si sono espresse – fra l’altro – intorno alla natura del rapporto transatlantico, alla sua portata e al significato che la dimensione multilaterale assume nell’odierno sistema internazionale. Piùconvenzionalisono stati, invece, i rapporti con le amministrazioni democratiche di Barack Obama e Joe Biden, a loro volta più in linea con la visione di Roma del ruolo che gli Stati Uniti dovrebbero assumere come potenza globale e dell’atteggiamento che essi dovrebbero avere nei confronti dei loro alleati.

Date queste premesse, quale scenario si profila all’orizzonte, in vista delle imminenti elezioni? Formalmente, Washington non ha preso posizione su quella che – giustamente – definisce una vicenda interna italiana. L’amministrazione non ha, tuttavia, mai nascosto il suo favore a un assetto come l’attuale, che garantisca la stabilità politica di lungo periodo di un Paese che per la sua collocazione geopolitica e il suo peso negli equilibri europei rimane comunque un alleato importante. In questa prospettiva, la dimensione internazionale sembra destinata ad avere – nel voto dei prossimi giorni – un peso decisamente maggiore di quello avuto in passato. L’attesa – a Washington come a Bruxelles – è per un Presidente che garantisca il duplice ancoraggio atlantico ed europeo dell’Italia e che, a questo fine, sappia giocare (pur nei limiti che la Costituzione stabilisce) un ruolo attivo sulla scena politica del Paese. Un ruolo che, in passato, con stile e sottolineature diverse, Giorgio Napolitano e Sergio Mattarella hanno giocato e cui il loro successore – con il suo stile e le sue sottolineature – non potrà non adattarsi.

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