domenica, Novembre 28

USA – Italia: Draghi, l’ultima occasione La posizione filo-statunitense del Presidente del consiglio è data per scontata anche alla luce della sua biografia. L’interrogativo riguarda la capacità di Roma di giocare la partita che questo scenario le potrebbe aprire

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L’insediamento del nuovo governo italiano è stato accolto con favore dall’amministrazione statunitense. In questo, la posizione di Washington non è stata molto diversa da quella degli altri partner europei e internazionali. Il profilo del nuovo Presidente del consiglio e le posizioni ricoperte nel corso degli anni sono credenziali importanti e hanno senza dubbio contribuito ad alimentare il favore di cui Mario Draghi ha goduto. È probabile che questo favore si traduca, nelle prossime settimane, in una sorta di ‘luna di miele’ fra il governo di Roma e i suoi interlocutori. Resta, invece, aperta la questione di come i rapporti si svilupperanno dopo la fine di questo periodo, in particolare nel caso degli Stati Uniti. Nell’agenda di Joe Biden, il rilancio delle relazioni con l’Europa occupa un posto importante (almeno a livello di dichiarazioni) e, in questo ambito, l’Italia ha tradizionalmente rappresentato uno dei principali interlocutori di Washington, se non altro per la ‘fedeltà atlantica’ che Roma ha sempre manifestato nonostante gli ‘spazi di libertà’ che ha spesso ricercato nel teatro mediterraneo.

Negli anni passati, le relazioni fra Roma e Washington si sono caratterizzate per un certo attivismo, con diverse visite ad alto livello, a partire da quella dei due Presidenti, rispettivamente nel maggio 2017 e nell’ottobre 2019. A questo attivismo non sembrano, tuttavia, avere corrisposto particolari risultati, complice anche il sostanziale disinteresse espresso dall’amministrazione Trump per le vicende del Mediterraneo occidentale. La firma – nella primavera 2019 – di tre memorandum d’intesa con il governo cinese in vista di un coinvolgimento dell’Italia nella ‘Belt & Road Initiative’ (BRI), ha provocato qualche timore a Washington e la replica infastidita dell’amministrazione statunitense. Nemmeno questo sembra, comunque, avere portato a particolari conseguenze. Anche il significato dei memorandum è stato successivamente ridimensionato, mentre le autorità nazionali si sono allineate alle posizioni degli Stati Uniti, della NATO e dei partner europei, ad esempio per quanto concerne la collaborazione con le aziende cinesi per larealizzazione delle infrastrutture per la rete cellulare 5G.

Ora è possibile che qualche cosa cambi. La posizione filo-statunitense del Presidente del consiglio è data per scontata anche alla luce della sua biografia; altrettanto scontata è la sua vicinanza ad alcune figure-chiave dall’amministrazione, primo fra tutti il Segretario al tesoro, Janet Yellen, sebbene le scelte di quest’ultima come Presidente della Federal Reserve non siano sempre state in linea con quelle di Draghi come Presidente della Banca centrale europea. Questi fattori potrebbero rappresentare la base per una relazione privilegiata con Washington, soprattutto di fonte all’uscita di scena di Angela Merkel, che ha annunciato da tempo di non volersi candidare per un nuovo mandato dopo le elezioni del prossimo settembre. Sullo sfondo di un’UE in cui la leadership tedesca risulterebbe inevitabilmente indebolita, in cui la Brexit ha fatto venire meno la tradizionale ‘sponda’ di Londra e in cui il ruolo della Francia non è privo di ambiguità, il legame con un’Italia da sempre a cavallo fra dimensione atlantica e continentale potrebbe rappresentare, per l’amministrazione USA, un ‘aggancio’ importante.

L’interrogativo riguarda, piuttosto, la capacità di Roma di giocare la partita che questo scenario le potrebbe aprire. Al di là dei vincoli ‘strutturali’ imposti dalla pandemia e da un quadro economico complesso, gli ostacoli maggiori sono legati alla necessità di recuperare un ruolo adeguato sia a livello europeo, sia nel Mediterraneo, superando le fragilità e le incertezze che da tempo caratterizzano la sua azione internazionale. Si tratta di un compito complesso, alla luce da una parte delle tensioni che attraversano l’UE, dell’altra dell’accresciuta problematicità del teatro mediterraneo, che dopo il ‘ripiegamento’ degli Stati Uniti è diventato luogo di competizione, oltre che delle potenze rivierasche, di una pluralità di altri attori. È possibile che una più attiva presenza di Washington possa in parte alleggerire questo stato di cose. Resta però il dubbio su quali potranno essere le basi di un eventuale ‘nuovo protagonismo’ italiano nel momento in cui l’esaurirsi delle condizioni che hanno portato all’attuale esecutivo spingerà alla luce le molte contraddizioni della maggioranza su cuiesso si sostiene.

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