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USA: insediamento di Biden, fine di Trump? Nonostante l’uscita dalla Casa Bianca è probabile che Trump continui, nei prossimi mesi, ad essere una variabile ‘di peso’ sulla scena politica statunitense

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Mercoledì 20 gennaio, l’insediamento dell’amministrazione Biden segnerà la chiusura formale del difficile ‘quadriennio Trump’ e il ritorno del Partito democratico alla guida degli Stati Uniti con il sostegno – seppure risicato – di entrambe le camere del Congresso. Le attese sono molte, così come molti sono i timori per il ripetersi di nuovi incidenti. Negli scorsi giorni, le agenzie di sicurezza federali hanno messo in guardia contro il rischio di violenze come quelle del 6 gennaio e le misure di prevenzione sono state rafforzate in tutto il Paese, anche con l’impiego di personale e reparti della Guardia nazionale. Sull’onda delle critiche seguite ai Capitol riots, Donald Trump ha assicurato in varie occasioni il suo impegno per una regolare transizione del potere. Trump ha, tuttavia, sottolineato anche la sua intenzione di non partecipare alla cerimonia di insediamento del suo successore, cerimonia cui parteciperanno, invece, tutti i suoi predecessori: un ulteriore segnale della sua volontà di continuare a contestare il risultato elettorale e mettere in discussione la legittimità del Presidente entrante.

Da questo punto di vista, la fine della presidenza Trump non porrà fine allo strascico di polemiche che – per quattro anni – l’accompagnata in tutti i suoi momenti principali. La procedura di impeachment avviata dal voto della Camera dei rappresentanti del 13 gennaio è destinata a tenere banco ancora a lungo e – indipendentemente dall’esito che avrà il voto del Senato – rischia di aprire fratture profonde all’interno di un Partito repubblicano già profondamente diviso. Allo stesso modo, la decisione dei principali social network di oscurare gli account del Presidente uscente continuerà anche nelle prossime settimane ad alimentare il dibattito sui limiti della libertà di espressione e sul ruolo che i soggetti privati possono avere nel definire quelle che sono le ‘narrazioni accettate’ e – attraverso queste – i limiti dello spazio del confronto politico. Il tutto sullo sfondo di un Paese polarizzato e di quella che appare la volontà di molti congressmen – democratici ma anche repubblicani – di mettere fuori gioco il tycoon newyorkese attraverso una possibile interdizione perpetua dai pubblici uffici.

Gestire questo stato di cose rappresenterà una priorità importante per il nuovo Presidente. Sia in campagna elettorale, sia dopo il voto del 3 novembre, Joe Biden ha ripetutamente dichiarato di volere ‘risanare l’America e comporre le molte fratture oggi aperte nel Paese. Buona parte del voto che la sua candidatura è riuscita a intercettare negli ambienti ‘moderati’ si lega proprio a questa promessa, promessa suffragata dal suo profilo e dai suoi trascorsi politici. Si tratta, tuttavia, di un compito difficile, soprattutto se in Congresso dovessero prevalere le posizioni più intransigenti. Da questo punto di vista, non stupisce che i nomi proposti per la nuova amministrazione riflettano da una parte le ‘parole d’ordine’ che sono state alla base della campagna elettorale, dall’altra gli equilibri interni di un partito che, da diversi anni, sta sperimentando cambiamenti profondi. Se quella di Joe Biden sarà una politica di ‘healing’, essa dovrà, quindi, sapere affrontare sia il ‘cleavage’ che contrappone democratici e repubblicani, sia le fratture che, al di là di questo, attraversano il suo elettorato di riferimento.

Il ruolo che Trump potrà giocare sulla scena politica avrà una parte importante per il successo di questa politica. L’ipotesi di un Trump ‘fuori da giochi’ appare, infatti, remota. Nonostante le prese di distanza degli ultimi giorni, sembra difficile che, in Senato, una mozione di condanna del Presidente uscente riesca a raccogliere la maggioranza qualificata necessaria alla sua approvazione, a sua volta precondizione per il successivo voto sull’interdizione. Anche il bando dai canali social difficilmente riuscirà a silenziare ‘The Donald’, che, al di là degli altri ‘megafoni’ che saprà trovare, ha dimostrato, in passato, una notevole capacità di restare sempre e comunque al centro dell’attenzione. Nonostante l’uscita dalla Casa Bianca è quindi probabile che Trump continui, nei prossimi mesi, ad essere una variabile ‘di peso’ sulla scena politica statunitense. Senza dimenticare che, anche senza di lui, diverse figure, nel Partito repubblicano, sono pronte ad alzare a loro volta la bandiera di un trumpismo che – come le elezioni di novembre hanno dimostrato – continua ad essere politicamente pagante.

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