sabato, Settembre 18

USA: infrastrutture, solo il primo passo Il consenso bipartisan che ha permesso all’‘infrastructure bill’ di giungere in aula non segna il superamento delle divergenze che esistono fra democratici e repubblicani, né l’emergere di un ‘blocco di centro’ su cui l’amministrazione possa fare concreto affidamento

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Dopo mesi di dibattito, il Congresso degli Stati Uniti ha finalmente trovato un accordo sul c.d. ‘infrastructure bill’, che, all’epoca dell’insediamento, l’amministrazione Biden aveva indicato come una delle sue priorità. L’accordo raggiunto prevede lo stanziamento circa un trilione di dollari di fondi federali nei prossimi cinque anni per la realizzazione, la manutenzione e l’ammodernamento di strade, ponti e altre grandi infrastrutture, per l’ammodernamento delle reti di trasporto pubblico (con un occhio di riguardo alla loro impronta ‘verde’), il miglioramento dei collegamenti con le aree disagiate, la sicurezza stradale e dei trasporti, il potenziamento della connettività a banda larga e una lunga serie di altri interventi i vari altri settori. La Casa Bianca ha salutato il risultato come un grande successo. In effetti, le reti infrastrutturali statunitensi richiedono da tempo interventi consistenti. Tuttavia, i negoziati che hanno portato al compromesso ne hanno intaccato profondamente l’impianto, oltra a sforbiciare drasticamente uno stanziamento che l’amministrazione avrebbe voluto di circa 2,25 trilioni.

Per Biden e i suoi collaboratori, quello che era stato presentato con il nome di American Jobs Plan avrebbe dovuto, infatti, comprendere previsioni non solo per il settore delle infrastrutture in senso stretto, ma anche per potenziare i servizi di assistenza domiciliare agli anziani e promuovere la riqualificazione della forza lavoro a fronte di un tasso di disoccupazione che, in giungo, si è attesto al 5,9% della forza lavoro (9,5 milioni di persone; prima dello scoppio della pandemia, i valori si attestavano rispettivamente al 3,5% e a 5,7 milioni di persone). Tuttavia, entrambe queste iniziative sono state bersaglio sin dall’inizio dell’ostilità sia della maggioranza dei congressmen repubblicani, sia di alcuni esponenti dell’ala ‘moderata’ dal Partito democratico; ostilità che si è concentrata soprattutto sul tema delle coperture finanziarie. Proprio la possibilità di finanziare gli interventi recuperando parte dei fondi necessari da altre voci di bilancio (fra l’altro riducendo alcuni degli attuali sussidi di fronte all’allentarsi dell’emergenza COVID-19) è stata una delle chiavi che ha permesso di sbloccare l’accordo.

A questo punto, il ‘pacchetto infrastrutture’ può entrare nella fase di dibattito e approvazione formale; una fase che – nonostante l’accordo degli scorsi giorni – potrebbe rivelarsi, tuttavia, meno semplice del previsto. Sul fronte repubblicano è forte, infatti, il timore che i compromessi accettati dalla Casa Bianca in questa occasione possano tradursi in un suo irrigidimento sul ben più ambizioso programma ‘human infrastructure’: un’articolata serie di interventi in campo sociale da 3,5 trilioni di dollari, da finanziare in larga parte con un aumento della tassazione a carico delle imprese, che l’amministrazione considera esplicitamente la prosecuzione dell’‘infrastructure bill’. Negli scorsi giorni, le dichiarazioni del Presidente, che sottolineavano la relazione esistente fra i due pacchetti e l’importanza di entrambi per il rilancio della competitività internazionale degli Stati Uniti, hanno sollevato vivaci reazioni da parte di vari esponenti GOP e non è improbabile che – complice la risicata maggioranza che il Partito democratico detiene in Congresso – ciò possa tradursi in sorprese al momento del voto.

Il consenso bipartisan che ha permesso all’‘infrastructure bill’ di giungere in aula non segna, quindi, il superamento delle divergenze che esistono fra democratici e repubblicani, né l’emergere di un ‘blocco di centro’ su cui l’amministrazione possa fare concreto affidamento. Se quello dell’ammodernamento delle infrastrutture del Paese rappresenta un obiettivo condiviso sia dall’elettorato, sia dai suoi rappresentanti, divergenze sostanziali rimangono, infatti, intorno alla possibilità di un intervento di ampia portata sul sistema della sicurezza sociale. Divergenze sostanziali rimangono, inoltre, sul tema (sempre sensibile) di come finanziare gli interventi proposti. Con la maggioranza degli elettori e dei congressmen repubblicani arroccata nella difesa dei tagli alle tasse realizzati negli anni della presidenza Trump e che potrebbero essere messi in discussione dall’attuazione dei programmi proposti dall’attuale amministrazione, questo rischia di emergere come un ennesimo terreno di scontro, anche alla luce della forte tensione ideologica che continua a caratterizzare il dibattito pubblico statunitense.

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