sabato, Maggio 21

USA – India: il ‘rospo’ Ucraina New Delhi rappresenta un interlocutore importante soprattutto per quanto concerne gli assetti futuri dell’Indo-Pacifico; un partner la cui collaborazione negli anni a venire vale il prezzo di un atteggiamento ‘defilato’ nella crisi attuale

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Lo sforzo che Washington sta portando avanti dalla fine di febbraio per dare vita a una grande coalizione internazionale per contrastare – sul piano diplomatico – l’azione militare russa in Ucraina sembra avere incontrato, sinora, un discreto successo. La risoluzione approvata lo scorso 2 marzo dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, che condanna “laggressione dellUcraina da parte della Federazione russa e che chiede che cessi immediatamente il suo uso della forza e che la Russia ritiri subito, completamente e in modo incondizionato le proprie unità militari, è stata approvata con soli cinque voti contrari e trentacinque astenuti. Allo stesso modo, il recente voto che ha portato alla sospensione di Mosca dal Consiglio ONU per i diritti umani (Human RightsCouncil) ha visto il ‘fronte antirusso’ prevalere 93 a 24, anche se, in questo caso, con 58 astensioni. In entrambi i casi, il governo indiano si è accodato alla lista degli astenuti, così come alla lista degli astenuti si è accodato nel voto del 24 marzo, sempre in Assemblea generale, sulla gestione dell’emergenza umanitaria provocata dall’azione russa.

Quella di Nuova Delhi è, tutto sommato, una posizione prevedibile. Stare nel mezzo’ è considerato, dal governo di Narendra Modi, il modo migliore per capitalizzare i legami esistenti con Mosca e che risalgono agli anni della disciolta Unione Sovietica. Allo stesso tempo, le ‘ambiguità’ di questa posizione mettono l’India al centro di un’intesa attività di ‘corteggiamento’ da parte di Washington e dei suoi alleati. Da tempo, gli Stati Uniti hanno investito (in termini politici) nel rapporto con l’India. La nascita del c.d. ‘Quad’ (Dialogo quadrilaterale di sicurezza’) fra Australia, Giappone, India e Stati Uniti, nel 2017, ha rappresentato forse il segnale più evidente della rinnovata importanza del Subcontinente agli occhi della Casa Bianca. Anche in termini economici, i rapporti fra India e Stati Uniti si sono intensificati, con un interscambio che, nel 2021, ha superato il 113 miliardi di dollari e interessi in comparti sempre più differenziati. Il contenimento dell’ascesa cinese è un altro ambito in cui gli interessi di Stati Uniti e India convergono; un interesse che, nel caso dell’India, ha anche una forte componente territoriale, viste le rivendicazioni avanzate da Pechino sull’Aksai Chin e larghe parti dell’Arunachal Pradesh.

Anche alla luce dei buoni rapporti instaurati negli anni passati, l’amministrazione USA ha, quindi, espresso qualche segnale di disagio di fronte sia alle scelte fatte dalle autorità indiane in sede ONU, sia alle loro dichiarazioni pubbliche, improntate a una stretta neutralità. Tuttavia, l’atteggiamento di Washington sembra ispirato soprattutto a un sano pragmatismo. L’India è largamente dipendente dalla Russia per quanto riguarda la sua tecnologia militare, sia quella ereditata dagli anni della guerra fredda (quando l’URSS era il maggiore fornitore di armi ed equipaggiamenti delle forze armate indiane), sia quella acquisita negli anni successivi nel quadro della Special and privileged strategic partnership del 2010. Sentimenti filorussi sono, inoltre, diffusi nell’opinione pubblica indiana, anche a causa del sostegno che Washington ha a lungo garantito all’‘arcinemico’ pakistano. Entrambi questi elementi condizionano chiaramente i margini di manovra delle autorità di Nuova Delhi, soprattutto dopo che, da un paio d’anni a questa parte, la situazione politico-militare alla frontiera con la Cina è tornata a deteriorarsi.

Su queste basi, sembra difficile ipotizzare un drastico cambio di rotta da parte del governo Modi anche di fronte a maggiori pressioni internazionali; anche perché sembra difficile che queste pressioni si concretizzino in qualcosa di più di un accresciuto attivismo diplomatico. Per gli Stati Uniti, l’India rappresenta un interlocutore importante soprattutto per quanto concerne gli assetti futuri dell’Indo-Pacifico; un partner la cui collaborazione negli anni a venire vale il prezzo di un atteggiamento ‘defilato’ nella crisi attuale. È stato inoltre rilevato come la politica ‘di equidistanza’ portata avanti sinora da Nuova Delhi possa, nelle prossime settimane, accreditare il suo ruolo di mediatore fra Mosca e Kiev. I media indiani di lingua inglese hanno elaborato molto su questa possibilità, che è sostenuta anche da osservatori indipendenti. Se la cosa dovesse concretizzarsi, sarebbe un successo importante, destinato a rafforzare la posizione dell’India anche in ambito regionale e che potrebbe tradursi in un nuovo aumento del suo peso agli occhi di Washington. Un ulteriore conferma di come la guerra in Ucraina abbia ramificazioni complesse e possa avere, a livello internazionale, ricadute ben più complesse di quelle immediate.

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