domenica, Ottobre 24

USA in difesa degli alleati asiatici Gli Stati Uniti si pongono contro ogni velleità cinese nell’imitare l’annessione russa della Crimea

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Barack Obama, Francois Hollande

Bangkok – Le Filippine si prospettano come un palcoscenico dove testare lo stato delle alleanze transanazionali, dove il perno da una parte è incentrato sugli USA mentre dall’altro vi è via via, dopo i fatti di Crimea, la Russia di Vladimir Putin e, nella scena asiatica, la Cina delle dispute territoriali, quella che vorrebbe vedere i propri limiti estremi muniti al massimo livello e totalmente sotto il proprio controllo. Le ultime vicende relative alle tensioni in atto tra Pechino e Manila a proposito dello Scoglio Tomas Secondo (Scoglio Ayungin) nel Mar Cinese Meridionale (Mar Occidentale Filippino) lo scorso 29 marzo, hanno visto l’ingresso sulla scena delle dispute territoriali, a pieno titolo, degli Stati Uniti i quali in un chiaro e netto messaggio hanno messo in guardia la Cina circa il fatto che gli USA intendono porsi quale alleato principale schierato in difesa dei propri alleati ormai “storici” nell’intera area. Il che può essere certamente essere recepito come uno stop a qualsiasi anelito la Cina possa mai avere nel voler emulare il modi di procedere della Russia di Putin verso la Crimea, una annessione mal digerita e che non si intende più ammettere in nessun angolo del Pianeta, men che meno nello scacchiere asiatico.

Il messaggio è giunto per bocca dell’Assistente Segretario di Stato USA per il Sud Est Asia, Daniel Russell al Senato, in una seduta della Commissione per le relazioni estere. In un dispaccio di Washington, poi ribattuto dalle Agenzie Stampa, si riporta il fatto che Russell ha riferito in seduta di Commissione che è ancor oggi difficile stabilire quali possano essere le reali intenzioni della Cina ma l’annessione russa della Crimea ha innegabilmente innalzato il livello delle preoccupazioni tra gli alleati USA in Asia circa la possibilità che Pechino possa sentirsi tentata di forzare la mano sulle proprie pretese territoriali. La somma delle azioni che possono essere intraprese, non necessariamente in modalità che vertano su atti di forza, da parte degli alleati asiatici degli USA ma anche da parte di quelli dell’Unione Europea, costituisce un deterrente chiaro circa eventuali velleità territoriali cinesi che possano tendere ad imitare in un qualche modo quel che la Russia di Putin ha fatto con la Crimea.

La più recente espressione diplomatica, avvenuta attraverso Daniel Russell, mostra il chiaro tentativo degli USA e dei suoi alleati di mettere pressione sulla Cina e perché si possa addivenire tutti nel voler cercare vie pacifiche di risoluzione delle controversie. I recenti e rinnovati accordi dell’Amministrazione USA di Barak Obama con Giappone, Corea del Sud e Filippine sono la riprova evidente che sul versante asiatico le alleanze si muovono in modo più omogeneo e chiaro rispetto a quanto accaduto nello scacchiere dell’Asia Centrale. Allo stato attuale, la Cina ha in sospeso questioni e dispute territoriali con Giappone e Corea del Sud nel Mar Cinese Orientale, con Vietnam, Malaysia, Brunei, Taiwan e le Filippine nel Mar Cinese Meridionale. In questo contesto si inserisce la visita del Presidente USA Barak Obama a partire dal 22 Aprile in Giappone, Corea del Sud, Malaysia e Filippine. L’intenzione della sua Amministrazione è quello di rivedere il bilanciamento della strategia USA e l’obbiettivo economico nell’area Asia-Pacifico ed anche per sfidare (bloccandola) ogni crescente iniziativa assertiva da parte cinese in senso espansionistico.

 

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