martedì, Maggio 17

USA: il caso ‘Maus’ e l’ignoranza ‘ideologica’ Come i ragazzi potrebbero reggere a ‘Maus’, la graphic novel sull’Olocausto di Art Spiegelman, la cui comprensione è in capo ad adulti che dovrebbero manifestare qualche spessore ed apertura politica e culturale? Negli Stati Uniti pensano sia meglio eliminare, togliere di mezzo, omettere. Ma così facendo si finisce per omettere buona parte della realtà

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Tutto quello che ho per difendermi è l’alfabeto;

è quanto mi hanno dato al posto di un fucile

(Philip Roth)

Mai come in ciò che sto per scrivere in questo articolo valgono le parole iniziali di Philip Roth con cui contrappone la conoscenza ed il sapere e con essi la pratica del dubbio e della ragione all’ignorante fucile imbracciato da chiunque. L’alfabeto usato bene permette di argomentare, parlare, dialogare, confrontarsi, ragionare, riflettere. E dunque dubitare. Esporre le proprie idee e metterle in circolo con quelle altrui, anche in forme e modi conflittuali. Non per primeggiare, quale sfoggio delle proprie capacità, anche se talora in sedi dedicate capacità e competenze vengono sostenute da un adeguato modo di strutturare il linguaggio in vista di nu fine da conseguire. Serve la parola pure per combattersi, confliggere ma cercando di far prevalere il primato delle idee, che sono la vera forza umana. Benché non nasconda che le armi in determinati momenti storici costituiscano una difesa dei propri ideali e valori quando della propria esistenza in vita. Ma quella si configura come una difesa, di sé e della propria specie, una legittima difesa. Da comprovare. Come accade per i tanti, troppi, nel mondo martoriato dal dominio e dalla sottomissione. Ma qui la questione si complica e la metto da parte. Quelli con il fucile al contrario hanno vita facile, si difendono od offendono con uno strumento che serve ad uccidere, un animale per nutrirsi, molto spesso per eliminare altri umani. Basta premere un grilletto ed è fatta, e così hanno subito ragione perché avendo eliminato l’altro che gli procura fastidio restano soli a far valere i loro desideri assoluti. Inoltre l’alfabeto rende coscienti del proprio limite, grazie al quale poter spostare poco alla volta la tappa evolutiva ma soprattutto cognitiva del proprio intelligere. Sano principio con cui misurare il nostro rapporto con gli altri ed il mondo variegato e complicato che ci avvolge. La notizia letta qualche giorno fa e già passata in silenzio, come tanti temi seri di cui ormai nell’epoca di Tik Tok o di Instagram, Facebook e iper produzione di parole non si parla più. Concerne proprio il pensiero di Roth delle parole contro fucili, non come metafora, è proprio ciò che è emerso nella realtà. Nel nostro caso nella vita americana, accaduta nel Tennessee.

Laggiù nella contea di McMinn, che non ho proprio idea di dove sia, gli ‘istruiti’ del posto hanno deciso di ‘sfrattare’ (leggi abiurare) dalla biblioteca scolastica e dai libri di testo delle scuole superiori (dunque parliamo di giovani che magari guidano già l’auto e grandicelli, anche se un’auto può esser guidata anche da un imbecille) un capolavoro come la graphic novel ‘Maus’ che il grande fumettista Art Spiegelman ha dedicato anni fa alla tragedia dell’Olocausto ed allo sterminio degli ebrei. E quale motivo ha spinto gli indigeni del posto ad un passo così radicale? Perché quel fumetto in bianco e nero contiene ‘immagini di violenza e linguaggio greve’. Lo hanno sfogliato e si sono turbati guardando i disegni dei campi di sterminio, bambini impiccati, addirittura una donna nuda, perché nel gelo si vestivano con quel poco che trovavano. Con un tratto claustrofobico che comunicasse paura, sconcerto, annichilimento. E così nutrendosi della propria pericolosissima ignoranza, male umano terribile che alimenta odio e morte, hanno ritenuto che i loro bambini andavano protetti. Cosicché il fumetto è stato cancellato, fatto sparire perché se no i loro piccoli avrebbero dovuto cominciare ad imparare che, oltre alle tabelline, la matematica, a come scrivere, il mondo degli umani è capace di produrre genocidi, stermìni, uccisioni di massa. Troppo per delle ‘anime candide’. 

La prima reazione dell’Autore, quando gli hanno comunicato la notizia, è stata di una sottile amara ironia, “forse vogliono che insegniamo l’Olocausto in maniera più carina. Per inciso, si parla laggiù di studenti di terza media, non proprio teoricamente sprovveduti. Gli stessi ragazzini che assistono nelle tv alle peggiori efferatezze in orari di prime time o che vedono contenuti anche sessuali di una pornografia divenuta oggi molto violenta, rifrazione di rapporti sociali divenuti più sbrigativi che soprattutto nelle fasi post adolescenziali producono fenomeni in cui appare oggi prevalente l’opzione del prendersi ciò che piace senza stare a perderci molto tempo. Anche se è preferibile non instaurare un meccanicistico causa-effetto, appare da ciò che circola nelle cronache come l’adesione a pulsioni relazionali improntate al possesso di ciò che si desidera costituisca un veicolo di trasmissione di comportamenti sempre più aggressivi di giovani contro donne, per prendersele ed abusarle, magari in gruppo cosicché la personale responsabilità morale sbiadisce e si stempera nell’azione del branco. Inoltre, mentre si cancellano messaggi artistici che proiettano un vissuto con il corredo delle atrocità efferate prodotte, come nel caso estremo della Shoah, gli stessi giovani partecipano di ed interagiscono in una società vieppiù aggressiva e polarizzata, in politica come nei diversi ambiti soggettivi di espressione delle proprie diversità culturali.

Nel caso specifico è inoltre lecito ipotizzare come dietro un’apparente motivazione di ‘difendere’ adolescenti e giovani dalle brutture del mondo, come se il non vedere possa favorire orientamenti e scelte in qualche modo alternative ai modi di scambiarsi socialità, possa albergare, – soprattutto, ma non solo in Americaun dissenso implicito da non far emergere relativo ad una collocazione morale di condanna o di silente adesione agli accadimenti dell’Olocausto. In una nazione dove complotti e strategie violente di sovvertimento dei canoni almeno formalmente democratici con cui l’America oggi convive si riflettono ormai nella vulgata del popolo ignorante, schierato, ideologizzato, violento. Insomma, tutto ciò in qualche modo assume la veste di una consapevole mancata presa di posizione con parole e fatti in esplicito contrasto a modalità violente di cui il tentato colpo di Stato promosso e fomentato da Donald Trump costituisce l’atto non conclusivo eclatante che funge da spartiacque per la vita politica ed associata in quel paese nei prossimi anni. Con l’esplicito sostegno di un variegato pericolosissimo schieramento che spazia dalla rabbia dei disorganizzati ‘under dog’, gli ultimi o invisibili, fino al sostegno di strutturate organizzazioni terroristiche come QAnon, Proud Boys, Ku Klux Klan, nell’agghiacciante attacco alla sede del Congresso americano del 6 gennaio dell’anno scorso. Con la registrazione della scomparsa di un serio e costituzionale fronte repubblicano conservatore ormai virato verso forme di espressione estremiste e di scarsa utilità per la crescita politica ed istituzionale del paese. Difatti il GOP (Grand Old Party) non è capace ormai di far emergere alcuna figura credibile affidabile e competente sin da prima delle elezioni presidenziali del 2016 da contrapporre alla ‘nuova‘ forma estetica di Trump, omofobo, maschilista, guerrafondaio, psicopatico, egocentrico.

Questa è la misura odierna del livello culturale che quella che è stata la prima potenza al mondo oggi esprime in un contesto in cui la realtà sociale viene ormai indicata dalla sub cultura del mondo virtuale e dei social. Di cui molti giovani ormai si nutrono, tra fantasy scenette danzanti meme senza parole. Come volete che possano reggere una graphic novel come quella sull’Olocausto la cui comprensione è in capo ad adulti che dovrebbero manifestare qualche spessore ed apertura politica e culturale? Meglio eliminare, togliere di mezzo, omettere. Ma così facendo si finisce per omettere buona parte della realtà perché è cruda e terribile e poi perché non ci piace, non ci rappresenta. Questa omertà dell’epoca fa d’altronde il paio con l’altra forma di cancellazione, quella cancel culture di libri, statue, icone ed immagini che non ci rappresentano. Significa cancellare la memoria, adagiarci in un presente a-storico e non saper intercettare, comprendere, interpretare il futuro perché non vogliamo sapere che cosa è successo prima di noi. Eccetto ciò che ci conferma e ci rassicura. E così cancelliamo la memoria.

Brutto segnale. È già accaduto, almeno nella scrittura della fantascienza con il famoso ‘Fahrenheit 451’, romanzo del 1953 scritto da Ray Bradbury in cui, in un futuro non precisato dopo il 2022 (oggi il nostro presente), si immagina una società distopica dove leggere o possedere libri viene considerato un reato per il cui contrasto viene istituito uno specifico corpo di vigili del fuoco che è impegnato a bruciare qualsiasi libro. Nel 1966 François Truffaut ne fece una trasposizione in un film angosciante. Piccole ma significative pillole di morte nelle nostre coscienze.

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Sull'autore

PhD Sociologo, scrittore per elezione e ricercatore per vocazione, inquiete persone ancora senza eteronimi di Pessoa. Curioso migrante di mondi, tra cui Napoli, Vienna, New York. Ha percorso solo per breve tempo l’Università, così da preservarlo da mediocrità ed ipocrisie, in un agone dove fidarsi è pericoloso. Tra decine di pubblicazioni in italiano ed in lingua si segnala l’unica ricerca sociologica al mondo sull’impianto siderurgico di Bagnoli, Conte M. et alii, 1990, L’acciaio dei caschi gialli. Lavoro, conflitto, modelli culturali: il caso Italsider di Bagnoli, Franco Angeli, Milano, Pref. A. Touraine. Ha diretto con Unione Europea e Ministero Pari Opportunità le prime indagini sulle violenze contro le donne, Violenza contro le donne, (Napoli 2001); Oltre il silenzio. La voce delle donne (Caserta 2005). Ha pubblicato un’originale trilogia “Sociologia della fiducia. Il giuramento del legame sociale” (ESI, 2009); “Fiducia 2.0 Legami sociali nella modernità e postmodernità” (Giannini Editore, 2012); “Fiducia e Tradimento. In web we trust Traslochi di società dalla realtà diretta alla virtualità della network society”, (Armando Editore, 2014). Ha diretto ricerche su migrazioni globali, lavoro e diritti umani, tra cui 'Partirono bastimenti, ritornarono barconi. Napoli e la Campania tra emigrazione ed immigrazione' (Caritas Diocesana Napoli, 2013 con G. Trani), ed in particolare “Bodies That Democracy Expels. The Other and the Stranger to “Bridge and Door”. Theory of Sovereignty, Bio-Politics and Weak Areas of Global Bίos. Human or Subjective Rights?” (“Cambridge Scholar Publishing”, England 2013). Nella tragica desiderante società dello spettacolo scrive per non dubitare troppo di se stesso, fidarsi un poco più degli altri e confidare nelle sue virtuose imperfezioni. Sollecitato, ha pubblicato la raccolta di poesie Verba Mundi, Edizioni Divinafollia, Bergamo. È Vice Presidente e Direttore Scientifico dell’Associazione Onlus MUNI, Movimento Unione Nazionale Interetnica.

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