sabato, Settembre 25

Usa, guerra soft in Iraq Anche la Francia si schiera. Hamas rompe la tregua a Gaza: nuovi raid

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Disco verde di Barack Obama ad aiuti umanitari e raid mirati in Iraq. «Non saremo trascinati in un’altra guerra», ha dichiarato il Presidente americano in diretta tivù, mentre, dalle basi in Medio Oriente, gli aerei Usa decollavano per il lancio di «cibo e medicine» alle popolazioni in fuga dai jihadisti dell’ISIS (Stato islamico dell’Iraq e del Levante) e anche per sganciare le prime bombe.
Il Governo iracheno ha smentito azioni di guerra notturne degli Usa. Ma i vertici dei peshmerga curdi hanno diffuso la notizia di caccia americani, in missione contro obiettivi dell’ISIS a nord di Baghdad già da mezzanotte. E negli Usa, anche il ‘New York Times‘ e il ‘Wall Street Journal‘ hanno riferito di almeno due postazioni jihadiste colpite nel Califfato. Per il Pentagono «notizie assolutamente false».
Alle 12,45 ora italiana (le 6,45 a Washington), comunque, l’aviazione a stelle e strisce ha ufficialmente iniziato i bombardamenti contro l’ISIS. «Postazioni d’artiglieria jihadiste impegnate contro le forze curde che proteggono Erbil», ha fatto sapere la Difesa Usa, «sono state bersaglio di due FA 18, con ordigni di circa 230 chili l’uno».
«Pronta a prendere parte» all’azione di Obama è la Francia del Presidente socialista Francois Hollande. Gli inglesi invece hanno «accolto con favore» la decisione della Casa Bianca, ma escludendo un intervento militare «non previsto» al fianco di Washington, ha fatto sapere il Premier britannico David Cameron. «Condivisione alla scelta di Obama di agire» è stata espressa anche dal Ministro degli Esteri italiano Federica Mogherini.

Londra ha confezionato per il Consiglio di Sicurezza ONU una bozza di risoluzione con «sanzioni contro l’ISIS», annunciando «aiuti dagli aerei militari della Raf alle comunità sotto assedio in Iraq» e «assistenza tecnica per rifornimento e sorveglianza agli Usa».
«Ho autorizzato i bombardamenti mirati in Iraq, per colpire i terroristi e proteggere il personale americano. E al lancio di aiuti umanitari a favore della popolazione irachena in difficoltà», ha dichiarato Obama, «se l’ISIS avanzerà verso la città di Erbil, colpiremo per evitare un genocidio. Non possiamo chiudere gli occhi. Un iracheno ha gridato al mondo: “Nessuno viene ad aiutarci”. Ebbene, oggi l’America viene ad aiutare».
Pronta a distribuire nuovi viveri, l’Amministrazione Usa ha escluso il rientro di truppe americane in Iraq. All’unanimità, intanto, i 15 membri del Consiglio di Sicurezza dell’ONU hanno sollecitato la «comunità internazionale a sostenere il Governo iracheno», condannando la «sistematica persecuzione delle minoranze nel Paese».
Tutti i voli commerciali americani sopra l’Iraq sono stati bloccati dalla Federal Aviation Administration (FAA) Ma lo Stato islamico (ISIS) non è spaventato: «L’offensiva nel Nord continuerà», ha risposto da vari siti jihadisti. Nell’ultima settimana, i califfi di Mosul hanno guadagnato posizioni, impadronendosi di altre 15 cittadine irachene e della grande diga a nord di Mosul, sul Tigri, che regola l’irrigazione nella piana di Ninive.

La guerra soft di Obama in Iraq ha portato in secondo piano il no di Hamas a prolungare la tregua di tre giorni nella Striscia di Gaza, dopo la scadenza del cessate il fuoco, alle 8 ore locali (le 7 italiane)
Il rifiuto è stato concomitante con la ripresa del lancio di razzi verso Israele: «Almeno 10», per le autorità di Tel Aviv. Il Premier israeliano Benyamin Netanyahu ha ordinato all’Esercito di rispondere «con forza» e nuovi raid nella Striscia sono immediatamente scattati. Tra gli obiettivi centrati, secondo l’agenzia palestinese ‘Maan‘, anche «un bambino palestinese nei pressi di una moschea di Gaza City». 
Sui media è apparsa la notizia che la delegazione israeliana avrebbe abbandonato i colloqui di pace al Cairo, in Egitto, prima della scadenza del cessate il fuoco, ma c’è confusione. Fonti del Ministero degli Affari esteri egiziano sostengono che «entrambi i rappresentanti, palestinesi e israeliani, si trovano ancora nella capitale». I generali del Cairo sono rammaricati per la fine della tregua con, a loro dire, «pochissimi punti di disaccordo in sospeso» tra le due parti. A Gaza, però, si è ripreso a combattere duramente e fonti israeliane hanno riferito ai media che i colloqui egiziani sarebbero «congelati».
La situazione per i civili torna drammatica nella Striscia, dove le autorità palestinesi registrano quasi 1.900 morti. Per alleggerire il blocco di Gaza, senza indebolire l’azione israeliana contro Hamas, l’Unione europea (UE) ha proposto l’apertura di un corridoio marino tra Gaza e Larnaca, a Cipro, attraverso cui far passare uomini e merci umanitarie, controllando le navi in entrata e in uscita.

In Africa, e non solo, cresce l’allarme per il virus Ebola, che ha fatto quasi 1.000 morti: per l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) «un’emergenza di salute pubblica internazionale, la peggiore degli ultimi 40 anni».
Con quasi 300 vittime su un totale di 961 morti e quasi 2 mila casi, lo Stato dell’Africa occidentale più colpito resta la la Sierra Leone, ma la situazione si sta aggravando in Nigeria, mentre il contagio sembra tamponato in Guinea.
Il Dipartimento di Stato americano raccomanda ai connazionali di «rimandare tutti i viaggi non importanti in Liberia». Le autorità sanitarie Usa ritengono la «inevitabile la diffusione del virus negli States, per il massiccio traffico aereo globale. Non tuttavia al livello dell’epidemia».
In questo senso, anche l’OMS ha tamponato gli allarmismi: «Ebola non è una malattia misteriosa, si può fermare. Non sono necessarie restrizioni internazionali ai viaggi, né le compagnie aeree dovrebbero interrompere i voli verso i Paesi colpiti dall’epidemia».
Da Bruxelles, il Commissario UE alla Salute Tonio Borg ha rassicurato sul «rischio estremamente basso che il virus arrivi nel territorio europeo, l’UE ha uno standard sanitario, anche sulla prevenzione, molto elevato». E anche in caso di diffusione «l’Europa è preparata».

L’UE è in allerta anche per l’escalation in Ucraina, dopo l’inasprimento di UE e Usa delle sanzioni alla Russia e le conseguenti contro-sanzioni di Mosca: «Un deterioramento della situazione estremamente allarmante» per l’ONU.
In giornata, anche Kiev ha approvato le misure contro «172 cittadini russi e di altri Stati e 65 persone giuridiche», accusati di «finanziare il terrorismo» ( i miliziani separatisti, ndr) in Ucraina: le sanzioni potrebbero includere un «divieto di transito sul territorio ucraino di risorse naturali, con perdite economiche per il Paese fino a 6 miliardi di dollari» ha dichiarato il Premier ucraino Arseni Iatseniuk.
Nel centro di Kiev, un ordigno è esploso in piazza Europa, a poche centinaia di metri da Maidan, ferendo due persone, mentre per l’Est del Paese è stata un’altra giornata di sangue.
Altri 15 militari ucraini sono morti e almeno altri tre civili hanno perso la vita per nei raid notturni su Donetsk, l’autoproclamata Repubblica filorussa che ha eletto suo nuovo Premier Alexander Zakharcenko.

Dal gelo commerciale tra Ue e Russia spera di trarre vantaggio la Turchia, pronta a sostituire i Paesi Ue nell’export verso il Cremlino. Il 10 agosto 2014, per le prime Presidenziali a suffragio diretto, il candidato e Premier uscente Recep Tayyip Erdogan è dato vincente al primo turno nei sondaggi, con il 57% dei consensi.
Il rivale Ekmleddin Ihsanoglu, della destra laica dell’MHP (i Lupi grigi) alleata con il centro-sinistra kemalista del CHP, sarebbe al 34% e Selahattin Demirtas, leader dei filo-curdi dell‘HDP, al 9%.
Fine settimana di fibrillazioni, per Ankara, anche per gli sviluppi iracheni: otto F16 turchi, secondo le indiscrezioni dei media, sarebbero decollati dalla base aerea di Diyarbakir, “capitale” del Kurdistan turco, in missione di monitorggio in Iraq, per l’allarme ISIS.

 

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