mercoledì, Dicembre 1

Usa-Gran Bretagna: alleanza in declino? La preoccupazione degli americani verte su un slittamento dagli effetti dirompenti in chiave geopolitica

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Fatta eccezione per l’ostruzionismo di Washington rispetto alla campagna di Suez lanciata nel 1956 da Londra (assieme a Parigi e Tel Aviv) e alla renitenza di Londra ad aiutare gli Usa impegnati nella guerra del Vietnam, i due Paesi hanno affrontato le crisi internazionali –  dalla Corea alla Libia, passando per Afghanistan ed Iraq – l’uno a fianco dell’altro. La stessa presenza della Gran Bretagna nell’Unione Europea forniva a Washington uno strumento molto utile per incidere sugli orientamenti geopolitici del ’vecchio continente’. L’integrazione continentale, che si deve molto più alle necessità strategiche di Washington che alle idee dei cosiddetti ’padri fondatori, era stata patrocinata proprio dagli Usa, la cui intercessione consentì a Berlino e Parigi di superare la propria diffidenza reciproca per instaurare un rapporto di collaborazione da cui sarebbe scaturito l’asse franco-tedesco. La Gran Bretagna avrebbe controbilanciato questo blocco, le cui continue oscillazioni verso oriente minacciavano l’esistenza stessa dell’architettura di difesa euro-atlantica. Il generale De Gaulle fu il primo a comprendere la funzione reale svolta dalla Gran Bretagna nel contesto europeo, definendola il ’cavallo di Troia’ degli Usa. Un ruolo che sarebbe divenuto tanto più palese quanto più l’Unione Europea si allargava verso est, includendo tutta una serie di Paesi tradizionalmente appartenenti alla sfera egemonica di Mosca. Negli ultimi tempi l’applicazione dei britannici si è rivelata fondamentale per agevolare l’approvazione delle sanzioni anti-russe da parte di Bruxelles, e, soprattutto, aprire una frattura tra Germania e Russia, da sempre obiettivo prioritario della geopolitica statunitense. Lo stesso endorsement di Londra a favore del Ttip va letto come uno strenuo tentativo di ancorare definitivamente il futuro dell’Europa a quello degli Stati Uniti.

Non stupisce quindi che gli Usa abbiano manifestato una forte preoccupazione nel corso delle settimane precedenti al referendum relativo alla Brexit, poiché l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea non solo indebolisce la presa di Washington su un continente ancora cruciale per la strategia statunitense, ma fa venir meno il principale ostacolo che impedisce alla Germania di istituire un rapporto di stretta collaborazione con la Russia. I Paesi della ’nuova Europa’ erediteranno questa funzione, ma non saranno mai in grado di colmare un vuoto tanto profondo. La Brexit è inoltre destinato ad alimentare le pulsioni centrifughe tanto all’Interno dell’Unione Europea quanto nello stesso Regno Unito, aprendo il varco alla secessione di Scozia e Irlanda del Nord e obbligando Londra, a quel punto impossibilitata a spalleggiare efficacemente gli Usa, ad assecondare con maggiore decisione le ambizioni finanziarie cinesi concentrate sulla City.

Si tratterebbe di uno slittamento dagli effetti dirompenti in chiave geopolitica, con ricadute molto pesanti sul rapporto con le ex colonie britanniche del Pacifico. Gli Usa si vedranno infatti costretti ad eleggere Canada, Australia e Nuova Zelanda ad interlocutori privilegiati in funzione di contenimento della Cina, e ad escludere Londra da tutti gli accordi internazionali guidati dagli Usa, a partire dalla Nato e dai Five Eyes. Si preannunciano tempi difficili per Londra.

 

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