giovedì, Dicembre 9

USA – Germania: dall’addio di Angela Merkel all’Italia di Mario Draghi Con Joe Biden le cose sono cambiate, almeno sul piano formale, ma fino all’arrivo del nuovo Cancelliere. Su questo sfondo, l’insediamento del governo Draghi potrebbe permettere a Roma di presentarsi come un credibile elemento di continuità

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L’arrivo di Joe Biden alla Casa Bianca è stato accolto in Germania con particolare favore. Negli anni dell’amministrazione Trump, le relazioni di Washington con Berlino si sono, infatti, fortemente deteriorate. Considerata da Barack Obama un affidabile punto di rifermento, Angela Merkel è diventata, sotto l’amministrazione repubblicana, una sorta di sintesi di tutti i presunti ‘mali’ dell’Europa, in primo luogo la tendenza a scaricare sugli Stati Uniti il grosso degli oneri della difesa comune e quella a sfruttare a proprio favore lo squilibrio commerciale esistente fra le due sponde dell’Atlantico. Un rivale economico, quindi, la cui forza era, in larga misura, il prodotto dell’accondiscendenza statunitense; un’accondiscendenza che andava, per questo, ridimensionata. Il peso di Berlino nell’UE è stato un altro problema. Apertamente avversata da Trump, l’Unione è stata, per il Presidente, un nemico ideologico prima ancora che materiale; una visione che accentuava l’ostilità nei confronti di un Paese – la Germania appunto – che dell’UE rappresenta da tempo il simbolo e il motore politico ed economico.

Con Joe Biden le cose sono cambiate, almeno sul piano formale. Nonostante gli screzi (ad esempio, il Cancelliere tedesco ha espresso con forza la sua contrarietà alla proposta del Presidente per una sospensione temporanea dei diritti di proprietà intellettuale sui vaccini contro COVID-19), i rapporti fra Washington e Berlino sembrano, infatti, essere tornati cordiali. A margine del recente G7 di Carbis Bay, si è appreso che Angela Merkel visiterà la Casa Bianca il prossimo 15 luglio, primo capo di governo europeo e terzo dopo quelli degli alleati storici del Sudest asiatico, Giappone e Corea del Sud. In questa occasione, Biden e Merkel discuteranno – secondo quanto annunciato – di grandi temi globali come la questione ambientale, lo sviluppo economico o la pandemia ancora in corso, ma anche dei molti problemi che ancora separano Stati Uniti e Germania, prima fra tutte la issue dei rapporti con la Russia e – in questo contesto – il programma tedesco per il completamento del gasdotto Nord Stream 2, ormai in dirittura d’arrivo e che continua ad essere fortemente osteggiato dall’amministrazione USA.

Tuttavia, si tratterà soprattutto di un incontro d’addio. Con le elezioni generali di settembre si chiuderà il lungo cancellierato di Angela Merkel e si aprirà una fase di incertezza destinata – con ogni probabilità – a protrarsi sino a dopo le elezioni presidenziali francesi dell’aprile-maggio 2022 e le successive elezioni politiche. Al di là delle ricadute interne ai due Paesi, questo stato di cose è destinato a impattare in modo importante anche sugli equilibri dell’Unione Europea e – indirettamente – sui suoi rapporti con Washington. I risultati del voto tedesco si rifletteranno, in particolare, sulla postura che il Paese terrà, negli anni a venire, nei confronti di Russia e Cina, una questione che sta molto a cuore all’amministrazione statunitense. Essi si rifletteranno inoltre sul ruolo che Berlino deciderà di giocare dentro le istituzioni europeein un momento in cui – complici anche gli effetti di COVID-19 – l’approvazione dei programmi SURE e NextGeneration EU (NGEU) ha acceso un vivace dibattito sul futuro dell’Unione e messo in luce i molti contrasti che esistono fra i membri riguardo a questo punto.

Su questo sfondo, per l’Italia si aprono una serie di opportunità. Chiusa (almeno apparentemente) la fase di tensione che ha caratterizzato il primo governo Conte e che si è trascinataseppure con toni meno violenti dopo l’insediamento del secondo, i rapporti con Bruxelles paiono essersi normalizzati. Negli scorsi mesi non sono mancati i segnali distensivi e anche la ripartizione dei fondi SURE e NGEU sembra essere andata sostanzialmente a vantaggio del Paese. Con l’insediamento del governo Draghi, inoltre, la politica estera italiana si è indirizzata in un solco più consueto, rilanciando i temi dell’europeismo, del legame transatlantico e del multilateralismo e riavvicinando l’Italia sia all’asse franco-tedesco intorno al quale si struttura la UE, sia agli Stati Uniti, a loro volta intenzionati a rilanciare il rapporto con l’Europa. Una posizione, quindi, più baricentrica che in passato e in linea con la tradizionale politica ‘dei tre cerchi’; una posizione, in altre parole, che potrebbe permettere a Roma di presentarsi come un credibile elemento di continuità di fronte alle incertezze che si stanno profilando all’orizzonte.

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