giovedì, Dicembre 2

Usa: ‘Generazione Columbine’ simile ai movimenti studenteschi del ’68? Intervista a Tiziano Bonazzi, storico politico e Professore emerito dell’Alma Mater Studiorum Università di Bologna

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Qual è il profilo dei giovani della ‘generazione Columbine’ in particolare e quale sarà quello di coloro che scenderanno in strada?

Innanzitutto, il tema centrale che accomuna i giovani e gli adulti è la paura. Gli Stati Uniti hanno una società terrorizzata, che ha un bisogno spaventoso di sicurezza. La National Rifle Association (Nra) e i ragazzi chiedono la stessa cosa, e cioè la sicurezza. E la vogliono ottenere in modo esattamente contrario: o con le armi o vietandone l’uso. Da un lato i ragazzi non vogliono vedere più i loro compagni morire, dall’altro si chiede di armare i professori in modo che gli stessi possano proteggere gli studenti. La cosa impressionante è che si dicano cose molto vicine in maniera profondamente opposta. Adesso Trump, che è un uomo politico estremamente furbo, sta cercando di riposizionarsi. Infatti, negli ultimi tre giorni ha avuto degli attacchi da parte della National Rifle Association (Nra) perchè sta affermando delle cose che, apparentemente, sono contraddittorie. Non ha detto che vuole dei professori armati, ma che prenderà seriamente l’ipotesi che si possano avere dei docenti armati se sono istruiti ad usare le armi. È un modo già diverso di porre le cose. E poi, naturalmente, ha affermato con convinzione il bando a queste armi che sono armi di tipo militari ma  facilmente  trasformabili in armi semiautomatiche, inserendo un semplicissimo dispositivo in plastica contenente gli spari a ripetizione. Trump ha detto di essere contrario e ha istruito il Ministro della Giustizia per vedere se tutto questo possa essere impedito e che possa essere innalzata l’età per acquistare le armi dai 18 ai 21 anni. Ovviamente, tutte queste cose non sono condivise dai sostenitori delle armi. È un momento complicato, Trump ha capito che questa volta sta nascendo un movimento dal basso. Quindi, anche in vista delle elezioni di medio termine di novembre, bisogna stare attenti a quel che si dice e alle azioni da intraprendere. Trump ha un sentiero stretto e sta cercando di riposizionarsi nel modo più furbo possibile, pur rimanendo un sostenitore del II emendamento della Costituzione degli Stati Uniti d’America.

Crede che queste iniziative abbiano qualche possibilità di far cambiare idea a Trump sulle armi?

Io penso che Trump stesso ritenga opportuno un cambiamento riguardo alla questione accesa delle armi, come ad esempio il background check sulla salute mentale per il quale si è dichiarato favorevole. La cultura delle armi esiste da quando esistono gli Stati Uniti e bisogna tenerlo presente. Così come noi italiani non riusciamo a liberaci dalla corruzione privata, gli americani non riesco a liberarsi dalla condizione di essere armati. Per la stragrande maggioranza del popolo americano le armi sono qualcosa di estremamente necessario. Le ultime rilevazioni hanno attestato che il 66% di americani è contrario all’uso delle armi, ma bisognerebbe entrare nello specifico per capire a quali tipi di armi ci si riferisce.

Lei crede che questi giovani potranno avere la meglio sulle lobby delle armi?

No, le lobby delle armi rimarranno. Su questo non c’è alcun dubbio. Le lobby delle armi sono nate a causa della ‘cultura delle armi’, che è profondissima negli Stati Uniti, collegata all’idea dell’uomo che si fa da solo: il cosiddetto ‘self-made man’. È un concetto insito nel sostrato culturale della società americana.  Il self-made man è un uomo che si fa da solo,  totalmente autonomo, capace di sopravvivere e di battersi contro tutti e, di conseguenza, dev’essere anche armato. La cultura e la società americana si sono, naturalmente, trasformate dalla scrittura del II emendamento quando, all’epoca, non c’era polizia ma le milizie cittadine formate dagli stessi cittadini armati. Quindi la società americana è cambiata, ma la cultura e l’idea che l’americano sia libero solo quando è in grado di difendersi sono rimaste uguali. E tantissimi credono ancora  a questo principio fondante della cultura americana. A tutto questo si aggiunge l’industria delle armi.

Dal suo punto di vista la protesta dei teenager inasprirà i conflitti culturali e sociali già insiti all’interno della società americana?  

I conflitti culturali sono già presenti nella società americana, che è al suo interno profondamente spaccata. I movimenti di questi ragazzi trovano terreno fertile nel fatto che la società americana è divisa. Inoltre, l’amministrazione Trump sta intraprendendo un attacco anche contro il sistema universitario, dato che le Università sono il covo del liberalismo, del progressismo e dell’antiamericanismo. Si auspica, difatti, un cambiamento del corpo docente con professori che insegnino i grandi valori dell’America bianca. Si tratta di una battaglia politica spaventosa negli Stati Uniti. Pertanto, il movimento degli studenti incrementerà l’inasprimento dei conflitti culturali già esistenti in vista delle elezioni di medio termine di novembre.

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