sabato, Dicembre 4

USA – Francia: la convergenza necessaria tra Biden e Macron Washington e Parigi hanno più di un motivo per portare avanti la loro collaborazione, privilegiando gli elementi di convergenza rispetto a quelli di contrasto

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Fra gli incontri bilaterali che si volgeranno a margine del vertice del G20 di Roma, quello fra il Presidente Biden e il suo omologo francese, Emmanuel Macron, è forse il più atteso e il più complesso. Sin dagli anni della guerra fredda, la Francia è sempre stata un alleato problematicoper gli Stati Uniti e lo stesso Macron (che, negli anni della presidenza Trump, è stata una sorta di capofila dalla ‘fronda’ europea verso la Casa Bianca), nei mesi scorsi, non ha risparmiato critiche all’amministrazione su temi come quello del ritiro dall’Afghanistan. Le ricadute della firma, da parte di Washington, dell’accordo AUKUS con Australia e Gran Bretagna e il conseguente annullamentoda parte del governo australiano, di un contratto di fornitura di sottomarini francesi per la flotta di Canberra hanno contribuito al deterioramento dei rapporti fra i due Paesi, rapporti che il colloquio telefonico fra Biden e Macon alla fine di settembre e la successiva vista del Segretario di Stato, Anthony Blinken, a Parigi, agli inizi di ottobre, hanno cercato, in parte, di ricucire. Una nuova telefonata, nei giorni scorsi, fra i due Presidenti, ha rinsaldato ulteriormente il processo di riavvicinamento, che si dovrebbe concretizzare anche in una visita del Vicepresidente statunitense, Kamala Harris, a Parigi nel mese di novembre.

L’orizzonte dell’incontro fra i due Presidenti appare, quindi, più sereno di quanto le dichiarazioni di metà settembre non lasciassero prevedere. In effetti, nonostante gli screzi legati all’‘affaire AUKUS’, Washington e Parigi hanno più di un motivo per portare avanti la loro collaborazione, privilegiando gli elementi di convergenza rispetto a quelli di contrasto. La fase di transizione aperta dal voto tedesco del 26 settembre offre alla Francia nuovi margini di azione a livello europeo e la rende, in questo modo, uno dei principali interlocutori degli Stati Uniti in ambito UE. Sul fonte opposto, dopo un’estate difficile e con un indice di approvazione in costante calo, Joe Biden ha la necessità di rilanciare il proprio ruolo e la propria immagine, riprendendo l’iniziativa in molti campi in cui questa sembra essergli sfuggita di mano. Non a caso, al centro del dibattito dovrebbe esserci il tema dell’autonomia strategica dell’Europa e delle sue relazioni con la NATO, ma anche quello della cooperazione nell’aera dell’Indo-Pacifico, dove, nonostante la firma dell’accordo AUKUS, Parigi mantiene notevoli interessi.

Difficilmente il faccia a faccia poterà a risultati eclatanti, almeno sul piano mediatico. L’attenzione di questi giorni è puntata sui momenti plenari, in cui saranno affrontati i grandi temi globali, dal perdurare della pandemia COVID-19 alle misure di contrasto al cambiamento climatico, anche alla luce della pressoché contemporanea apertura, a Glasgow, della conferenza COP-26. Tuttavia, il consolidamento di un canale di dialogo ad alto livello fra Stati Uniti e Francia potrebbe avere ricadute importanti sul medio/lungo periodo. Come detto, Parigi potrebbe svolgere un ruolo importante nel sostenere la politica statunitense nell’Indo-Pacifico e nell’offrire a quest’ultima punti di aggancio con la posizione dell’Unione Europea, che ha rilasciato una sua strategia per la regione negli stessi giorni dell’annuncio della firma dell’accordo AUKUS. L’irrigidimento della posizione verso Pechino che è stato registrato negli ultimi mesi ha avvicinato Parigi a Washington molto più che in passato; un avvicinamento che è stato notato anche dalle autorità cinesi, che nelle scorse settimane hanno invitato la Francia (in procinto di assumere la presidenza di turno dell’Unione Europea) a difendere la propria indipendenza in politica estera e a operare per un ritorno a più cordiali relazioni fra Cina e UE.

Proprio la presidenza di turno dell’Unione potrebbe rappresentare, dal 1° gennaio prossimo, il vero ‘asset di Parigi e il vero punto di forza nei suoi negoziati con Washington. La Francia è da sempre il più ‘geopoliticamente dinamico’ fra i Paesi della UE; un dato che si traduce, fra l’altro, in un’attiva presenza internazionale e in un parallelo interesse ad alzare il profilo politico dell’Unione nel suo complesso; un elemento, quest’ultimo, verso cui anche l’amministrazione statunitense sembra manifestare, oggi, una certa sensibilità. Potrebbe dimostrarsi questo, alla fine, il terreno di convergenza fra Biden e Macron, e l’elemento capace di spingere Parigi e Washington a superare i loro dissapori. Non è un terreno facile, anche per le resistenze che il rafforzamento della posizione francese potrebbe sollevare all’interno della stessa UE. Esso offre, tuttavia, la possibilità di ridefinire su basi nuove un rapporto transatlantico che – negli ultimi anni – è apparso spesso in crisi e per dare una risposta credibile a quanti, da tempo, sottolineano la necessità che l’Europa assuma un ruolo più incisivo e credibile sulla scena internazionale.

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