lunedì, Giugno 21

USA: fine embargo in Vietnam, la Cina è avvisata field_506ffbaa4a8d4

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In gioco vi è una fetta di mare cinese in cui transita il 50% del commercio mondiale e il 60% dell’export americano. Ancora, in questo esatto punto s’intrecciano le più fiere dispute asiatiche. Pechino e Hanoi si contendono la supremazia sull’arcipelago di Spratly, occupato anche da Malesia e Filippine. Da Pechino le mosse più dure: il dispiegamento della propria flotta militare e la costruzione di isolotti artificiali.
Il motivo di tanto interesse per un arcipelago sconosciuto ai più? I suoi fondali ricchi di petrolio.
E l’America non è rimasta a guardare. Gli Stati Uniti si sono, infatti, schierati al fianco dei Paesi minori. E per rendere cristallina la propria posizione hanno inviato le proprie navi da guerra nell’area. Il motivo, come accennato, è tutt’altro che ideologico: la difesa di rotte solcate ogni anno da cinquemila miliardi di dollari di merci ha obbligato gli Stati Uniti ad una presa di posizione forte nei confronti delle pretese cinesi.

Sempre nell’ambito dello storico accordo, Collin Koh, della S. Rajaratnam School of international studies di Singapore, spiega come il Vietnam acquisirà dagli Stati Uniti sistemi di sorveglianza avanzati per rimpiazzare equipaggiamento di era sovietica, ormai antiquato. Non bisogna, poi, sottovalutare il fatto che la cessazione dell’embargo permetterà al Vietnam di riequilibrare le sue forniture militari, finora dipendenti sopratutto dalla Russia.

«Il Vietnam apprezza molto la decisione degli Stati uniti di revocare completamente l’embargo, cosa che è una prova chiara che i due Paesi hanno completamente normalizzato le relazioni», ha detto durante la conferenza stampa congiunta con Obama, il Presidente vietnamita Tran Dai Quang. Ma i cinesi hanno cercato di mettere in guardia i cugini asiatici dai malcelati secondi fini a stelle e strisce. L’agenzia di Stato ‘Xinhua‘ ha, infatti, pubblicato un commento che suggerisce agli Usa di non usare il riavvicinamento con il Vietnam «come uno strumento per minacciare o danneggiare gli interessi strategici di un Paese terzo».

E quasi contemporaneamente alla revoca dell’embargo, la compagnia aerea low-cost VietJet, finora cliente esclusivo di Airbus, ha siglato un accordo per l’acquisto di 100 Boeing al prezzo di 11,3 miliardi di dollari. La commessa da 11,3 miliardi di dollari è stata firmata dal Presidente e Amministratore Delegato Vietjet Nguyen Thi Phương Thao e da quello Boeing, Ray Conner, alla presenza dei due capi di Stato.
È stato, inoltre, siglato un altro accordo con la Pratt & Whitney per la fornitura di motori aeronautici destinati agli aerei A320Neo e A321Neo, e per i servizi tecnici e di manutenzione per la flotta del valore di 3,04 miliardi dollari.
E General Electric ha sottoscritto un’intesa con il Governo per la realizzazione di mille megawatt di energia eolica. Il volume di scambi tra Stati Uniti e Vietnam è triplicato in 10 anni, raggiungendo quota 46 miliardi di dollari nel 2015.

Infine, le critiche. «Obama ha dato ad Hanoi un premio che non merita», ha commentato Human Rights Watch. Il numero uno di Washington nel compiere questo storico passo ha dovuto, infatti, fare i conti anche con chi sottolinea come il Vietnam abbia ancora molta strada da fare per quanto riguarda i diritti umani, la libertà di espressione e religione. Senza dimenticare gli arresti di attivisti e blogger.

Concludiamo con uno sguardo al futuro. Il prossimo inquilino della Casa Bianca si troverà davanti a uno scenario asiatico complesso e delicatissimo. Se da un lato la sfida più grande appare il contenimento delle politiche espansionistiche di Pechino, dall’altro andrà certamente tratta con i guanti la sibillina minaccia nucleare con cui il regime di Pyongyang sta facendo la voce grossa da diverso tempo.

Per approfondire ulteriormente gli intricati angoli dei rapporti tra Stati Uniti e Cina, ci siamo confrontati con Francesca Manenti, analista Asia del Ce.S.I – Centro Studi Internazionali di Roma.

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