sabato, Aprile 10

USA-Egitto: Sisi cambia le regole del gioco image

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Tra poche settimane, il Presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi si dirigerà verso gli Stati Uniti per la prima volta dal suo insediamento, risalente a giugno scorso. Lo scopo della visita è partecipare alla 69a assemblea generale delle Nazioni Unite a New York. Questo dopo che Sisi ha già rifiutato una serie di inviti a visitare gli USA. Invece ha scelto di visitare altri Paesi, in particolare la Russia. Resta da vedere se nell’imminente visita Sisi incontrerà il presidente americano Barack Obama.

Incontro o meno, gli americani sono tenuti a sapere che le regole del gioco hanno visto un notevole cambiamento – introdotto da Sisi. L’accordo per la pace mediato dall’Egitto, che ha arrestato l’attacco di Israele a Gaza, rientra in questo cambio di strategia – ed è una grande vittoria politica per gli Egiziani. Il Cairo ha dimostrato di conservare la più grande influenza nella regione, e che aspiranti potenze come il Qatar non hanno veramente molte possibilità, non importa quanti soldi sono disposti a investire nel problema di Gaza. La geopolitica qui concede all’Egitto un vantaggio che il denaro non può comprare.

Alla fine, Washington (e Hamas) hanno dovuto accettare il ruolo dell’Egitto nella risoluzione del conflitto.

Un brivido sulle relazioni tra Stati Uniti e Egitto è corso fin dalla caduta di Mohamed Morsi, il 3 luglio 2013. Nonostante il fatto che il segretario di Stato Usa John Kerry abbia visitato Il Cairo parecchie volte dall’insediamento di Sisi e si sia congratulato con lui per la sua elezione, l’amministrazione Obama ancora in parte trattiene il suo aiuto militare; gli Apache di cui l’Egitto ha bisogno per reprimere i terroristi nel Sinai.

Turbato dalla freddezza di Washington, Sisi si è rivolto ad altri partner. La Russia rifornirà Egitto con equipaggiamenti militari nel corso di tre anni. L’Arabia Saudita ha dato all’Egitto finanziamenti superiori a quello che gli Stati Uniti hanno fermato l’anno scorso. Fin dall’inizio, Sisi è sembrato consapevole del fatto che – a differenza di Israele – ha altre opzioni, e ha agito su quella consapevolezza.

Un rapido sguardo ai più recenti sviluppi delle relazioni tra gli Stati Uniti e l’Egitto non è una bella immagine. Funzionari di Washington hanno denunciato quelle che sono state descritte come incursioni aeree egiziane e degli Emirati Arabi Uniti sulla Libia. I raid sono “un intervento che aumenta le turbolenze in Libia”, secondo funzionari anonimi che parlano da USA Today. Il Ministro degli Esteri egiziano Sameh Shukri ha detto che le incursioni segnalate sono “voci infondate”.

In ogni caso, denunciare l’intervento egiziano in Libia è facile per gli americani, il loro Paese non condivide il proprio confine con uno stato caotico che sembra disintegrarsi di ora in ora; prossimo a cadere in una guerra civile che può facilmente rovesciarsi dentro i confini dell’Egitto.

In precedenza, il portavoce del ;inistero degli Esteri di Egitto, ambasciatore Badr Abdel Aty, aveva invitato le autorità statunitensi a dare «prova di moderazione e ad astenersi dall’uso di forza sproporzionata» trattando con i manifestanti del Missouri. Certo, la brutalità della polizia egiziana è la notizia del giorno più spesso che no – ma questo non è il punto. I commenti di Aty dimostrano che l’Egitto, come l’Iran e la Russia, non poteva perdere l’opportunità di sottolineare i due pesi e le due misure di Washington quando si tratta di libertà di espressione e di diritti umani.

E allo stesso tempo John Kerry è stato sottoposto ad un controllo di sicurezza senza precedenti nei metal detector al Cairo prima di poter incontrare Sisi, un ‘incidente’ che il portavoce Jen Psaki del Dipartimento di Stato ha dichiarato non essere così importante. 

Teoricamente parlando, l’ISIS in Iraq – il nuovo peggior nemico degli Stati Uniti – dovrebbe essere un nemico comune per Washington e Il Cairo. Invece, voci diffuse in Egitto (sostenute dai media pro-Sisi) dicono che ISIS è in realtà una creazione americana. I media egiziani hanno utilizzato le atrocità di ISIS come prova di ciò che attende gli egiziani se gli islamisti resteranno al potere, il che spinge i sentimenti anti-americani al peggior livello nelle strade dell’Egitto. D’altra parte, i media ‘anti colpo di stato’ degli Stati Uniti considerano l’improvvisa crescita di ISIS come il risultato diretto del rovesciamento dei “moderati” islamisti, come Mohamed Morsi. Il risultato è che ISIS è già diventata un’altra occasione persa per la riconciliazione USA-Egitto.

Se l’amministrazione Obama non era a conoscenza preventiva dei misteriosi raid aerei sulla Libia (come il mondo sembra voler credere), e se l’ascesa di ISIS al potere veramente ha preso Washington di sorpresa, Sisi potrebbe forse avere motivo di festeggiare. Una simile irrilevanza americana può significare solo che per Sisi la strada è favorevole per cambiare le regole del gioco.

 

Traduzione di Valeria Noli @valeria_noli

 

 

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