lunedì, Maggio 17

Usa: disoccupazione ai minimi di 5 anni field_506ffb1d3dbe2

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Delusione dal dato più atteso dell’anno sin qui. In gennaio e per il secondo mese di fila gli Stati Uniti hanno creato meno posti del previsto, anche se il tasso di disoccupazione è sceso ai minimi di cinque anni, al 6,6%. Il numero di posti creati, 113 mila, è stato inferiore alle stime degli analisti citati da ‘Bloomberg’, che avevano previsto una creazione di 180 mila unità, dopo il rialzo di 75 mila di dicembre. Da parte loro, gli analisti interpellati da ‘Briefing‘ scommettevano sulla creazione di 175.000 unità.

La percentuale dei disoccupati è scesa dal 6,7%, che era anche il tasso previsto alla vigilia. Nulla a che vedere con la situazione drammatica italiana, dove secondo l’Eurispes si aggira un fantasma che si chiama ‘subcultura del declino e della decadenza’, ma gli Usa non devono fare l’errore di sedersi sugli allori. «Stiamo facendo progressi, ma in modo ancora lento», ha commentato Stephen Stanley, responsabile economista di Pierpont Securities con sede a Stanford, nel Connecticut, intervistato da ‘Bloomberg’. «Il mercato del lavoro non sta procedendo in un modo che si può definire soddisfacente. La crescita dell’occupazione è stata decente, ma non si può ancora parlare di crescita solida in modo sostenuto».

Il rapporto sull’occupazione governativo appena comunicato ha messo in evidenza che nel primo mese dell’anno, complici anche le condizioni meteorologiche avverse, 262.000 americani non si sono presentati al lavoro, una variazione comunque poco diversa da quella di dicembre. I dati nel loro complesso complicano le cose per la Banca centrale statunitense. Da una parte il calo del tasso di disoccupazione si sta avvicinando alla soglia prefissata dalla Federal Reserve per poter incominciare a avviare la strategia di uscite dalle misure monetarie di rilancio ultra accomodanti (è distante solo un decimo di punto percentuale), dall’altra il secondo report deludente mensile di fila getta dubbi sulle prossime mosse del FOMC, il braccio di politica monetaria dell’istituto.

Il Presidente della Fed di Atlanta Dennis Lockhart ha detto che «quando ci avviciniamo o oltrepassiamo al ribasso il 6,5%, allora è ragionevole aspettarsi una revisione delle linee guida della Fed, forse ci si può arrivare anche prima di allora, in modo da fissare obiettivi che consentano ai mercati e alla gente di giudicare come va l’economia». Anche se i dati hanno deluso in dicembre e gennaio non bisogna dimenticare che parte della debolezza è dovuta alla tempesta di freddo che si è abbattuta sulla costa orientale degli Stati Uniti.

Fatte queste considerazioni, a questo punto è lecito chiedersi se il tapering’ della Federal Reserve – ovvero il ridimensionamento del piano di allentamento monetario straordinario – non stia procedendo a livelli più sostenuti rispetto a quelli che i fondamentali dell’economia suggerirebbero. Secondo gli analisti di Unicredit la maggioranza dei membri votanti vuole andare avanti con il tapering e per fermarli c`è bisogno di numeri ancora più deboli di questi. Nel suo ultimo annuncio, la Fed ha comunicato che ridurrà il Quantitative Easing di altri 10 miliardi di dollari, portando gli acquisti di Treasuries e altri titoli legati ai mutui a quota 65 miliardi. La stessa Banca centrale Usa ha parlato di una disoccupazione che «rimane elevata». Sia il numero di persone senza un impiego, pari a 10,2 milioni, sia il tasso di disoccupazione, non hanno subìto grandi variazioni rispetto al mese precedente. La fetta della popolazione americana che ha un lavoro o ne sta cercando uno è salita al 63% dai minimi di trent’anni del 62,8% segnati in dicembre.

Il numero di disoccupati a lungo termine, invece, ossia quelli che non hanno un impiego da 27 settimane o più, è sceso di 232 mila unità, pur rimanendo su livelli molto alti, a quota 3,6 milioni. Queste persone rappresentano il 35,8% della gente senza un impiego. Le notizie giungono in un momento molto critico a livello politico, con Washington che fa fatica a trovare le giuste misure per risolvere la crisi occupazionale. Giovedì il Senato ha bocciato il programma di emergenza per aiutare  i disoccupati a lungo termine.

Il piano federale, lanciato all’inizio della fase di recessione, la più grave e lunga dai tempi della Grande Depressione negli Anni 30, ha l’obiettivo di sostenere finanziariamente gli americani che perderanno il diritto ai sussidi di disoccupazione statali in dicembre. Ma le risorse pubbliche sono finite in dicembre dopo che i Repubblicani hanno imposto che venissero varate nuove misure per trovare i fondi necessari. Dal primo dell’anno i pagamenti non vengono più erogati e 1 milione e 700 mila persone si sono trovate senza.

Mark Zandi, Chief Economist di Moody’s Analytics,una delle agenzie che partecipa alla redazione del rapporto mensile ha citato le condizioni meteo tra le cause all’origine della crescita modesta di nuovi posti di lavoro. Il report stride con tutta una serie di dati macro positivi dell’economia maggiore al mondo, che ha visto un miglioramento in molte aree.

Alla fine del mese scorso il Dipartimento del Commercio ha annunciato per esempio che il Pil ha registrato un’espansione del 3,2% su base annuale nell’ultimo trimestre del 2013. Pare che le aziende e i consumatori abbiano tutto sommato ignorato lo ‘shutdown’ del Governo, ovvero la paralisi delle attività federali meno essenziali a cui si è arrivati dopo lo stallo al Congresso sull’innalzamento del tetto del gigantesco debito pubblico americano, che molti economisti temevano che avrebbe avuto un impatto negativo sull’economia.

A proposito di debiti statali insostenibili, in Europa intanto arrivano buone notizie per i Paesi più travagliati e meno virtuosi dell’area euro. Per la prima volta nella sua storia, la Corte costituzionale tedesca ha annunciato di voler rimettere alla Corte di giustizia europea la decisione in merito al programma di acquisto di titoli di stato (OMT), lanciato nel settembre 2012 dalla Banca Centrale europea per far fronte alla crisi dell’area della moneta unica.

La Bce ha accolto con favore la decisione dei giudici della Corte di Karlsruhe di delegare l’opinione di legittimità del programma di acquisto di titoli di stato pensato per arginare la crisi del debito. A scriverlo è il ‘Financial Times’, citando fonti vicine all’istituto di Francoforte, secondo cui la Bce giudica la Corte europea l’organo più adatto a pronunciarsi in merito alla delicata questione.

 

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