lunedì, Novembre 29

USA: Democratici troppo divisi per vincere Senza un elemento unificante ‘forte’ come è stata l’ostilità nei confronti di Donald Trump, le divisioni che esistono fra le varie anime del partito sembrano prevalere rispetto alle ragioni del suo stare insieme. Dal punto di vista dell’amministrazione, la cosa è preoccupante soprattutto alla luce delle prossime elezioni di midterm

0

Le elezioni che si sono svolte negli scorsi giorni negli Stati Uniti per il seggio governatoriale in Virginia e New Jersey, per varie assemblee e incarichi locali (fra cui quello di sindaco di New York) e per coprire due seggi vacanti alla Camera dei rappresentanti hanno segnato, per i candidati democratici, sconfitte in alcuni casi pesanti e spesso inattese. Il successo in Virginia, del repubblicano Glenn Youngkin (che ha sconfitto il democratico Terry McAuliffe con il 50,9% dei voti contro il 48,4% del rivale) rappresenta forse il caso più eclatante. Tuttavia, nonostante la vittoria di Philip Murphy con percentuali grossomodo simili (50,8 contro 48,5%), anche il risultato del New Jersey non è del tutto rassicurante per il partito del Presidente. Entrambi gli Stati hanno una solida tradizione di voto democratico e, nelle elezioni presidenziali dello scorso anno, entrambi avevano sostenuto massicciamente la candidatura di Joe Biden (54,1 e 57,1% rispettivamente contro 44,0 e 41,3% a favore di Donald Trump). Questa oscillazione del favore popolare è stata interpretata come una sorta di ‘referendum’ contro l’azione dell’amministrazione: un giudizio che contiene una buona dose di verità.

Dopo l’entusiasmo che ne ha accompagnato l’elezione e l’insediamento, la popolarità di Joe Biden è progressivamente calata, in modo più marcato a partire dalla scorsa estate. Dietro questa crisi di consenso ci sono elementi contingenti (fra gli altri, la nuova ondata pandemica legata al diffondersi della c.d. variante delta, una ripresa economica più lenta e incerta del previsto o l’impatto psicologico del ritiro delle truppe USA dall’Afghanistan) ma ci sono anche fattori più strutturali. Come emerso già nel corso della campagna elettorale, quello aggregato dietro al Presidente è un consenso trasversale al Partito democratico e in parte esteso alle componenti ‘moderate’ del voto indipendente e repubblicano. Fino al successo del 3 novembre, queste anime diverse e in parte antitetiche erano tenute insieme dalla comune volontà di sconfiggere il Presidente uscente e porre fine a quella che era vista come l’‘anomalia trumpiana’. Conseguito tale obiettivo, esse hanno cominciato a divergere, costringendo la Casa Bianca una politica di mediazioni e concessioni che da una parte ne hanno annacquato l’agenda originaria, dall’altra ne hanno eroso la credibilità agli occhi di una parte dell’elettorato.

Le difficoltà dell’amministrazione non sono, però, la sola ragione del cattivo risultato elettorale. In Virginia, un afflusso record alle urne ha favorito soprattutto il candidato repubblicano, che ha saputo sfruttare a proprio vantaggio alcune dichiarazioni del suo avversario in tema di famiglia e istruzione. Anche in New Jersey, con una partecipazione effettiva vicina ai minimi storici, il candidato repubblicano, per quanto sconfitto, sembra essere stato più efficace del suo avversario nel mobilitare la sua base di consenso. La difficoltà di portare alle urne anche segmenti tradizionalmente forti di consenso democratico è stata rilevata, fra gli altri, del Presidente della Commissione esteri e Senior Senator del New Jersey, Bob Menendez. In Ohio, i due seggi alla Camera dei rappresentanti sono stati equamente divisi fra il candidato democratico nell’11° distretto e quello repubblicano nel 15°, nei due casi confermando il ‘colore’ del rappresentante uscente. Considerazioni di natura locale hanno, infine, influenzato le scelte nei vari contesti. Tuttavia, il disagio del Partito democratico è chiaro, come attesta anche l’andamento di una lunga serie di confronti ‘minori’ in molte parti del Paese.

Le ragioni di questo disagio sono molte. Negli ultimi anni, il livello di frammentazione del partito è aumentato considerevolmente, cosa che rende difficile, per i candidati, aggregare consenso intorno alle rispettive piattaforme. Di contro, il Partito repubblicano sembra essere riuscito con un certo successo a trasformare la retorica di Donald Trump in formule accettabili anche a una parte dell’elettorato moderato, realizzando una sintesi con alcune posizioni ‘mainstream’ che appare politicamente pagante. Dal punto di vista dell’amministrazione, la cosa è preoccupante soprattutto alla luce delle prossime elezioni di midterm. Se il voto del 2022 dovesse confermare le tendenze di questi giorni, il rischio è quello di perdere il controllo del Congresso, cosa che indebolirebbe ulteriormente la posizione della Casa Bianca. Gli esiti delle consultazioni di questi giorni sono stati un campanello d’allarme. È, però, difficile che essi portino a un cambiamento di rotta effettivo. Senza un elemento unificante ‘forte’ come è stata l’ostilità nei confronti di Donald Trump, le divisioni che esistono fra le varie anime del partito sembrano, infatti, comunque prevalere rispetto alle ragioni del suo stare insieme.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->