domenica, Agosto 7

Usa – Cuba: la storia incredibile dei ‘cinque cubani’

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L’anno prima del nostro arresto”, ricorda ancora Hernandez “fu l’anno più terribile per Cuba, con numerosi attentati in località turistiche”.
Quando icinquefurono arrestati, vennero presentati come una minaccia di Cuba contro gli Stati Uniti in contrasto con i piani dei controrivoluzionari cubani a Miami che speravano di invadere Cuba via mare (con l’appoggio silenzioso dello ‘zio Sam’). Su questo sfondo si celebrò proprio a Miami il processo ai ‘cinque di Cuba’ nel luogo cioè meno indicato ad assicurare l’indipendenza di giudizio della giuria popolare.
Successivamente, si legge negli atti dell’audizione londinese sulla vicenda, Lawrence Wilkerson, collaboratore dell’ex Segretario di Stato statunitense generale Colin Powell, osservò che «nessun tribunale a Miami avrebbe potuto dare un processo equo ai cinque, dato che Miami è nelle mani dei cubano-americani che hanno presumibilmente commesso atrocità contro il popolo cubano e che sono pronti a invadere l’isola». Ma la mozione che chiedeva di cambiare sede al processo fu respinta. Altre voci in periodi successivi, come quella dell’ex Presidente statunitense Jimmy Carter si fecero sentire (Ritengo, disse Carter, «che non ci sia motivo per tenere in carcere i 5 cubani. Sono già stati in carcere 12 anni e spero possano essere liberati e tornare a casa loro»).

Il processo equo non ci fu e per i cinque non ci fu più scampo. Le pesanti sentenze divennero il risultato di scelte politiche non volte a punire un reato. Come dirà successivamente un professore di diritto internazionale dell’università di Amburgo, Norman Paech, «I cinque non avevano infiltrato gruppi anti-Cuba. Erano stati inviati dal Governo cubano allo scopo di raccogliere informazioni sui progetti di attentati terroristici contro Cuba. Erano emissari del Governo cubano e la disputa quindi è tra Cuba e gli USA, e come ogni disputa internazionale va giudicata in base al diritto internazionale».

Anche in carcere il trattamento riservato ai cinque fu dei più duri. All’inizio furono tenuti in celle speciali chiamate ‘the hole’ (‘il buco’) e riservate a prigionieri con gravi problemi disciplinari e questo tipo di ‘punizione’ continuò per lunghi mesi specialmente prima del processo, presumibilmente per fiaccarne la volontà di reagire.

A qualche anno dalla condanna, mentre il caso si avviava a essere esaminato dalla Corte d’Appello statunitense, giunse una lettera di 10 premi Nobel (e tra essi anche Dario Fo) a favore dei cinque. «Non possiamo permettere», si legge nella lettera, «di pagare il prezzo che Gerardo muoia in carcere per un crimine che i giudici sanno che non ha commesso». Ma nel 2000, alle elezioni presidenziali statunitensi, la vittoria di Bush contro Gore fu al fotofinish e fu decisivo il voto dei cubani anticastristi a Miami.

Martin Garbus, avvocato statunitense di diritto penale e costituzionale, ha consegnato all’audizione londinese un documento del tribunale distrettuale statunitense da cui risulta che il tribunale aveva cercato di garantire un processo imparziale ma non era riuscito a trovare una giuria altrettanto imparziale nella comunità dei cubani esiliati. «Questo caso è stato un imbroglio giudiziario» ha scritto Garbus.

Ma qual era l’accusa specifica che veniva mossa contro Gerardo Hernández per condannarlo a due ergastoli più 15 anni?
L’accusa era dicospirazione allo scopo di commettere un omicidio’. Ma l’interessato non vuole entrare nei dettagli.

Dice l’avvocato statunitense Peter Schey, Presidente del Centro per i Diritti Umani e della Fondazione per il Diritto Internazionale, di avere a più riprese chiesto di vedere i tracciati satellitari relativi all’incidente aereo nel 1996 in cui due aerei di anticastristi cubani partiti da Miami e diretti a Cuba furono colpiti dai Mig cubani. Ma dove? In acque internazionali o nello spazio aereo cubano? Secondo l’accusa l’aereo si trovava in acque internazionali. In tal modo hanno potuto incriminare Gerardo Hernandez. Ma dai tracciati cubani risulta che l’incidente avvenne sul territorio cubano. L’aereo colpito apparteneva alla brigata degli anticastristi Brothers to the Rescue (BTTR), e l’accusa a Gerardo Hernandez era quindi di aver inviato un messaggio ai cubani per metterli in guardia contro possibili azioni controivoluzionarie del BTTR. Lui lo ha sempre negato. I tracciati avrebbero potuto risolvere la questione ma non sono mai stati resi pubblici. E Hernández è stato quello del gruppo dei ‘cinque’ ad aver trascorso il maggior numero di anni in carcere, nel penitenziario californiano di Victorville. Aveva 33 anni quando ci è entrato. Ne è uscito a 49, il 17 dicembre 2014, in tempo per veder nascere la sua bambina Gema il 6 gennaio 2015.
Dopo anni di richieste da parte di mia moglie Adriana Pérez O’Connor, ingegnere chimico a cui spesso gli USA avevano negato il visto per venirmi a trovare, ho avuto finalmente il permesso di inviare il mio sperma a una clinica dove è avvenuta l’inseminazione di mia moglie che con il passar degli anni vedeva svanire la speranza di darmi un figlio. Aver potuto assistere alla nascita della bambina è stata la gioia più grande della mia vita”, ha concluso Gerardo Hernández.

 

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