sabato, Settembre 18

Usa – Cuba: la storia incredibile dei ‘cinque cubani’

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Bruxelles – Ha appena compiuto 50 anni Gerardo Hernández Nordelo, uno deicinque di Cuba’, colui che, tra il gruppetto di cinque informatori cubani inviati in Florida dal Governo dell’Avana per infiltrare i rifugiati cubani di Miami e cercare di conoscere in anticipo i loro piani di attentati, ha avuto la condanna più pesante dal Tribunale statunitense di Miami: due ergastoli e 15 anni in sovrappiù.

Ecco la sua storia, che ci ha raccontato in occasione di un incontro organizzato dall’Ambasciata cubana a Bruxelles a cui hanno partecipato belgi, cubani ma anche molti altri europei – e qualche americano – interessati a incontrare i ‘cinque’ dopo la loro liberazione.
Gerardo è stato l’ultimo a far ritorno a Cuba, dopo 16 anni trascorsi in detenzione con la condanna più pesante di tutti.
Gli altri quattro sono: Ramón Labanino, Antonio Guerrero, Fernando González e René González.

Quando sono partito per Miami avevo 33 anni”, spiega, “mi ero laureato nel 1999 in Relazioni Internazionali”. Brillante negli studi, aveva trascorso un anno in Africa per partecipare alla liberazione dell’Angola e successivamente fu inviato a Miami per infiltrare la rete di anticastristi in modo da conoscere in anticipo i loro progetti di attentati nell’isola e prevenirli.
Un lavoro da informatore, che Gerardo copriva con un’attività di grafico e vignettista, ma che egli aveva intrapreso, racconta, “per cercare di por fine all’ondata di attentati degli anticastristi a Cuba e all’impunità di cui gli ideatori degli attentati godevano, primo fra tutti Luis Posada Carriles, che avevano colpito cubani e turisti, ma che potevano agire indisturbati in Florida con la massima impunità”.

La difficoltà di conoscere i piani degli anticastristi aveva indotto il Governo cubano a inviare icinque’ per cercare di ottenere informazioni che avrebbero permesso di salvare la vita a migliaia di persone.
Si calcola che in 50 anni di castrismo, le vittime di attentati anticastristi siano state più di 5.000 (3748 morti e 2099 invalidi).

Il nostro compito era quello di capire come poterci difendere da questi attacchi”, spiega Hernández, e ricorda che tra il 1974 e il 1976 ben 165 attacchi terroristici furono perpetrati contro edifici o funzionari cubani in 24 Paesi del mondo. Molte le vittime tra i diplomatici ma anche tra i semplici cittadini, come i 73 passeggeri che persero la vita nell’esplosione di un aereo della Cubana de Aviación che esplose mentre era in volo, il 6 ottobre 1976. I cubani vittime di quell’attentato furono 57, tra cui una intera squadra di giovani atleti fiorettisti di ritorno da una competizione sportiva.

Tanti furono gli attentati contro installazioni turistiche”, ricorda Gerardo Hernández, molti gli alberghi colpiti per bloccare l’afflusso di turisti a Cuba. Come accadde a Fabio Di Celmo, un giovane italiano che era all’Hotel Copacabana insieme al padre imprenditore salernitano. Era il settembre 1997”. Il padre di Fabio di Celmo, Giustino, aveva una lunga storia di emigrazione alle spalle. Al rientro dalla seconda guerra mondiale emigrò in Cecoslovacchia, poi in Argentina dove rimase dieci anni, ma da dove fu costretto a ripartire di nuovo per l’Italia con moglie e figli all’arrivo della dittatura. Di Celmo ha denunciato pubblicamente la ‘mafia’ di Miami e il Governo statunitense come responsabili diretti degli atti di terrorismo contro Cuba, come quello in cui è rimasto ucciso suo figlio ed erede. Di Celmo ha anche attivato in Italia, attraverso il suo libro ‘Il ragazzo di Copacabana’ scritto in memoria del figlio, una rete di solidarietà con Cuba. A 83 anni si è laureato in Sociologia all’Università dell’Avana.

La Commissione Internazionale d’Inchiesta, creata nel 2012 per indagare sulla vicenda dei ‘cinque di Cuba’   -secondo la tradizione iniziata dal Tribunale di cui fu ispiratore Bertrand Russell nel 1966 per giudicare i responsabili della guerra del Vietnam – ha organizzato a Londra una audizione di due giorni (7-8 marzo 2014) per analizzare le gravi ingiustizie e violazioni del diritto internazionale commesse dal sistema giudiziario statunitense nei confronti dei cinque cubani. Nel corso dell’audizione – i cui Atti sono stati presentati al Circolo della Stampa di Bruxelles – numerosi personaggi autorevoli hanno esposto al pubblico i risultati delle loro ricerche e analisi sulla vicenda. Il peso di questi tribunali internazionali dipende chiaramente dal peso di coloro che intervengono e che appoggiano le tesi lì sostenute. Nel caso dei ‘cinque’ si è trattato di giuristi di spicco, premi Nobel, (almeno una decina hanno fatto avere il loro appoggio ai ‘cinque’ cubani) e rappresentanti della società civile: scrittori, giornalisti, poeti, attori, scienziati, professori, avvocati e giudici.

L’ultra ottantenne attivista, giurista ed ex procuratore generale degli Stati Uniti, Ramsey Clark, ha voluto introdurre i lavori della Commissione d’inchiesta in difesa dei ‘cinque di Cuba’ lanciando addirittura l’invito agli artisti cubani di erigere all’Avana un monumento per ricordare i cinque, condannati per aver servito il loro Paese cercando di difenderlo da ulteriori attentati.

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