sabato, ottobre 20

USA – Corea: Guerra (commerciale) Pace (nucleare), forse Questa notte l’annuncio dello storico incontro tra Donald Trump e Kim Jong-un: le trattative per la denuclearizzazione della penisola coreana inizieranno entro maggio

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Washington: nello stesso giorno due grandi eventi che potrebbero cambiare, per l’ennesima volta in poco più di un anno da quanto il tycoon ha fatto il suo ingresso nello Studio Ovale, gli equilibri mondiali. Prima l’annuncio della conferma che gli Stati Uniti, in nome della sicurezza nazionale, potenzialmente accendono una guerra commerciale con mezzo mondo, mettendo dazi su acciaio (quel metallo che secondo Trump fa una Nazione) e alluminio. Poi, dopo la mezzanotte italiana, l’annuncio che i due leader più anomali del momento, il Presidente americano Donald Trump, e il leader/dittatore nordcoreano Kim Jong-un, dopo mesi di fuoco e fiamme che hanno visto il mondo sull’orlo di una guerra nucleare, hanno deciso di incontrarsi e parlare di denuclearizzazione.

Entro maggio, dunque, si terrà lo storico vertice tra Trump e Kim. L’annuncio è stato affidato al Consigliere per la sicurezza nazionale di Seul, Chung Eui-yong, che nei giorni scorsi era volato a Pyongyang per colloqui senza precedenti durante i quali era emersa la disponibilità di Kim a trattare la denuclearizzazione. Kim «è ansioso di incontrare il Presidente Trump il prima possibile» e lui ha accettato, rispondendo che lo vedrà «entro maggio per raggiungere una denuclearizzazione permanente», ha dichiarato Chung, parlando nel giardino della Casa Bianca dopo aver consegnato la lettera che il dittatore nordcoreano ha inviato al leader Usa proponendo il faccia a faccia.

Annuncio che era stato preceduto da una riunione nello studio del Presidente con Chung Eui-yong e il capo dell’intelligence sud-coreana, Suh Hoon. Durante la riunione Trump era affiancato dal consigliere per la Sicureza Nazionale, H.R.McMaster, dal segretario della Difesa Jim Mattis, dal direttore dell’Intelligence Nazionale Daniel Coats, dal capo di gabinetto John Kelly, dal vice direttore della Cia Gina Haskell e da John Sullivan, vice ministro degli esteri  -assente motivato per essere in viaggio in Africa, il Segretario di Stato Rex Tillerson.

Che ci sarebbe stato un importante annuncio sulla Corea del Nord lo aveva anticipato un’ora prima Trump in persona, con un’inedita improvvisata nella sala stampa della Casa Bianca. «Il Presidente Trump accetterà l’invito di incontrare Kim Jong-un in un luogo e in un tempo da definire», ha precisato la Casa Bianca, indicando che nel frattempo le sanzioni contro la Corea del Nord resteranno in piedi così come procederanno le esercitazioni militari congiunte con Seul.

«Oggi ho avuto il privilegio di riferire al Presidente Trump della mia recente visita nella Corea del Nord. Intendo ringraziare il Presidente, il vice Presidente e la loro meravigliosa squadra per la sicurezza nazionale, compreso il mio caro amico generale McMaster», ha dichiarato Chung. «Ho spiegato al Presidente che sono state la sua leadership e le sua politica di pressioni, insieme alla comunità internazionale, a portare a questa svolta. Ho manifestato a Trump la personale gratitudine del Presidente Moon Jae-in» perchè Kim si è impegnato «per la denuclearizzazione e ha promesso che si asterrà da ogni ulteriore test missilistico o nucleare». Seul, ha dunque espresso «ottimismo sul processo diplomatico» e sulla possibilità di «una soluzione pacifica» . Trump, via Twitter, ha immediatamente rivendicato «i grandi progressi» e confermato che l’incontro è «pianificato».
Un incontro in vista del quale, precisa la Casa Bianca, «non è prevista alcuna concessione in cambio dell’apertura al dialogo». L’Amministrazione Trump ha fissato subito i primi paletti precisando che non ripeterà gli errori degli ultimi 27 anni, «le sanzioni e la massima pressione devono restare ed è ciò che differenzia la politica del Presidente rispetto al passato…perchè le precedenti amministrazioni hanno spesso fatto concessioni alla Corea del Nord in cambio di colloqui». L’eventuale accordo sulla denuclearizzazione di Pyongyang, è stato specificato, prevederà anche delle verifiche. Dunque la Casa Bianca sembrapensare positivo’, fino a spingersi a ‘immaginare’ già un accordo. Nulla di ufficiale è trapelato per quanto attiene paletti fissati da Pyongyang.
Gli analisti iniziano fare ipotesi: per esempio, Kim potrebbe insistere sul ritiro delle truppe americane dalla penisola e sulla rottura dell’alleanza militare USA-Corea del Sud. Una cosa è certa: Seoul sarà al centro di qualsiasi cosa accada in questa trattativa. E’ chiaro da mesi che Kim ha in obiettivo di spezzare il rapporto privilegiato Seoul-Washington, anche la pace olimpica è andata chiaramente in questa direzione, e Trump in qualche mondo gli ha dato una mano. Basti guardare al tema dazi. Nelle stesse ore in cui Chung Eui-yong elogiava la Casa Bianca per l’ottimo lavoro diplomatico condotto sulla vicenda, da Seoul arrivato ilrammaricoper la decisione degli Stati Uniti di imporre dazi sulle importazioni di acciaio e alluminio. «Se questa misura avrà effetto, sarà sicuramente un duro colpo per le esportazioni di acciaio sud-coreano verso gli Usa», ha dichiarato il Ministro del Commercio, dell’Industria e dell’Energia di Seul, Paik Un-gyu. Un ‘rammarico’ e qualcosa di più che da giorni innervosisce l’Amministrazione di Moon Jae-in.
Oltretutto questa storica apertura di Kim avviene esattamente 24 ore dopo l’inizio -il 7 marzo- dei colloqui per il rinnovo degli accordi Special Measures Agreements (SMA), relativi alla condivisione dei costi per lo stazionamento delle truppe statunitensi nella penisola coreana. L’attuale accordo quinquennale, in cui la Corea del Sud fornisce circa  830 milioni di dollari all’anno (circa la metà dei costi della presenza negli Stati Uniti), scade alla fine del 2018. Trump vuole aumentare il costo a carico degli alleati, e questo, secondo gli analisti, è un problema da non sottovalutare, peserà nella trattativa SMA ma, di riflesso,  anche sul rapporto alla base dell’alleanza; per tanto anche questo gioca a favore di Kim. C’è chi arriva a ipotizzare che questo annuncio sia «un altro bluff per guadagnare tempo o mettere gli americani contro i sudcoreani», come sostiene Jon Wolfsthal, analista del think tank Carnegie Endowment for International Peace. Ma «nella remota possibilità che ‘offerta di parlare dell’eliminazione delle armi nucleari sia reale, vale la pena chiedersi se il Presidente Donald Trump possa prendersi il merito di riportare la Corea del Nord al tavolo delle trattative. La risposta è sì, ma non per la ragione per cui potrebbe pensare. È possibile che Kim abbia deciso che Trump potrebbe essere abbastanza pazzo da iniziare una guerra», «ancora più probabile è che con Trump che ha minacciato il fuoco e la furia e con la Corea del Sud preoccupata che l’America possa iniziare una guerra con la Corea del Nord, Kim abbia capito che può essere ragionevole anche mentre continua a costruire le sue armi nucleari».
Identici dubbi erano stati avanzati dagli analisti di ‘38 North quando la delegazione sudcoreana nei giorni scorsi ha incontrato Kim, Seoul è stato individuato da Kim come l’obiettivo più facile per raggiungere i suoi obiettivi, «i nordcoreani potrebbero essere disposti a smettere di sperimentare per un po’, ma non abbandoneranno del tutto le armi nucleari».

Il Giappone ha accolto con favore l’annuncio del dialogo per la denuclearizzazione della penisola coreana. Sullo sfondo la Cina, che, da una parte, con Giappone e Corea del Sud  -insieme probabilmente a Unione Europea (in testa la Germania), Brasile e Turchia-  si prepara a pressare la Casa Bianca in vista del 23 marzo, quando scatteranno i dazi del 25% sull’acciaio e del 10% sull’alluminio, ma dall’altra, sta a guardare queste prove di dialogo dall’alto di quella posizione sempre piùassertivasullo scenario internazionale che sta ritagliandosi da qualche tempo.  La «Cina accoglierà con favore il dialogo tra Stati Uniti e Corea del Nord e sosterrà risolutamente la Corea del Nord», «gli interessi della Cina non saranno messi da parte», si legge nell’editoriale di oggi di ‘Global Times, quotidiano notoriamente vicino al partito di Governo, che invoca la ‘calma’ e l’‘equilibrio’.
Ultima annotazione: sempre ieri, gli undici Paesi rimasti dopo il ritiro degli Stati Uniti dal patto commerciale Trans Pacific Partnership (TPP) hanno firmato una nuova versione dell’accordo, il Comprehensive and Progressive Trans Pacific Partnership (CPTPP), al quale aderiscono Canada, Giappone, Australia, Nuova Zelanda, Messico, Cile, Peru, Vietnam, Malaysia, Brunei e Singapore. Un «forte segnale contro le pressioni protezioniste», ha commentato il Ministro degli Esteri cileno Heraldo Munoz.
I prodromi di una guerra commerciale ci sono tutti, non è detto però che Trump la faccia per davvero esplodere, le basi per l’inizio di una trattativa sul nucleare anche, ma «questo è solo l’inizio della pace della penisola, e una grande quantità di incertezza ci attende», come recita l’editoriale di ‘Global Times‘.

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