sabato, novembre 17

Usa – Corea del Sud: l’ incontro tra Trump e Moon Jae In Cosa può succedere?

0

Il presidente della Corea del Sud Moon Jae-In sarà in visita domani a Washington con l’ obiettivo di salvaguardare i progressi effettuati negli ultimi mesi e per mantenere alto il sostegno ai piani per un vertice USA-Corea del Nord che non sembra ancora del tutto certo.
Già in occasione di un colloquio telefonico intercorso ieri tra il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, e il suo omologo della Corea del Sud, entrambi si sono detti pronti a lavorare per la buona riuscita dell’ imminente vertice, quello del 12 giugno prossimo a Singapore, tra il leader americano e quello nordcoreano nonostante le recenti minacce di Pyongyang di annullare questo summit. Infatti, dopo settimane e mesi di progressiva distensione, culminata nell’ incontro di Panmoujom tra i capi delle due Coree, il regime di Kim Jong Un, mercoledì, ha fatto un’ inaspettata inversione di marcia a causa dell’ esercitazione militare Usa-Corea del Sud nella penisola iniziata l’11 e che terminerà il 25 maggio definita dalla Korean Central News Agency (KCNA) una «provocazione», «una prova di invasione».
Ma facciamo un passo indietro. Dal 1 aprile sono ricominciate le esercitazioni militari congiunte tra Stati Uniti e Sud Corea, dopo lo stop durante la ‘pace olimpica’. Due in particolare: la Foal Eagle, che comprende operazioni via terra, aria e mare durata un mese; le esercitazioni Max Thunder della durata di due settimane, che sono iniziate lunedì scorso e che, come ricordato dal portavoce Marine Lt. Col. Chris Logan, coinvolgono circa 100 aerei nel tentativo di migliorare l’interoperabilità visto che «gli equipaggi degli Stati Uniti e della Corea del Sud hanno la possibilità di volare in missioni in scenari realistici. Questo tipo di allenamento è parte integrante della nostra capacità di salvaguardare insieme la penisola coreana».
Choi Hyun-soo, portavoce del ministero della Difesa nazionale della Corea del Sud, ha detto che l’esercito nordcoreano è stato informato del programma e della ‘natura difensiva’ delle esercitazioni mentre Christopher Logan, un portavoce del Pentagono ha affermato che «le nostre esercitazioni congiunte sono orientate alla difesa, e non c’è motivo per la Corea del Nord di vederle come una provocazione». In risposta, il portavoce dell’esercito del Pentagono, il colonnello Rob Manning, ha dichiarato che gli esercizi annuali continueranno. Gli esercizi vanno dal 14 maggio al 25 maggio: «Questi esercizi difensivi fanno parte del ROK-U.S. routine di alleanza, programma di formazione annuale per mantenere una base di prontezza militare. Anche se non discuteremo di aspetti specifici, la natura difensiva di questi esercizi combinati è stata chiara per molti decenni e non è cambiata». Peraltro, sarebbero già state fissate per agosto le prossime esercitazioni militari congiunte USA-Corea del Sud, le ‘Ulchi-Freedom Guardian’.
Il vice ministro degli Affari esteri della Corea del Nord, Kim Kye Gwan, ha poi aggiunto che «se gli Stati Uniti stanno cercando di costringerci in un angolo per forzarci ad abbandonare il nucleare, a noi non interesserà più dialogare ed incrementare i rapporti Nord Corea-USA». Ma questo era stato il concetto espresso il 29 aprile, in un’intervista a ‘CBS Face the Nation, da John R. Bolton. neo-consigliere per la sicurezza nazionale statunitense il quale aveva richiamato l’ attenzione sul modello di denuclearizzazione della Libia come esempio per la Corea del Nord. «E’ assolutamente assurdo osare confrontare la Corea del Nord, uno Stato di armi nucleari, alla Libia, che è ancora nella fase iniziale dello sviluppo nucleare», è stata la risposta della Nordcorea, ribadendo che non subirà il ‘destino’ della Libia o dell’Iraq. Conciliante il Presidente Trump che ha sostenuto: «In Libia abbiamo decimato il Paese. Non c’e’ stato un accordo per tenere Mu’ammar Gheddafi e nessuna assicurazione che gli avremmo fornito protezione o aiuti militari. Se dovessimo arrivare a un accordo con la Corea del Nord, Kim Jong Un sarà molto felice».

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore