martedì, Settembre 28

Usa, come raccontare in anticipo l’invasione della Siria Pretesto ISIS: gli Stati Uniti hanno investito miliardi sui 'Moderati', qualcosa che non esiste più

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Beirut – I politici eletti, a insaputa dell’opinione pubblica, non fanno una politica che lega il destino della nazione o alla sfera della geopolitica. Lo fanno, invece, i finanzieri aziendali, le grandi menti – un team di politici non eletti che non arrivano sul podio con le elezioni e che creano fogli che diventano fondamenta di una legislazione di gomma stampata dai ‘legislatori’, così come gli innumerevoli argomenti di conversazione portati alla nausea dai media aziendali.

Un simile documento politico è stato recentemente stilato da un notorio gruppo di esperti statunitense, il Brokings Institution, intitolato ‘Smantellamento della Siria: verso una strategia localizzata per un Paese confederale’. Il complotto, datato e approvato, con lo scopo di dividere, distruggere e incrementare l’occupazione di uno stato sovrano lontano migliaia di miglia dalle coste americane, è l’ esempio eclatante di quanto pericoloso e ancora attuale, nel ventunesimo secolo, sia l’imperialismo.

 

Pretesto ISIS: gli Stati Uniti hanno investito miliardi sui ‘Moderati’, qualcosa che non esiste più

Il documento ammette apertamente che gli Stati Uniti hanno dato miliardi in armamenti e addestramenti dei militanti alimentando i devastanti e sempre più frequenti conflitti regionali. Lo stesso ammette che gli Stati Uniti conducono – e dovrebbero espandere – operazioni in Giordania e che anche i membri NATO turchi forniscono ulteriori armamenti, soldi e soldati al già catastrofico conflitto.

Questo sta, quindi, a testimoniare l’aumento dei cosiddetti ‘Stati Islamici’ (ISIS), ma non fa ben quadrare i calcoli su dove questi soldi e questi soldati provengano. Dovrebbe essere ovvio per i lettori che se gli Stati Uniti hanno investito miliardi in contanti, armi e addestramenti su diversi fronti per sostenere i “moderati”, i quali per tutti gli intenti e scopi non figurano sul campo di battaglia, allo stesso modo dovrebbe contrapporsi a uno stato di eguale calibro a sostegno di ISIS e del fronte Al Nusra di Al Qaeda che, come sostiene Brookings, domina l’ “opposizione” senza dissenso alcuno.

In verità le linee di condotta dell’ISIS conducono alle zone dove gli Stati Uniti operano, ovvero Turchia e Giordania, perché erano proprio l’ISIS e Al Qaeda che l’Occidente aveva pianificato di utilizzare, basando la loro strategia ancor prima che il conflitto del 2011 iniziasse – compresa l’ultima tappa della loro campagna.

 

L’invasione statunitense in Siria

Dopo aver armato e fondato una vera e propria regione militare nei territorio di Al Qaeda, gli Stati Uniti  hanno adesso intenzione di usare il caos generato per giustificare quello che si è visto sin dall’inizio del conflitto, quando è diventato chiaro che il governo siriano non era prossimo a capitolare o, addirittura, collassare – la creazione di una zona cuscinetto oggi denominata da Brookings ‘zona di sicurezza’.

Queste zone, una volta create, includeranno forze statunitensi armate sul campo, occupando letteralmente i territori confiscati alla Siria liberi da mandatari, gruppi curdi inclusi e bande di combattenti di Al Qaeda nel nord, e le milizie terroristiche estere che operano lungo il confine tra la Giordania e la Siria nel sud. Addirittura, Brookings dichiarare che molte di queste zone sarebbero state opera di gruppi estremisti, ma questa ‘purezza ideologica’ non sarebbe più un obiettivo poi così ambizioso.

Gli Stati Uniti suppongono che una volta sequestrato questo territorio e stabilite le truppe americane, la milizia arabo-siriana non avrebbe il coraggio di attaccare per paura di provocare un contrattacco diretto delle forze armate americane contro Damasco. Il giornale di Brookings dichiara (con enfasi):

«L’idea sarebbe quella di aiutare le componenti moderate stabilendo delle zone di sicurezza affidabili con la Siria, una volta che questa sarà nelle condizioni di farlo. Le forze americane, così come quelle saudite, turche, inglesi e arabe, agirebbero in supporto non solo per via aerea, ma anche terrestre grazie alla presenza di forze speciali. L’approccio beneficerebbe dell’aperto terreno desertico della Siria, il quale darebbe la possibilità di creare zone cuscinetto che potrebbero essere monitorate per prevedere possibili attacchi nemici. Questo, attraverso una combinazione di tecnologia, pattuglie e altri metodi che potrebbero mettere le forze speciali nelle condizioni di poter aiutare l’assetto della milizia locale siriana.
Se Assad fosse stato sufficientemente incosciente da sfidare queste zone, anche se fosse riuscito, in qualche modo, a forzare la ritirata delle forze speciali esterne, avrebbe probabilmente perso la sua forza aerea a seguito di una conseguente rappresaglia delle forze esterne, privando le sue forze armate di uno dei suoi pochi vantaggi sull’ISIS. Pertanto è davvero improbabile che una cosa del genere si verifichi».

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