lunedì, dicembre 17

USA – Cina: inizia la guerra fredda in Africa? La campagna americana contro l'espansionismo cinese nei Paesi africani

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Prima sottovalutato e dopo ostacolato timidamente l’ espansionismo cinese è ora oggetto di una campagna mediatica americana contro la Cina rivolta ai Paesi africani.

Questa campagna ha lo scopo di intaccare la solida cooperazione Africa-Cina in quanto Pechino è ora uno tra i principali attori stranieri nel Continente che ha già costretto Washington a venire a patti per i giacimenti petroliferi in Sud Sudan.

Altri due fattori hanno spinto l’Amministrazione Americana ad iniziare la campagna mediatica. La presenza militare cinese sempre meno discreta in Africa e il progetto di delocalizzazione industriale legato al drastico crollo delle esportazioni di risorse naturali verso l’Occidente. Risorse che sempre più saranno utilizzate dalla nascente industria africana supportata dalla Cina.

Lo scorso 8 marzo l’ ormai ex Segretario di Stato americano Rex Tillerson durante una conferenza stampa presso il quartiere generale della Unione Africana ad Addis Abeba ha dichiarato che gli scambi commerciali con la Cina hanno creato in Africa un clima opaco di contratti concordati e mire predatorie di Pechino.  Il nuovo partner potrebbe risultare nocivo per l’Africa, aveva avvertito Tillerson.

Gli Stati Uniti non vogliono sbatter fuori la Cina dal promettente mercato africano ma proporre una diversa e migliore collaborazione allo sviluppo socio economico. Tillerson, ex direttore esecutivo della Exxon ad Addis ha tentato di rafforzare le esistenti alleanze e crearne delle nuove per contrastare il Dragone Rosso.

Una guerra commerciale non dichiarata esiste già. Gli Stati Uniti hanno impedito l’importazione dei smartphone cinesi Huawei e Tecno. Forma protezionista in quanto i smartphone cinesi stavano seriamente mettendo in crisi le case americane, offrendo al consumatore un prodotto di alta tecnologia a metà prezzo dei smartphone di pari categoria made in USA. Si doveva essere veramente patriota per comprare un smartphone americano.

Applicare la guerra commerciale in Africa contro la Cina è problematico. Ogni richiesta netta di rompere con la Cina sarebbe interpretata come un attentato alla sovranità economica,  scatenando reazioni opposte da quelle sperate. Gli Stati Uniti per vincere devono adottare una politica soft ed essere pronti ad investire una montagna di dollari in investimenti produttivi.

Negli ultimi anni la Cina è diventata tra i più importanti partner commerciali con un volume d’affari di 8 trilioni di dollari. Questo dato da solo costringe Washington ad una politica soft posizionando la democrazia a stelle e strisce come valido partner per l’Africa e suo protettore contro contratti opachi e la furbizia cinese.

Gli Stati Uniti sono ancora un partner temuto e rispettato ma la sua influenza sul Continente decresce parallelamente alla crescita dell’influenza cinese. Tillerson è stato l’autore della riconciliazione tra il presidente keniota Uhuru Kenyatta con il suo rivale Raul Odinga, evitando una guerra etnica. Questo sta a dimostrare che l’America è ancora potente in Africa ma ancora per poco a causa della sottile opera di penetramento economico, politico, militare e culturale messo in atto da Pechino.

Ad Addis Tillerson ha incontrato Moussa Faki Mahamat capo della Commissione della Unione Africana. Si è discusso di sicurezza contro-terrorismo, commercio e sviluppo. Pochi sanno che l’incontro è stato possibile dopo una lettera di scuse firmata dal presidente Donald Trump come atto ufficiale riparatore degli insulti pronunciati in gennaio quando definì i Paesi africani Stati di merda.

«Ho ricevuto una lettera di scuse dal presidente Donald Trump indirizzata a tutti i leader africani. Per quanto mi riguarda questo incidente è già passato» ha dichiarato Moussa Faki. Basterà una lettera di scuse per riacquistare la fiducia persa?

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