sabato, Luglio 31

USA – Cina: in una guerra ‘sempre fredda’ tra affari e diritti Nel backstage, i ‘cattivi’ cinesi anch’essi comunisti ma meno enfatizzati degli ideologici russi, diventano ‘buoni’ quando si tratta per l’ipocrita Occidente dei diritti umani i giorni dispari e nelle feste comandate da decenni, di fare tanti, molti affari per il nostro benessere e bilance dei pagamenti e tanta esportazione dei nostri prodotti

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Non crediamo mai abbastanza

a ciò in cui non crediamo

(M. Conte S. 2004)

In un film del 1952, ‘L’ultima minaccia’ di Richard Brooks, un direttore di giornale dopo la morte dell’editore si oppone alla cessione del quotidiano per poter combattere contro un’organizzazione criminale. Forse trasposizione del tragico periodo Maccartista di Hoover, solerte fanatico, dove nella democratica America si scovavano comunisti nel cinema, televisione, giornali,letteratura, una tra le tante pagine oscure dell’edulcorata epopea americana di cui molti si sono innamorati con i visi rassicuranti di Gregory Peck, John Wayne e tanti altri. O quelli ‘cattivi’ determinati di Richard Widmark.

Come in altri Paesi, una vera e propria epurazione di massa. In quel film Ed Hutcheson (Humphrey Bogart) recita una fraseiconica della storia del cinema: «È la stampa, bellezza!»Un modo metaforico con cui si cercava di parare i colpi micidiali di una ‘caccia alle streghe’ (rosse non già schiavisti ed orridi capitalisti) per significare che la stampa provava a costituirsi in quel regime oppressivo quale baluardo e frangiflutti di una dilagante delazione di massa in nome dei valori patriottici, sotto il controllo di Dio, sempre evocato/invocato dalle peggiori figure della Storia.

Ma anche nelle nazioni democratiche come l’America dove ‘noi ci riuniamo come una sola nazione sotto la protezione di Dio’, parole di Biden per il giuramento da presidente lo scorso 20 gennaio a Capitol Hill. Oggi quel motto è ribadito in ‘è il mercato, bellezza!’. Lì le masse erano ancora educate ed orientate a proporsi quali soggetti critici con gli opportuni stimoli in un canone etico nel circuito tra produzione accumulazione profitto, con la stampa baluardo di libertà dell’individuo contro il dominio di ricchi e potenti organizzati che tramavano contro l’uomo comune, potente metafora del cinema americano dell’eroe solitario, oggi stancamente riproposto ma privato ormai di qualsiasi attributo per incidere sul corso degli eventi. Consolidato modello evocativo del principio americano di inviolabilità della libertà individuale in opposizione alle organizzazioni che lo vogliono sottomettere al loro dominio. Oggi, al contrario, dismessi i panni scomodi e faticosi dell’impegno, della responsabilità e dell’approvvigionamento di etica nel serbatoio della propria coscienza, ciò che regola azioni comportamenti e scelte è costituito da un sistema integrato permanente di multinazionali e governi che spandono pubblicità marketing consumi su masse opportunamente veicolate.

Con lo scopo di ottenere la libertà personale in virtù dell’accesso ai consumi, intendendosi la libertà quale spazio di manovra in cui il possesso di denaro consente l’accesso ai reparti di ‘libertà istituzionale’ determinati dalle risorse spendibili, dal denaro in proprio possesso per essere considerati affidabili. Se così in passato la politica determinava percorsi e traiettorie individuali e di massa verso l’accesso all’istruzione l’educazione di sé il miglioramento della propria condizione economica, oggi è il denaro il mercato e l’economia a determinare orientamenti emozioni interessi identità.

Così il nuovo geoconsumo degli affari ha sostituito nel corso di questi decenni ogni altra azione, a cui la politica non ha più saputo e provato a mettere un freno dimostrandosi troppo lenta per la velocità delle transazioni elettroniche e dei trasferimenti di denaro bancari off shore, nel mentre ha abdicato nei confronti dell’economia e denaro al suo orizzonte di controllo e governo delle società. Siamo nel territorio planetario reale e virtuale regolato dal potente e remunerativo peso del denaro nell’epoca della società del consumo. Di tutto, ogni oggetto e bene, trasformato in veicolo di commercializzazione. Lo sport non fa eccezione, anzi. Ed in particolare i tornei di calcio tra le nazioni attirano investitori eccellenti avendo i riscontri ed attenzioni maggiori. Mentre Biden nella sua vecchia ed ormai asfittica strategia di un ritorno ad una Guerra Fredda 2.0 con armi tecnologie e simboli nuovi, essendo un signore ormai di ottant’anni che da quel mondo bipolare viene, chiede all’Occidente di rinserrarsi nuovamente contro il “nemico” storico, l’orso russo, in realtà vuole sviare l’attenzione da una guerriglia ideologica molto più cogente, per loro, quella contro la Cina.

Militarizzando il dibattito interno alla ricerca della ‘pistola fumante’, ovvero il virus prodotto nei laboratori cinesi e magari disperso apposta per fottere l’Occidente (e giù tesi complottiste dove tutti sanno qualcosa…). Sti americani sempre col fucile in mano, la loro epica trasferita a tutto l’Occidente omologato conformisticamente ad un’antropologia umana e culturale a noi estranea ma da cui siamo ormai ‘infettati’ (pensate solo a tutto l’immaginario filmico e televisivo con battute e comici assolutamente estranei ai nostri canoni culturali. Basta sentirle, battute e faccette dei miliardi di telefilm o sitcom per restare sconcertati). Insomma, è urgente e necessario colpire la Cina perché il dragone cinese con le lanterne rosse è ormai il nuovo fronte bipolare del XXI secolo. La Russia va un poco irretita e tanto tenuta a bada con sanzioni e tanto forse basta, concedendole qualcosa, ma poi gli alleati tipo Germania non devono proprio fare affari con i russi, vedi gasdotto Northstream con riserve energetiche a cui i tedeschi non intendono, ovviamente, proprio rinunciare. Insomma i Campionati europei che non capisco perché si giochino a migliaia di chilometri di distanza, non avendo particolare interesse per uno sport, no errore, un business sportivo di pedestri osannati tatuati professionisti, preferendo palle ovali ed una filosofia di vita che ancora tiene. Ho visto qualche partita dell’Italia ed ho scoperto in giro che piace. Dinanzi allo schermo tv, non con birra maccheroni e rutti incorporati di Fantozzi, ho visto qualche partita ed il terreno di gioco ha sempre, ovvio, inquadrato i tabelloni a bordo campo che mutano pubblicità.

Ebbene, mentre la nuova ‘vecchia’ politica americana invita gli alleati a cui darà una mano se si assoggetteranno alle decisioni strategiche, quelle americane, ad un fronte unito contro la Cina, la ‘politica’ della pubblicità favorisce la penetrazione cinese nei mercati europei. Difatti agli europei di calcio 2020, sì poi giocati quest’anno dopo il controllo della pandemia grazie ai vaccini, 4 sponsor su 12 ufficiali sono cinesi: Hisense, Alipay, Vivo e TikTok. Ci sarebbe anche AntChain società che si occupa di blockchain, insomma criptovalute, che con Alipay fa parte del colosso Alibaba. Come dice il Global Times (occhio alla titolazione), quotidiano cinese, questa presenza milionaria di aziende cinesi quali sponsor di partite che per i fusi orari si vedono pure poco in Cina,“rappresenta l’ambizione dei brand cinesi di diventare globali”. Poi c’è Gazprom, russa, Qatar Airways, araba. L’Europa commerciale e degli affari è molto richiesta, è una platea di ca. 500 milioni di abitanti di un’area molto ricca. Qui l’Uefa dichiara ricavi per ca. 2 miliardi di euro, di cui 480 milioni arrivano dai contratti di sponsorizzazione, 1/4, risorse ingenti come si vede.

Così Hisense la primavera dell’anno scorso ha inserito il portale online Uefa.tv tra le app delle sue televisioni. Alipay, piattaforma per pagamenti digitali, dal canto suo, con 200 milioni è il partner ufficiale dei pagamenti oggi e ad Euro2024. AntChain è da poco blockchain partnerdell’Uefa. Vivo, poi, guarda caso, è produttore di smartphone è strategico perché oltre alla Coppa del Mondo 2018 e 2022 ha nel suo portafoglio la sponsorizzazione di questo europeo e di quello del 2024. Poi c’è TikTok, la nuova forma di demenza di massa dove piccoli ‘inventori’ del nulla cosmico fanno proseliti a decine di milioni. Ma attenzione, nel nuovo mondo post natale e pre adolescenziale il futuro arriva in un attimo e diviene un’improvvisa forma della politica. Difatti l’anno scorso mentre l’America insanguinava la sua anima con la guerra elettorale per il nuovo presidente, fece scalpore la notizia, poi manco a dirlo virale, anche se oggi porta male, di un’affollata convention pro Trump in un palazzetto ampio. Ebbene, le restrizioni anti covid e la sicurezza per l’ex fascista alla Casa Bianca obbligarono ad una prenotazione elettronica dei posti. A manifestazione in corso furono contati centinaia di posti vuoti che con un’azione di guerriglia elettronica tanti giovanissimi avevano prenotato facendo finta di presentarsi. Figuraccia, tra tante, di Donald che da pericoloso infantile sociopatico cominciò una guerra personal-politico-ideologica con Tiktok appunto. Cinese anch’essa.

Di qui passano le azioni di geopolitica commerciale che hanno lo sport quale luogo di propagazione del proprio brand con i gesti simbolici moltiplicati e riprodotti a scala planetaria di cambiamenti sociali e di costume che poi divengono il dibattito corrente, politico e non. Pensate solo alla propagazione del movimento di Black Lives Matter o all’inginocchiamento nei diversi campi di gioco degli atleti contro il razzismo. Queste le nuove forme di dibattito da cui la politica è totalmente estranea. Così nell’Occidente capitalistico come nell’Oriente a capitalismo di Stato il mercato degli investimenti in pubblicità costituisce una voce rilevante di produzione del proprio pil nazionale con cui commerciare con altri Paesi e di strategia di accesso a nuovi mercati. Dunque per un verso la scena della rappresentazione sociale utilizza linguaggi simboli codici per perpetuare una sorta di nuova versione della ‘Guerra Fredda’ degli anni ’50 del secolo scorso. Allora con il socialismo sovietico, oggi con la capitalista Cina. Questa la scena. Poi c’è il backstage, le quinte della rappresentazione sociale della vita sociale, in cui i ‘cattivi’ cinesi anch’essi comunisti ma meno enfatizzati degli ideologici russi, diventano ‘buoni’ quando si tratta per l’ipocrita Occidente dei diritti umani i giorni dispari e nelle feste comandate da decenni, di fare tanti, molti affari per il nostro benessere e bilance dei pagamenti e tanta esportazione dei nostri prodotti. Ma i cinesi hanno la pena di morte, beh anche i democratici americani, ma i cinesi torturano il popolo degli uiguri, beh gli americani hanno fatto lo stesso con i nativi americani i pellerossa, poi a Guantanamo con sospetti (sospetti) terroristi islamici, con il troppo enfatizzato Obama che aveva promesso di chiudere un luogo di detenzione le cui privazioni e tortura non hanno pari nel mondo. Sì ma i cinesi sono senza scrupoli, perché gli americani quanti ne hanno e verso chi? Sono due facce del medesimo modello capitalistico. Ora, quando ci conviene facciamo affari con ‘loro’, poi quando mettiamo la maschera della politica pretendiamo di volerci ed essere migliori? No, forse siamo solo due espressioni diverse del medesimo agire. Certo poi in America si può parlare, in Cina il Partito non lo prevede, da noi si critica, poi più nulla, lì chi critica è già eliminato. Questa è roba buona per i nostri dibattiti morali da salotto. Nei consigli di amministrazione ad Ovest e ad Est cambia il taglio degli occhi, non la sostanza del portafoglio. Capitale lì e qui, il resto sarebbe noia se non chiamassero noi comuni mortali a combattere guerre decise da altri. Ci si tornerà su questo tema, centrale in quest’epoca.

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Sull'autore

PhD Sociologo, scrittore per elezione e ricercatore per vocazione, inquiete persone ancora senza eteronimi di Pessoa. Curioso migrante di mondi, tra cui Napoli, Vienna, New York. Ha percorso solo per breve tempo l’Università, così da preservarlo da mediocrità ed ipocrisie, in un agone dove fidarsi è pericoloso. Tra decine di pubblicazioni in italiano ed in lingua si segnala l’unica ricerca sociologica al mondo sull’impianto siderurgico di Bagnoli, Conte M. et alii, 1990, L’acciaio dei caschi gialli. Lavoro, conflitto, modelli culturali: il caso Italsider di Bagnoli, Franco Angeli, Milano, Pref. A. Touraine. Ha diretto con Unione Europea e Ministero Pari Opportunità le prime indagini sulle violenze contro le donne, Violenza contro le donne, (Napoli 2001); Oltre il silenzio. La voce delle donne (Caserta 2005). Ha pubblicato un’originale trilogia “Sociologia della fiducia. Il giuramento del legame sociale” (ESI, 2009); “Fiducia 2.0 Legami sociali nella modernità e postmodernità” (Giannini Editore, 2012); “Fiducia e Tradimento. In web we trust Traslochi di società dalla realtà diretta alla virtualità della network society”, (Armando Editore, 2014). Ha diretto ricerche su migrazioni globali, lavoro e diritti umani, tra cui 'Partirono bastimenti, ritornarono barconi. Napoli e la Campania tra emigrazione ed immigrazione' (Caritas Diocesana Napoli, 2013 con G. Trani), ed in particolare “Bodies That Democracy Expels. The Other and the Stranger to “Bridge and Door”. Theory of Sovereignty, Bio-Politics and Weak Areas of Global Bίos. Human or Subjective Rights?” (“Cambridge Scholar Publishing”, England 2013). Nella tragica desiderante società dello spettacolo scrive per non dubitare troppo di se stesso, fidarsi un poco più degli altri e confidare nelle sue virtuose imperfezioni. Sollecitato, ha pubblicato la raccolta di poesie Verba Mundi, Edizioni Divinafollia, Bergamo. È Vice Presidente e Direttore Scientifico dell’Associazione Onlus MUNI, Movimento Unione Nazionale Interetnica.

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