lunedì, Novembre 29

USA – Cina: COP26 rilancia la cooperazione La dichiarazione di Glasgow dimostra come esista una disponibilità dei due governi a continuare a collaborare su temi considerati di interesse comune

0

La dichiarazione congiunta Stati Uniti-Cina sul clima annunciata a margine della conferenza COP26 di Glasgow rappresenta un segnale importante sia per il suo possibile impatto sul futuro delle emissioni di gas effetto serra (greenhouse gases GHGs), sia per quello sulle relazioni fra i due Paesi. In sé considerati, i termini dell’intesa sono piuttosto vaghi, anche in quelli che sono individuati come ambiti d’azione privilegiati. Soprattutto, la dichiarazione sembra incentrata – più che su nuove iniziative – su impegni che i due Paesi hanno già assunto autonomamente negli scorsi mesi. A questo livello, la misura più eclatante appare l’impegno a dare vita, in futuro, a un gruppo di lavoro congiunto (Working Group on Enhancing ClimateAction in the 2020s) che dovrebbe incontrarsi regolarmente per affrontare la crisi climatica e fareavanzare il dialogo multilaterale, concentrandosi sul rafforzamento delle azioni concrete nel corso di questo decennio. Ridurre l’intesa a un semplice accordo ‘cosmetico’ sarebbe, però, riduttivo. La sua firma assume, infatti, un valore particolare sia alla luce di quelli che appaiono i probabili esiti di COP26, sia di quelli che sono, oggi, i rapporti fra Washington e Pechino.

Nonostante l’urgenza delle questioni trattate, COP26 non è partita sotto i migliori auspici. Nel percorso di avvicinamento, sono emerse divergenze se non sull’obiettivo di fondo della lotta al riscaldamento globale, sul modo migliore di conseguirlo. Fra l’altro, il tema della carbon tax si era rivelato fonte di contrasti fra l’Unione Europea e una serie di altri attori (primi fra tutti gli Stati Uniti), mentre il blocco dei Paesi in via di sviluppo aveva ribadito la propria contrarietà ad adeguare i propri standard in materia di clima alle richieste di quelli più avanzati. Alla vigilia dell’apertura dei lavori, le critiche rivolte dal Presidente Biden ai leader di Russia e Cina per la partecipazione solo virtuale al G20 di Roma e la prevista assenza alla conferenza di Glasgow avevano contribuito anch’esse a rendere l’atmosfera pesante. Date queste premesse, il fatto che sia stato possibile giungere a un’intesa fra Washington e Pechino rappresenta, quindi, un indubbio successo; un successo che acquista maggior valore se si tiene conto di come le eventuali misure incorporate nel documento finale di lavori dovranno comunque passare – per la loro implementazione – dalle forche caudine delle diverse legislazioni nazionali.

Altrettanto importante è il fatto che, per giungere all’accordo, Stati Uniti e Cina abbiano dovuto accantonare almeno per il momento le differenze che li separano su una lunga serie di questioni. Negli ultimi mesi, i rapporti fra i due Paesi si sono considerevolmente irrigiditi (sia a livello formale, sia sostanziale), anche se un canale di dialogo ufficiale non è mai venuto meno. La pressione militare di Pechino su Taiwan e la dura presa di posizione dell’amministrazione a favore del governo di Taipei sono stati solo gli ultimi motivi di screzio. La dichiarazione di Glasgow dimostra, tuttavia, come esista una disponibilità dei due governi a continuare a collaborare su temi considerati di interesse comune. È la linea d’azione che il Presidente Biden aveva dichiarato di volere seguire al momento del suo insediamento: una politicadel doppio binario’ applicata anche nei confronti della Russia, che rispecchia il rapporto competitivo che Washington mantiene con questo soggetti ma che, allo stesso tempo, riconosce il loro status di interlocutori necessari nella gestione dei grandi problemi globali, fra cui quelli della non proliferazione, del contrasto della pandemia e – appunto – della lotta al cambiamento climatico.

Ovviamente, sarebbe eccessivo parlare della dichiarazione di Glasgow come del primo passo verso una ‘distensione’ nei rapporti fra Stati Uniti e Cina. Allo stesso modo, non bisogna sopravvalutare la portata che tale dichiarazione potrà avere nelle strategie di contrasto al global warming. Il documento è, anzitutto, un ‘primo impegno presentato alla comunità internazionale, che successivamentecome le altre conclusioni di COP26 – si dovrà concretizzarenelle misure adottate dei diversi governi. Tuttavia, sul piano dei rapporti fra Washington e Pechino, il fatto di essere giunti alla firma di un accordopur con tutte le sue ambiguità mette in luce la possibilità concreta di individuare spazi di cooperazione che superino le divergenze esistenti. In questo senso, esso rappresenta un successo importante per l’amministrazione Biden; un successo che (anche per la sua valenza simbolica) rilancia il profilo della sua politica estera in un momento in cui – complici la cattiva gestione del ritiro delle truppe USA dall’Afghanistan, il deterioramento delle relazioni NATO-Russia e le crescenti tensioni con i partner europei – quest’ultima aveva cominciato a mostrare profili di fragilità potenzialmente pericolosi.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->