domenica, Novembre 28

USA: censimenti e politiche migratorie Con l'approccio aggressivo di Trump sull'immigrazione potrebbe cambiare il formulario del censimento

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Negli Stati Uniti ha fatto molto discutere la decisione, annunciata dal Dipartimento del Commercio, di inserire nel prossimo censimento del 2020 la domanda sulla cittadinanza: le persone censite dovranno quindi dichiarare se sono Cittadini USA o semplici residenti. Una domanda del genere non si vedeva in un censimento statunitense dal 1950. Se da un lato è chiaro che si tratti di una conseguenza della politica protezionista che il nuovo Presidente, Donald Trump, sta tentando di portare avanti, dall’altro la questione potrebbe sollevare problemi non indifferenti.

La pratica di censire gli abitanti di una città o di uno Stato è molto antica e, a seconda del logo e dell’epoca, ha rispecchiato scopi e necessità differenti dei Governi.

Si hanno notizie di censimenti estremamente antichi, ma fu nell’antica Roma repubblicana che la prassi divenne abituale. Qui il Censimento (dal verbo latino ‘censere’: valutare, ma anche decidere) era affidato a delle figure specifiche, per l’appunto i Censori, e aveva il duplica scopo di contare il numero di uomini abili alle armi e di calcolare le tasse che questi avevano il dovere di pagare in rapporto alla propria ricchezza: si trattava, in realtà, di due operazioni strettamente congiunte in quanto, nel periodo in questione (VI-V secolo a.C.), il ruolo del Cittadino romano nell’organizzazione militare era legato alla propria ricchezza (il ‘censo’), dato che questi era obbligato a provvedere di tasca propria all’equipaggiamento militare. Con l’allargarsi dei territori sottoposti alle leggi della Repubblica, si estese anche la prassi dei censimenti che, tra l’altro, dovevano anche tener conto delle risorse umane presenti nelle nuove Province.

Dopo l’interruzione medioevale e la graduale ripresa (a livello molto locale) a partire dal XV secolo d.C., la prassi del censimento tornerà in auge nel XVIII secolo. A parte il caso svedese del 1749, il primo censimento moderno si è avuto nei neonati Stati Uniti d’America nel 1790. L’allora Segretario di Stato, Thomas Jefferson, fu incaricato di gestire il primo censimento del nuovo Stato, come sancito dalla Costituzione: la necessità di un censimento della popolazione era dovuta al fatto che, secondo le regole che gli Stati Uniti si erano appena dati, il numero di rappresentanti di ogni Stato al Congresso era calcolato in base alla popolazione dello Stato stesso. Da allora, negli USA, si è avuto un censimento ogni dieci anni.

Nell’arco degli oltre duecentoventi anni trascorsi dal 1790, i censimenti USA si sono evoluti rispecchiando, di volta in volta, le necessità del caso. Se i primi censimenti non tenevano conto che dei capifamiglia, nel 1850 si passò a registrare tutti i membri del nucleo familiare, compresi gli schiavi. A metà del XIX secolo, infatti, le necessità di uno Stato che si avviava a passi rapidissimi verso la modernità rendevano obsolete le statistiche fondate solo sui nuclei familiari.

Dopo il 1850, gli schiavi furono censiti solo un’altra volta, nel 1860, prima che la schiavitù fosse abolita dal Presidente Abraham Lincoln nel 1863 (anche se, per avere un’applicazione effettiva nei territori che in quell’anno facevano ancora parte degli Stati Confederati d’America, bisognerà aspettare la fine della Guerra Civile, nel 1865).

Il caso dei nativi americani è più complesso di quello degli schiavi. Nel 1860, vennero censiti quei nativi che avevano rinunciato alle proprie tradizioni, ma solo nel 1890, con la fine della resistenza delle antiche tribù (proprio nel 1890 ebbe luogo il Massacro di Wounded Knee che viene tradizionalmente considerato l’ultimo atto delle cosiddette Guerre Indiane), che tutti i nativi vennero conteggiati stabilmente nelle operazioni di censimento. La risoluzione della ‘questione indiana’ portò il Governo di Washington a cambiare atteggiamento verso le popolazioni native, anche in considerazione del fatto che, da un lato non esisteva più la frontiera e gli USA si estendevano ora dalla cosa atlantica a quella pacifica, dall’altro i censimenti si basavano sul principio di ‘residenza abituale’. Secondo questo principio, il censimento deve raccogliere i dati di coloro che risiedono abitualmente sul territorio statunitense.

Questo apre una nuova questione: a partire dagli anni ’80 del XIX secolo, gli Stati Uniti furono oggetto di una fortissima ondata migratoria che portò masse provenienti da tutto il mondo (ma soprattutto dalla Vecchia Europa) a trasferirsi seguendo il ‘sogno americano’. Il flusso migratorio di fine ‘800 non si è mai interrotto e, se da un lato ha contribuito alla grande crescita industriale degli USA nei primi anni del XX secolo, dall’altro ha portato sul territorio milioni di persone provenienti da ogni dove. Non è un caso che, a partire dal 1960, i censimenti USA non riportassero più la domanda sulla cittadinanza: secondo il principio di ‘residenza abituale’, ai fine del censimento non è importante che ci si trovi di fronte a un Cittadino statunitense o a un immigrato residente.

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