lunedì, Novembre 29

USA: Biden prova a ‘riprendersi’ l’America Latina Alla visita del Segretario di Stato, Anthony Blinken, in Ecuador e Colombia si lega una parte non secondaria dell’azione dell’amministrazione Biden: l’avvio del programma del B3W per contrastare la Cina e il rilancio della democrazia nella regione

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Spesso lontana dall’attenzione europea, l’America latina è un teatro strategico importante per gli Stati Uniti, sia per la sua prossimità geografica, sia per l’intreccio di interessi politici, economici e di sicurezza che da tempo lega il Nord e il Sud dell’emisfero occidentale. Nonostante le differenze, tutte le amministrazioni hanno sviluppato una propria strategia verso questa parte del mondo, dando corpo a una necessità che, nel corso degli anni, si è fatta sempre più stringente. In questa prospettiva, alla visita del Segretario di Stato, Anthony Blinken, in EcuadorColombia si lega una parte non secondaria dell’azione dell’amministrazione Biden. Gli anni della presidenza Trump sono stati difficili anche per i rapporti con l’America latina, dagli screzi legati alla questione del muro con il Messico, che hanno accompagnato l’amministrazione fino all’esplodere della più pressante emergenza COVID-19, alla gestione ‘muscolare’ della crisi esplosa in Venezuela nel gennaio 2019, ai rapporti tesi con vari Paesi della regione, che secondo alcuni osservatori, avrebbero avuto come effetto principale quello favorire la penetrazione cinese in quello che è il tradizionale giardino di casa di Washington.

Anche per questo, il successo elettorale di Biden (che, negli anni della vicepresidenza, aveva prestato un’attenzione particolare alle vicende latinoamericane) era stato salutato con favore di quanti ritenevano necessario un netto cambio di rotta verso la regione. Nei mesi successivi queste attese sono andate almeno in parte deluse, spingendo alcune frange dell’establishment politico e militare statunitense a chiedere all’amministrazione di tornare a includere i rapporti con l’America centrale e meridionale fra le sue priorità. Tuttavia, si sono registrati anche segnali in senso contrario. Fra questi, occorre ricordare la visita, alla fine di settembre, del Vice-consigliere per la sicurezza nazionale responsabile per le questioni economiche internazionali, Daleep Singh, in Colombia, Ecuador e Panama, e gli incontri che questi ha avuto con personalità del mondo politico, economico e della società civile, per l’avvio di una prima tranche di investimenti infrastrutturali ‘di qualità’ da inquadrare all’interno del programma Build Back Better World (B3W), approvato a luglio dai Paesi del G7 per contrastare la penetrazione della Belt and Road Initiative di Pechino nelle aree a medio e basso reddito.

Da una parte, il viaggio di Blinken sviluppa e approfondisce questa linea d’azione. Non a caso, la questione B3W’ ha trovato ampio spazio nelle conferenze stampa congiunte tenute dal Segretario di Stato con il ministro degli Esteri di Quito, Mauricio Montalvo, e con il Presidente colombiano, Iván Duque Márquez. La questione dei progetti infrastrutturali e del loro possibile ruolo come motori di sviluppo sono stati, tuttavia, inquadrati nella prospettiva cara all’amministrazione Biden del rilancio della democrazia nella regione, democrazia messa a rischio – agli occhi della Casa Bianca – sia dal crescente attivismo cinese, sia dal rafforzarsi della ‘doppia minaccia’ dell’autoritarismo e del populismo. In questa prospettiva, la scelta quali interlocutori dei governi di Colombia ed Ecuador (due Paesi che Washington considera ‘democrazie stabili’) non appare casuale. Soprattutto la Colombia, inoltre, ha rappresentato, in passato, uno dei principali beneficiari dell’assistenza militare statunitense; uno stato di cose che il Presidente Biden vorrebbe superare, anche per dimostrare la capacità degli USA di instaurare, con i vicini meridionali, rapporti di collaborazione più complessi e articolati.

È un aspetto che anche Blinken ha sollevato, rilevando come sia giunto il momento, per Washington, di ricorrere ad altri strumenti, fra quelli a sua disposizione, per affrontare in modo strutturale le cause dei molti problemi della regione. Sarà, comunque, difficile superare la diffidenza che molti Paesi latino-americani, nel corso degli anni, hanno maturato verso gli Stati Uniti e quella che è percepita come l’ingerenza (spesso indebita) di questi nei loro affari interni. Ci sono, infine, le questioni aperte di Cuba, del Venezuela e – sempre più chiaramente – del Nicaragua; tutti Paesi i cui governi sono visti da Washington come minacce più o meno serie alla stabilità regionale. Si tratta di problemi cui il viaggio del Segretario di Stato ha risposto solo in parte e in un modo non privo di ambiguità. Il successo della strategia di rilancio della democrazia promossa dall’amministrazione passa, infatti, anche attraverso la disponibilità di risorse che al programmaB3W sembrano oggi mancare attraverso la capacità di avviare azioni politiche (per esempio, in tema di lotta alla corruzione o di promozione dei diritti umani) che non è chiaro quanto le diverse élite locali siano realmente disposte a sostenere.

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