lunedì, Ottobre 18

USA: Biden e quel bilancio che s’ha da fare Sinora, la via d’uscita è stata rappresentata dalla capacità di negoziare – all’interno del Congresso – un consenso bipartisan fra le sue componenti moderate. Tuttavia, dal punto di vista dell’amministrazione, è una via d’uscita assai rischiosa

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Come è consueto ormai da qualche anno, l’inizio di ottobre coincide con il riaccendersi della tensione fra Casa Bianca e Congresso sull’approvazione del bilancio federale. Anche se non sempre questa tensione ha portato a conseguenze eclatanti, essa è comunque indicativa delle divergenze che esistono fra Esecutivo e Legislativo, divergenze che acquistano particolare valore quando lo stesso partito esprime sia il Presidente, sia la maggioranza nelle due Camere. Da questo punto di vista, l’amministrazione Biden non fa eccezione. Già negli scorsi mesi, il Presidente ha avuto contrasti spesso vivaci con il Congresso intorno a questioni finanziarie. Non stupisce, dunque, che il dibattito sulle priorità per l’anno fiscale entrante sia diventato il nuovo terreno di lotta. Se la promulgazione ‘in extremis’ di un provvedimento (‘stopgap bill’) che assicura il finanziamento dei servizi federali per i prossimi due mesi ha infatti scongiurato (almeno fino alla fine di dicembre) il temuto shutdown, il confronto, nelle settimane a venire, è destinato a continuare, mettendo alla prova quella che è la forza dei due contendenti.

Quali sono i maggiori punti di divergenza? In sintesi, il confronto si gioca sull’ambizioso (e costoso) programma di interventi che l’amministrazione conta di realizzare nel campo della sicurezza sociale e che rappresenta un pilastrodel suo programma. Già negli scorsi mesi, la Casa Bianca ha cercato di usare il ‘pacchetto infrastrutture(il cui iter di approvazione è iniziato ai primi di agosto) come un‘cavallo di Troia’ per fare passare una serie di misure in questo campo, misure poi abbandonate proprio di fronte alle resistenze del Congresso. Il Presidente ha comunque annunciato la volontà di rilanciare la questione con un nuovo pacchetto da 3,5 trilioni di dollari che prevede – fra l’altro – l’aumento della tassazione a carico delle imprese e dei redditi più alti, interventi per l’assistenza all’infanzia, un’estensione del sistema dei congediretribuiti, investimenti nel campo delle energie pulite e dell’istruzione (soprattutto in ambito prescolare e nei community college) e un potenziamento della copertura sanitaria pubblica; un pacchetto che il Congresso ha trovato in agenda alla ripresa dei lavori dopo la pausa estiva.

Le divergenze all’interno dello stesso Partito democratico sono, tuttavia, forti. In tema di assistenza sanitaria, per esempio, il partito non ha ancora deciso se dare priorità all’espansione del programma Medicare o potenziare il meccanismo definito dall’Affordable Care Act (‘Obamacare’). Anche l’entità complessiva degli interventi è oggetto di contesa, con la componente moderata preoccupata per le conseguenze di quello che considera un aumento eccessivo della spesa pubblica. Su questo punto, i suoi timori si saldano con quelli dell’opposizione repubblicana, che da subito ha espresso la sua contrarietà a un aumento della pressione fiscale. Di contro, l’ala ‘radicale’ del partito ha condizionato il suo sostegno all’amministrazione a una rapida approvazione degli interventi in campo sociale, determinando l’emergere di una sostanziale situazione di stallo. L’aumento del debito pubblico (28,43 trilioni di dollari ad agosto, con un aumento di 1,7 trilioni rispetto allo stesso mese dello scorso anno) aggiunge al dibattito una dimensione ulteriore e contribuisce ad approfondire le divergenze che separano i due schieramenti.

È uno scenario oggettivamente complesso, anche alla luce della difficoltà che l’economia statunitense sta attraversando nel riprendersi dagli effetti della pandemia e di quello che appare l’indebolimento che la posizione del Presidente ha sperimentato negli ultimi mesi. Come ha dimostrato anche la vicenda dello ‘stopgap bill’, sinora, la via d’uscita è stata rappresentata dalla capacità di negoziareall’interno del Congresso un consenso bipartisan fra le sue componenti moderate. Tuttavia, dal punto di vista dell’amministrazione, è una via d’uscita assai rischiosa. Il rischio è, infatti, che questo modo di procedere finisca per elidere il ruolo della Casa Bianca eridimensionando la portata delle sue ambizioni per esporla a nuovi attacchi sia ‘da destra’ sia ‘da sinistra’. Riaffiora, qui, una fragilità già emersa all’epoca della vittoria elettorale di Biden: la difficoltà di rispondere in modo efficace alle attese di cambiamento che hanno accompagnato il suo successo e di portare avanti una vera strategia di riconciliazione nazionale (‘healing’) a fronte di un Paese e una rappresentanza politica fortemente polarizzati.

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