martedì, Ottobre 26

USA: Biden, cento giorni di … ‘attivismo regolatorio’ Da un lato, il largo ricorso alle azioni esecutive si giustifica con il perdurare dell’emergenza COVID-19 e la volontà di mandare subito chiari segnali di discontinuità rispetto ad alcune scelte dell’amministrazione precedente, dall’altro esso sembra legarsi al desiderio di aggirare le secche di un iter congressuale potenzialmente ‘a rischio’

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Senza particolari exploit mediatici, l’amministrazione Biden sta avvicinandosi alla boa dei cento giorni, appuntamento in cui è uso tentare un primo bilancio del suo operato. Anche se l’attenzione del pubblico è stata attirata soprattutto dagli screzi che ci sono stati con Russia, Cina e Turchia, è stato soprattutto sul piano interno che il Presidente si è mosso. Dal 20 gennaio, Joe Biden ha firmato oltre sessanta azioni esecutive, ventiquattro delle quali volte a ribaltare le scelte fatte dal suo predecessore. Fra i campi in cui è intervenuto vi sono stati il blocco dei finanziamenti per la costruzione del muro di confine con il Messico, la cancellazione del ‘travel ban’ per i viaggiatori provenienti da una serie di Paesi musulmani considerati ‘a rischio’, l’introduzione dell’obbligo della mascherina in tutte le strutture federali, il potenziamento della campagna vaccinale contro il COVID-19, la cancellazione del programma per la costruzione dell’oleodotto Keystone XL, la fine delluso da parte delle autorità federali delle prigioni private e la fine del bando sull’arruolamento di personale transgender nelle forze armate.

Accanto agli interventi diretti (il cui numero ha ampiamente superato quello già alto dei suoi predecessori), Biden ha inoltre ratificato importanti atti del Congresso (primo fra tutti il massiccio pacchetto di rilancio dell’economia contenuto nel c.d. American rescue plan) e messo sul tavolo ulteriori proposte sia in campo economico, sia in materia di legislazione sociale – destinate a concretizzarsi nei prossimi mesi. Cosa più importante, la Casa Bianca ha svolto, sinora, un ruolo molto attivo tanto nel definire l’agenda di lavoro del Legislativo, quanto nel favorire un approccio sostanzialmente bipartisanai temi in essa contenuti. Sul piano concreto, la risicata maggioranza di cui il Partito democratico gode soprattutto in Senato è un elemento che rende questo tipo di approccio una scelta pressoché obbligata. Sul piano dell’immagine, tuttavia, esso conferma la volontà – che Biden ha ampiamente annunciato durante la campagna elettorale – di rompere con l’esperienza dell’amministrazione Trump e di rilanciare in maniera chiara il ruolo della Casa Bianca come perno degli equilibri politici del Paese.

Si tratta, quindi, di un bilancio tutto sommato positivo, come attestano anche vari indici quantitativi. Sul fronte sanitario, in questi cento giorni sono state inoculate oltre 220 milioni di dosi di vaccino; su quello del lavoro, il numero degli occupati è aumentato di 1.384.000 unità; su quello dell’economia, le stime indicano una crescita del PIL nei primo trimestre 2021 del 6,4% su base annua contro il 4,3% del trimestre precedente e gli analisti sono concordi nel prevedere, per i prossimi mesi, una fase di robusta crescita, anche se, per alcuni, il tasso di occupazione non tornerà ai livelli pre-crisi prima della metà del 2023. Tuttavia, lo scenario non è tutto rose e fiori: la ripresa della pressione migratoria al confine meridionale ha già sollevato preoccupazioni nell’opinione pubblica, che proprio sul tema delle politiche migratorie e di sicurezza appare più critica verso l’operato dell’amministrazione; inoltre, il tasso di gradimento del Presidente (oggi attestato intorno al 54% contro il 55% della data di insediamento), rimane piuttosto basso, specialmente a confronto di quello dei primi cento giorni di Barack Obama.

Lo stessoattivismo regolatoriodi Biden non è un segnale del tutto positivo. Se infatti, da un lato, il largo ricorso alle azioni esecutive si giustifica con il perdurare dell’emergenza COVID-19 e la volontà di mandare subito chiari segnali di discontinuità rispetto ad alcune scelte dell’amministrazione precedente, dall’altro esso sembra legarsi al desiderio di aggirare le secche di un iter congressuale potenzialmente ‘a rischio’. In questi mesi, Biden si è significativamente spostato ‘a sinistra’ rispetto alle posizioni che gli sono state in genere attribuite e che lui stesso ha accreditato in campagna elettorale. Tuttavia, una parte dei legislatori democratici e del loro elettorato continua a sentirsi rappresentata poco e male dallamministrazione. In questa prospettiva, il rischio è l’allentarsi della convergenza tattica sinora esistita fra il Presidente e la parte più ‘progressista’ del suo stesso partito. Un’eventualità che – oltre a impattare sull’efficacia dell’azione della Casa Bianca – potrebbe ridare slancio all’opposizione di un Partito repubblicano che, sinora, sembra avere fatto fatica a trovare la propria strada per il dopo-Trump.

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