venerdì, Maggio 14

USA: Biden alla prova del Collegio Elettorale Oggi riunione del Collegio Elettorale. I 538 membri si riuniranno nei loro rispettivi Stati. A Joe Biden dovrebbero andare 306 voti

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Oggi, negli Stati Uniti si riunirà il Collegio Elettorale (per conoscere nel dettagli questa istituzione leggi qui) per eleggere il Presidente e il vice Presidente alla guida degli Stati Uniti per il prossimo quadriennio.
Le elezioni si sono svolte oltre un mese fa, il 3 novembre, e però il sistema elettorale americano prevede che sia il Collegio Elettorale, in accordo con i risultati certificati del voto popolare, ad avere l’ultima parola.
Tutti i 50 Stati hanno già certificato i loro risultati elettorali assicurando che Joe Biden sarà il 46 ° Presidente, ma il voto del Collegio elettorale rende ufficiale il risultato.

Il collegio elettorale non è un luogo, è un processo. ‘College’ deriva dalla parola latina ‘collegium’, una ‘società di colleghi’. In questo caso, è una società di elettori. Secondo la Costituzione, gli elettori sono le persone che effettivamente esprimono voti per il Presidente.

Gli elettori sono scelti dai partiti politici di ogni Stato prima delle elezioni generali di novembre. Il partito il cui candidato ottiene il maggior numero di voti per la presidenza nello Stato ottiene che i suoi elettori votino per quel candidato.

I 538 membri del Collegio Elettorale si riuniranno nei loro rispettivi Stati per votare Presidente e vice Presidente. Il numero di elettori in uno Stato è uguale al numero di membri nella delegazione congressuale dello stato. Il Distretto di Columbia ha tre elettori. La riunione si svolge per legge il primo lunedì dopo il secondo mercoledì di dicembre, ed almeno sei giorni prima gli Stati devono aver completato tutte le procedure e certificato i risultati.

Il candidato che riceverà 270 o più voti dagli elettori del collegio elettorale verrà affermato come il vincitore delle elezioni statunitensi.

Il Presidente eletto Joe Biden dovrebbe ricevere 306 voti elettorali, più dei 270 necessari per eleggere un Presidente, e il Presidente Donald Trump dovrebbe ricevere 232 voti .

Gli elettori di ogni Stato e del Distretto di Columbia si incontrano in un luogo scelto dal loro Parlamento, di solito l’edificio del Campidoglio dello stato dove si riunisce il governo.
Gli elettori esprimono i voti con voto cartaceo: uno per il Presidente e uno per il vice Presidente.
In 32 Stati, più il Distretto di Columbia, ci sono leggi o regolamenti di partito che richiedono agli elettori di votare nello stesso modo in cui avviene il voto popolare nello Stato.

A volte gli elettori rompono l’impegno del loro partito, sono i così detti ‘elettori infedeli’.
Dal 1948 ci sono stati solo 16 ‘elettori infedeli’, nel 2016 sette elettori si sono opposti alla tradizione per votare contro le direttive del proprio Stato, segnando il maggior numero di elettori infedeli in più di un secolo.

E’ un processo decisamente tradizionale e che non attira molta attenzione, ma quest’anno è diverso in quanto Donald Trump ha rifiutato di concedere la vittoria a Biden e ha continuato a fare accuse infondate di frode. Ciò rende questa riunione del collegio elettorale attenzionata dai media.

Espletato il voto, si contano i voti per Presidente e vice Presidente e gli elettori firmano seiattestati di voto’. Ogni certificato è abbinato a un certificato del governatore che dettaglia i totali dei voti dello Stato, ogni coppia viene quindi inviata a vari funzionari statali e federali. La copia più importante viene inviata all’attuale Presidente del Senato, il Vicepresidente Mike Pence. Questa è la copia che verrà conteggiata ufficialmente in seguito. Due copie vanno al Segretario di Stato nello Stato elettore, due vengono inviate all’archivista degli Stati Uniti e una viene inviata al giudice federale del distretto in cui si sono riuniti gli elettori. Tutti i certificati devono essere consegnati entro il 23 dicembre.

Alla prima riunione del Congresso, a Washington, il 3 gennaio, l’archivista consegnerà ogni certificato ricevuto dai governatori dello Stato.
Quindi, il
6 gennaio, in una sessione congiunta del Congresso, in cui sia la Camera che il Senato, si incontrano di persona nella sede della Camera, i voti vengono letti ad alta voce e conteggiati.
In questo processo, tutto sommato tradizionale e esclusivamente procedurale, che conduce al giuramento del nuovo Presidente il 20 gennaio, l’Inauguration Day, ci può essere un intoppo, elettori infedeli a parte: il Congresso può bloccare il conteggio del 6 gennaio.
Secondo una legge del 1887, un membro del Congresso e un senatore insieme possono presentare obiezioni scritte al conteggio dei voti di uno Stato.
Il rappresentante
Morris (Mo) Brooks, un congressista repubblicano molto conservatore dell’Alabama, ha già annunciato la sua intenzione di farlo, nessun senatore, al momento, ha aderito. Brooks starebbe tenendo d’occhio i voti di Arizona, Pennsylvania, Nevada, Georgia e Wisconsin, e secondo il ‘New York Times’, una manciata di alleati affidabili di Trump, inclusi i senatori Ron Johnson del Wisconsin e Rand Paul del Kentucky, sarebbero disponibili a questa operazione. Se Brooks riesce a trovare un partner, il conteggio si interrompe e il Senato e la Camera discutono separatamente l’obiezione al voto dello Stato conteso per un massimo di due ore. Poi la Camera e il Senato votano se sostenere le obiezioni. Entrambe le camere devono votare separatamente per accettare l’obiezione. Altrimenti, l’obiezione fallisce, ha fatto notare il Congressional Research Service. Con la Camera sotto il controllo democratico e i repubblicani che hanno solo una maggioranza esigua al Senato, le probabilità che ciò accada, secondo gli osservatori americanistanno a zero.
Sono state fatte obiezioni solo due volte dal 1887, una nel 1969 su un elettore infedele e una nel 2005 per irregolarità nel voto in Ohio. Nessuno dei due tentativi ha avuto successo.

Per quanto attiene all’appuntamento di oggi, la maggior parte degli Stati trasmetterà in streaming il voto del collegio elettorale sui rispettivi siti web del Governo nei vari fusi orari degli Stati Uniti.

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