giovedì, Aprile 22

USA: attacco al ‘simbolo’ Sirte

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Operazione ‘Al Bonyan Al-Marsous’ (‘Solida struttura’), obiettivo: liberare Sirte. Le forze armate degli Stati Uniti hanno condotto raid aerei contro i combattenti dello Stato islamico a Sirte, in Libia. Lo ha ufficializzato ieri il Pentagono.
I raid sono stati richiesti dal Governo d’unità nazionale e sono stati autorizzati dal Presidente Barack Obama -a seguito di consultazioni con il Segretario alla Difesa, Ashton Carter, e con il capo dello Stato maggiore congiunto, Joseph Dunford.
Gli attacchi in Libia contro lo Stato islamico «continueranno sino a quando il Governo di unità nazionale libico lo richiederà», «non è prevista una scadenza in questo preciso momento» e «ci sarà un accordo attento e coordinato» con le Autorità libiche, ha dichiarato il portavoce del Pentagono, Peter Cook.
Il Primo Ministro libico, Fayez al-Serraj, sempre ieri, ha spiegato che «il Consiglio presidenziale, come comandante supremo dell’Esercito, ha deciso di richiedere agli Stati Uniti di compiere attacchi aerei mirati contro Daesh», secondo il Premier si tratta di «operazioni che sono limitate a un calendario specifico e non andranno oltre Sirte e i suoi sobborghi», precisando che il sostegno internazionale sul campo sarà limitato ad appoggio tecnico e logistico.

L’Italia, ha fatto sapere la Farnesina attraverso una nota ufficiale, «sostiene il Governo di Unità Nazionale guidato dal Primo Ministro Fayez al-Serraj e lo incoraggia dalla sua formazione a realizzare le iniziative necessarie per ridare stabilità e pace al popolo libico. L’Italia apprezza quindi gli sforzi che il Governo di Unità Nazionale e le forze a lui fedeli stanno conducendo per sconfiggere il terrorismo, in particolare l’operazione Bunyan al Marsous per liberare la città di Sirte da Daesh». «Il sostegno italiano a questa operazione si è concretizzato in forme diverse nel corso degli ultimi mesi, in particolare attraverso importanti operazioni umanitarie per la cura dei combattenti feriti e a beneficio delle strutture sanitarie del Paese. In questo contesto l’Italia valuta positivamente le operazioni aeree avviate oggi dagli Stati Uniti su alcuni obiettivi di Daesh a Sirte». ‘Apprezzamento’ per l’azione USA e nessun coinvolgimento italiano, il che ha fatto immediatamente alzare la voce alle opposizioni: «Si dimostra ancora una volta la totale irrilevanza del Governo italiano nello scenario politico internazionale, finanche nel contesto mediterraneo: a fronte della responsabilità quotidiana di provvedere al salvataggio in mare dei migranti, che vede impegnata in prima linea la nostra Marina, quando si tratta di intervenire con operazioni di contrasto e contenimento del terrorismo direttamente nei territori libici, origine del flusso migratorio, spicca l’assenza dell’Italia», ha dichiarato il Presidente dei senatori di Forza Italia, Paolo Romani. «Dalla prima azione coordinata contro il terrorismo islamico richiesta dal Governo legittimo libico, l’Italia non doveva tirarsi indietro: non possiamo essere spettatori delle responsabilità che altri si assumono».  Di fatto, è da maggio scorso che Roma ha deciso di chiamarsi fuori da qualsiasi coinvolgimento militare nel Paese.

La liberazione di Sirte segna una tappa assolutamente strategica sia dal punto di vista militare che, soprattutto, da quello politico, nella guerra contro lo Stato Islamico.
Sirte è l’immagine della battaglia politica e ideale che si sta combattendo in Libia. Oltre ad essere un centro di notevole estensione, con tutte le potenzialità e le risorse di una città portuale, Sirte è un simbolo del potere libico. Qui nacque Muammar Gheddafi, il quale, sebbene contro di lui si sia scagliata la rivoluzione, rimane un grande riferimento per i libici, esattamente come Saddam Hussein per l’Iraq. Il sedicente Califfo, con le milizie e i clan a lui affiliati, sta tentando di trovare una legittimità al suo nuovo Stato, ricorrendo alla causa religiosa, ai simboli tradizionali, alla storia dell’Islam e (soprattutto in Libia e Iraq) agli emblemi dei grandi poteri nazionali locali. Sirte assume quasi un valore messianico di potere, così lo Stato Islamico manda un chiaro messaggio ai popoli africani: il Califfato cammina seguendo le orme degli illustri predecessori e ne assume il valore e il peso morale.

Si deve specificare il fatto che Daesh si rivolge ai popoli africani e non solo ai libici, in quanto lo Stato Islamico sta realmente perpetrando il tentativo di Gheddafi di ‘unificare’ i governi africani in una lega sotto la guida libica, una grande alleanza in opposizione al mondo europeo e americano, che adesso con Daesh assumerebbe la connotazione di ‘islamico’. A prova di ciò, proprio Sirte fu teatro della omonima Dichiarazione che vide (il 9 settembre 1999) la nascita dell’Unione Africana, inoltre, le milizie della Jihad hanno scelto proprio il Ouagadougou Conference Center di Derna come quartier generale, un imponente struttura voluta da Gheddafi per incontrare i Capi degli Stati Africani.

Sirte è dunque un ‘santuario dell’unità libica e di quella dell’intero continente, tuttavia questa non è la sua unica peculiarità: la città è situata al centro della costa libica, lungo la quale si snoda un importantissimo oleodotto, oltre ad essere crocevia delle rotte carovaniere attraverso il deserto da tempi remoti.

Risorse economiche, valori tradizionali e potenziali collegamenti marittimi attraverso il Mediterraneo fanno di Sirte una base strategica rilevante: il flusso illegale di cocaina proveniente dal centro Africa e commerciato dai narcotrafficanti jihadisti può tranquillamente trovare nel porto cittadino un luogo di deposito e distribuzione, garantendo a Daesh soldi facili, aggiunti a quelli guadagnati attraverso gli accordi con scafisti ed altri mercanti di esseri umani e approfittando così delle popolazioni in fuga dalla guerra.

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