domenica, Ottobre 24

USA – Arabia Saudita: non rottura, solo qualche cambiamento La linea di Biden non profila una rottura del legame che esiste fra Washington e Ryad, pur prefigurando la possibilità di qualche cambiamento

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Fra i vari cambiamenti che lo hanno accompagnato, l’arrivo di Joe Biden alla Casa Bianca sembra avere portato anche una sostanziale ridefinizione delle relazioni di Washington con l’Arabia Saudita. L’amministrazione Trump aveva cercato con forza di instaurare un rapporto privilegiato con Riyadh e le altre monarchie conservatrici del Golfo; non caso, nel maggio 2017, la prima visita all’estero dell’allora Presidente aveva avuto per destinazione proprio l’Arabia Saudita, oltre a Israele e ai territori palestinesi. La firma, fra l’agosto e il settembre 2020, dei c.d. ‘accordi di Abramoè stata un altro aspetto di questa politica, basata, fra l’altro, sulla vicinanza al principe ereditario Mohammed bin Salman. Questa vicinanza è stata oggetto di pesanti critiche, in particolare dopo la scomparsa del giornalista dissidente Jamal Khashoggi, nell’ottobre 2018; è stato inoltre osservato come essa si sia affiancata alla progressiva marginalizzazione della figura di re Salman, che pure, dall’epoca della sua ascesa al trono, nel gennaio 2015, aveva rappresentato il principale referente dell’amministrazione USA.

Il rilancio dell’opzione anti-iraniana era stato il fondamento della scelta di Donald Trump. Parallelamente, il piano di riforme avviato da Riyadh sotto la supervisione del Consiglio per gli affari economici e lo sviluppo guidato da Mohammed bin Salman sembrava aprire agli operatori statunitensi importanti prospettive. In un’ottica regionale, infine, il sostegno alla monarchia saudita contribuiva a indebolire le posizioni di Qatar e Turchia, Paesi la cui rivalità con Riyadh si è accentuata, negli ultimi anni, in diversi teatri. Oggi, gli assunti dietro questi obiettivi, sembrano essersi indeboliti. La volontà espressa dall’amministrazione Biden di rilanciare il dialogo con l’Iran non può non passare attraverso un ridimensionamento del rapporto con la monarchia saudita. Sul piano economico, la strategia perseguita da Riyadh all’interno del cartello OPEC+ ha impattato pesantemente sul settore energetico statunitense senza che in altri comparti si vedessero concreti benefici. Infine, anche nel campo dei rapporti con Ankara l’avvicinamento all’Arabia Saudita non sembra avere portato a Washington i risultati sperati.

Sono, quindi, diverse le regioni che hanno spinto la Casa Bianca a un cambio di atteggiamento. In quest’ottica, la scelta di rendere pubblico il rapporto dei servizi di intelligence sulla morte di Khashoggi (che l’amministrazione Trump aveva deciso di secretare) costituisce solo uno dei segnali inviati a Riyadh. La possibile adozione di sanzioni contro un certo numero di cittadini sauditi coinvolti nella scomparsa del giornalista, la scelta di togliere le milizie houti dalla ‘lista nera’ delle organizzazioni terroristiche e quella di sospendere il sostegno alle operazioni militari in corso in Yemen si pongono nella stessa linea; linea che, tuttavia, non profila una rottura del legame che esiste fra Washington e la monarchia. L’Arabia Saudita resta, infatti, un attore centrale nel teatro mediorientale e un interlocutore importante dell’amministrazione. Il fatto che la diffusione del ‘dossier Khashoggi’ sia stata anticipata da Biden in un colloquio con re Salman conferma la volontà di mantenere i rapporti fra i due Paesi sul consueto piano di cordialità, pur prefigurando la possibilità di qualche cambiamento.

Negli scorsi anni, i rapporti di Donald Trump con Mohammed bin Salman sono stati criticati non solo da parte dell’opposizione democratica, ma anche da frange del Partito repubblicano. Fra l’altro, in occasione della scomparsa di Jamal Khashoggi, il Senato ha approvato una risoluzione bipartisan che condannava esplicitamente la responsabilità del principe ereditario nella vicenda. Parallelamente, a Riyadh, l’ascesa di Mohammed bin Salman si è intrecciata con gli scontri che in modo più o meno sotterraneoattraversano la famiglia reale e che hanno portato all’arresto del cugino e precedente erede al trono, principe Mohammed bin Nayef. Ritenuto una delle figure più filoamericane della casa reale, bin Nayef potrebbe vedere, oggi, le sue azioni rilanciate da un allontanamento di Washington dal cugino e questo – in una regione in cui la scomparsa recente dei sovrani dell’Oman, Qaboos bin Said al-Said, e del Kuwait, Sabahal-Ahmad al-Jaber al-Sabah, ha già intaccato equilibri consolidati rischia di aprire nuovi scenari in una lotta per la successione che sembrava da tempo conclusa.

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