mercoledì, Settembre 22

USA: Anthony Blinken, ‘ritorno al passato’? In politica internazionale, la campagna elettorale di Joe Biden è stata tutta incentrata sulla necessità di chiudere con l’esperienza trumpiana. Da questo punto di vista, quella di Blinken appare una scelta tutto sommato naturale

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Con il ‘leakdel nome di Anthony Blinken come quello del futuro Segretario di Stato, il profilo della possibile amministrazione Biden comincia a prendere forma. Attivo nel Partito democratico dei tempi della corsa alla presidenza di Michael Dukakis, alla metà degli anni Ottanta, già membro delle amministrazioni Obama e Clinton, Blinken è stato, fra l’altro, Consigliere per la sicurezza nazionale dello stesso Biden negli anni della vicepresidenza e uno dei suoi più stretti collaboratori nell’ultima campagna elettorale. Secondo le voci che circolano, insieme a quello Blinken, Biden dovrebbe confermare, nei prossimi giorni, anche i nomi del nuovo Consigliere per la sicurezza nazionale e del nuovo Rappresentante permanente alle Nazioni Unite, posizioni per le quali sarebbero ‘in pole position’ Jake Sullivan (che nel febbraio 2013 aveva sostituto Blinken come Consigliere per la sicurezza nazionale del Vicepresidente) e Linda Thomas-Greenfield, che nell’agosto 2013 Barack Obama aveva nominato alla guida dell’Ufficio affari africani (Bureau of African Affairs) del Dipartimento di Stato.

Queste tre nomine concorrono in larga misura a determinare le linee di politica estera della nuova amministrazione, lasciando scoperta la sola posizione del Segretario alla difesa, per la quale sta circondando con insistenza il nome di Michèle Flournoy, anch’essa membro delle amministrazioni Clinton e Obama, nel corso della quali ha ricoperto gli incarichi di Assistente al segretario alla difesa e di Sottosegretario allo stesso dicastero. Nell’insieme, esse sembrano inoltre inviare agli alleati e alla comunità internazionale un segnale rassicurante e ‘continuista rispetto all’esperienza delle precedenti amministrazioni democratiche. Negli ambienti del Dipartimento di Stato (più volte, in passato, al centro degli attacchi di Donald Trump), la possibile nomina di Blinken è stata commentata con favore. Altrettanto favorevoli sono stati i commenti in vari circoli internazionali, secondo cui l’arrivo a Foggy Bottom di un diplomatico ‘di lungo corso’ come Blinken dovrebbe contribuire a smorzare i toni e a contenere l’erraticità chenegli ultimi anni, ha caratterizzato la posizione di Washington.

Sul piano dei contenuti, nel corso della campagna elettorale del 2020, il Segretario di Stato in pectore si è più volte espresso a favore della necessità di ricostruire il rapporto che è tradizionalmente esistito fra gli Stati Unti e i loro alleati, rapporto che a suo dire – sarebbe stato intaccato delle posizioni troppo unilateraliste dell’amministrazione Trump. Blinken si è, inoltre, presentato come un fautore dichiarato della ripresa del dialogo nucleare con l’Iran, interrotto dall’uscita degli Stati Uniti dal JCPOA nel 2018; una posizione che condivide con Jake Sullivan, che, fra l’altro, ha collaborato al raggiungimento dell’accordo del 2015. Da questo punto di vista, la sua visione appare sostanzialmente in linea con quella di Biden e con quella espressa in campagna elettorale da Kamala Harris. Negli anni della presidenza Obama, Blinken è stato, infine, coinvolto, a vario titolo, nella definizione della posizione statunitense su un’ampia serie di dossier, fra cui quello siriano e quello ucraino, rispetto ai quali ha espresso posizioni non sempre in linea con quelle poi adottate dall’amministrazione.

Rispetto all’esperienza di Donald Trump, la nomina di Blinken – se sarà confermata e supererà il vaglio del Senato – rappresenterà quindi, con ogni probabilità, il ‘ritorno al passato’ che, negli ultimi mesi, molti hanno atteso. La cosa, in sé, non stupisce. Di fatto, in politica internazionale, la campagna elettorale di Joe Biden è stata tutta incentrata sulla necessità di chiudere con l’esperienza trumpiana, soprattutto per quanto riguarda il rapporto con l’Europa e le organizzazioni internazionali. Da questo punto di vista, quella di Blinken appare una scelta tutto sommato naturale. Resta, tuttavia, il grosso interrogativo di come essa potrà influire su due dei maggiori dossier sul tavolo dellamministrazione: quello dei rapporti con la Russia e quello dei rapporti con la Cina. Resta, inoltre, in sospeso la questione di quale ‘alchimia si potrà creare con gli altri membri dell’amministrazione, primo fra tutti (se sarà confermato) con un Segretario alla difesa come Michèle Flournoy, che sia nell’amministrazione Clinton, sia in quella Obama ha spesso assunto posizioni ‘da falco’ sui vari temi in agenda.

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