mercoledì, Aprile 21

USA a ferro e fuoco: 8 giorni per capire 50 capitali sotto minaccia dei trumpiani scatenati afferma l’FBI, proteste armate in programma in tutto il Paese. Se sia stata rivolta, insurrezione o colpo di Stato quello del 6 gennaio, molto probabilmente lo si capirà proprio nei prossimi 8 giorni

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«Qualcosa chiaramente non è andato secondo i piani» il 6 gennaio, e quanto accaduto non avrebbe dovuto accadere. Parola di Tom Nolan, Professore Associato di Sociologia, presso l’Emmanuel College, criminologo accademico che in passato ha lavorato come consulente politico senior presso il Dipartimento per la sicurezza interna USA.

Mentre prosegue il rimpallo di responsabilità per l’assalto al Campidoglio delle ‘truppe trumpiane’ tra la Polizia e l’FBI, Nolan spiega come i fatti del 6 gennaio siano totalmente inauditi. Niente è andato come doveva andare, e ora i diversi soggetti responsabili della sicurezza devono prepararsi ai prossimi giorni: gli Stati Uniti sono nuovamentesotto minaccia.
A partire da questa settimana e fino al 20 gennaio, giorno dell’insediamento di Joe Biden, sono in programma proteste armate in tutte le 50 capitali degli Stati e al Campidoglio degli Stati Uniti, secondo un report interno dell’FBI diffuso da ‘ABC News’ e da ‘CNN’.

L’Fbi sarebbe venuto a conoscenza di piani per ‘proteste armate’ in tutte le 50 capitali degli Stati e a Washington nei giorni precedenti la cerimonia, dopo l’assalto a Capitol Hill del 6 gennaio.

«Proteste armate sono in programma in tutte le 50 capitali dal 16 gennaio fino ad almeno il 20 gennaio e al Campidoglio degli Stati Uniti dal 17 gennaio al 20 gennaio». In particolare, si legge nel report, «l’Fbi ha ricevuto informazioni su un gruppo armato identificato che intendeva recarsi a Washington il 16 gennaio. Hanno avvertito che se il Congresso tenterà di rimuovere Trump tramite il 25° emendamento si verificherà una enorme rivolta».

L’Fbi ha anche ricevuto informazioni nei giorni scorsi su un gruppo che chiede di «prendere d’assalto» i tribunali del governo statale, locale e federale e gli edifici amministrativi nel caso in cui il Presidente Donald Trump venga rimosso dall’incarico prima del giorno dell’insediamento. Il gruppo sta anche pianificando di assaltare gli uffici governativi in ogni Stato il giorno in cui verrà insediato il Presidente eletto Joe Biden, indipendentemente dal fatto che gli Stati abbiano certificato i voti elettorali per Biden o Trump.
L’FBI sta anche monitorando le segnalazioni di «varie minacce di danneggiare il Presidente eletto Biden prima dell’inaugurazione presidenziale», afferma il bollettino. «Rapporti aggiuntivi indicano minacce contro il vicepresidente eletto Harris e il Presidente Pelosi».


Le forze dell’ordine federali hanno consigliato alle agenzie di polizia di aumentare la sicurezza negli edifici statali in tutto il Paese. Le forze dell’ordine federali, statali e locali si preparano alla possibilità di ulteriori violenze.

Anche se gli investigatori federali continuano a rintracciare i sospetti dell’attacco della scorsa settimana, il bollettino evidenzia le preoccupazioni che l’assedio del Campidoglio degli Stati Uniti sia stato forse solo l’inizio di azioni potenzialmente violente da parte dei sostenitori del Presidente Donald Trump.

Tutto questo dopo che si è diffusa la notizia che l’Fbi e il dipartimento di Polizia di New York avevano avvertito la Polizia del Campidoglio del rischio che la manifestazione pro-Trump del 6 gennaio a Washington degenerasse in violenze. Il che smentisce quanto si è sostenuto in questi giorni, ovvero che l’intelligence non avesse fornito ai responsabili della sicurezza di Capitol Hill informazioni che consentissero di prepararsi a fronteggiare i tumulti, e in particolare la dichiarazione di Steven D’Antuono, responsabile dell’ufficio di Washington dell’Fbi, il quale aveva affermato che «non c’era stata alcuna indicazione di possibile violenza».

«Prima di questo evento, l’Fbi aveva ottenuto informazioni credibili e utilizzabili su individui intenzionati a recarsi alle proteste che avevano espresso il desiderio di commettere violenza», ha riferito a ‘Nbc’ un alto funzionario dell’Fbi.
Di simili avvisaglie erano pieni, nei giorni precedenti il 6 gennaio, i social frequentati dagli estremisti di destra, a partire da 8kun, il forum erede di 8chan, dove gli utenti avevano parlato per settimane di un ‘assedio al Campidoglio’. «Puoi andare a Washington il 6 gennaio e aiutare ad assaltare il Campidoglio», aveva scritto un utente di 8kun il 5 gennaio, un giorno prima dell’irruzione, «tanti patrioti quanto potremo essere. Assalteremo i palazzi del governo, uccideremo poliziotti, uccideremo guardie di sicurezza, uccideremo agenti e funzionari federali e chiederemo un riconteggio». Anche su social più mainstream, come Instagram e Facebook, era girato un volantino a proposito di una ‘Operation Occupy the Capitol’.

«Per settimane ho visto i gruppi di tutta la destra dichiarare le loro intenzioni», afferma Alex Newhouse, Responsabile della ricerca presso il Center on Terrorism, Extremism, and Counterterrorism, del Middlebury Institute of International Studies «Su Facebook, Twitter, Parler e altre piattaforme, influencer, politici, attivisti e gente comune si sono concentrati sul 6 gennaio come ultima opportunità per prevenire ciò che hanno affermato essere corruzione su scala monumentale. Per la maggior parte di questi attivisti, non c’era altra soluzione possibile se non Trump che emergeva vittorioso. Apertamentehanno discusso di come si stavano preparando a costringere il Congresso e il vicepresidente Mike Pence ad annullare i risultati delle elezioni e dichiarare Trump il vincitore».

Le minacce e la retorica violenta diffuse sui social media, sostiene ‘Nbc’, erano state raccolte dalla Polizia di New York in uno specifico rapporto di intelligence inviato alla Capitol Police, con un elenco dettagliato dei riferimenti a possibili sommosse in occasione della manifestazione. Ma Capitol Police si è fatta trovare impreparata.

Ora gli alert sono evidenti, forti e pubblici, qualsiasi cosa accada la sicurezza americana non si potrà più dire colta di sorpresa, soprattutto, non dovrà più succedere nulla di simile al 6 gennaio. La paura però è tanta, tanto che il sindaco di Washington,Muriel Bowser, ieri ha esortato gli americani a evitare la città durante l’inaugurazione di Biden. Bowser si è detta preoccupata: «Se ho paura di qualcosa, è per la nostra democrazia, perché abbiamo fazioni molto estreme nel nostro Paese, armate e pericolose». «Il trumpismo non morirà il 20 gennaio», ha aggiunto Bowser, che ha chiesto a Trump e al Segretario per la sicurezza nazionale, Chad Wolf, dimissionario proprio da ieri, di dichiarare un pre-disastro per la DC.

«Washington DC è una delle città più controllate al mondo. La US Capitol Police è una forza che conta circa 2.000 ufficiali e opera con un budget annuale di 460 milioni di dollari. Il loro compito è proteggere il Congresso degli Stati Uniti. Ci sono tutte le ragioni per credere che avrebbero dovuto sapere che i sostenitori di Trump intendevano andare in Campidoglio con l’intenzione di contrastare il trasferimento pacifico del potere al Presidente eletto Joe Biden», ha affermato Tom Nolan prima ancora che l’FBI confermasse che le informazioni a Capitol Police erano state passate.Ma se anche così non fosse stato, «dopotutto, Trump ha segnalato ai suoi follower su Twitter per settimane che la giornata sarebbe stataselvaggia»,né hanno nascosto le loro intenzioni violente i suoi sostenitori, come riporta nei dettagli Newhouse. «E il giorno stesso, Trump ha esortato una folla a marciare sul Campidoglio»

La Polizia di Washington, spiega Nolan, non è sola nelle sue attività, Office of Intelligence and Analysis del Department of Homeland Security coordina le attività di raccolta di intelligence tra le forze dell’ordine statali, locali e territoriali e «quasi certamente era a conoscenza delle attività di alcuni degli aggressori e dei loro programmi di attaccare il Campidoglio».
Non bastasse, «il Campidoglio ha un proprio centro di intelligence dedicato il Consorzio di intelligence sulle minacce della regione della capitale nazionale. Questo centro serve a identificare, raccogliere, analizzare e diffondere intelligence relativa alle minacce alle forze dell’ordine».
«È certamente giusto chiedersi se queste organizzazioni di raccolta di informazioni fossero a conoscenza dei piani per attaccare il Campidoglio e se abbiano comunicato tali informazioni alla Polizia del Campidoglio»,afferma Nolan, mettendo il dito nella piaga delle polemiche di queste ore negli Stati Uniti. «La facilità con cui gli aggressori sono stati in grado di violare la sicurezza al Campidoglio sembra suggerire che non ci fossero abbastanza informazioni per consentire alla Polizia di prepararsi adeguatamente. Questa apparente mancanza di intelligence potrebbe aver contribuito a far sì che la Polizia fosse in inferiorità numerica» e non adeguatamente equipaggiata, infatti, fa notare il criminologo, non indossavano equipaggiamento protettivo e non sembrano portare fucili d’assalto «e altre armi comunemente viste quando affrontano proteste contro il razzismo». Anche le barriere allestite per contenere la folla non erano adeguate per il caso.
La Polizia avrebbero potuto essere schierata innumero sufficiente in uniforme, equipaggiata con attrezzatura antisommossa -qualcosa di simile alla presenza imponente della polizia vista nelle proteste antirazziste nelle città degli Stati Uniti nel 2020- per essere in grado di scoraggiare efficacemente, e se necessario affrontare e disperdere il numero di rivoltosi che si sono riversati in Campidoglio. «Non abbiamo visto poliziotti in furgoni protetti resistenti alle mine o altri veicoli di tipo militare, nessuno a cavallo o in motocicletta, e certamente niente di simile a ciò che era in mostra al Lincoln Memorial nel giugno 2020 durante le proteste antirazziste». Nolan ricorda le «tattiche violente impiegate dalla Polizia a Washington DC, nelle proteste passate e in una miriade di città degli Stati Uniti, da Minneapolis a Portland a Da Louisville ad Atlanta eBoston». Nulla di simile si è visto al Campidoglio. «Non ci possono essere dubbi sul fatto che mercoledì ci siano state differenze pronunciate nei livelli di violenza ed eccessi che la Polizia è stata fin troppo disposta usare quando i manifestanti denunciano la violenza della Polizia, il razzismo e la brutalità, specialmente quando coloro che protestano sono neri. L’evidenza di questa disparità è schiacciante ed è indicativa del razzismo istituzionale ed endemico che ha caratterizzato gran parte della Polizia americana nel corso di una storia che risale al XIX secolo»

Anche sul dopo-rivolta Nolan rileva anomalie strane «Sì, da mercoledì ci sono state dozzine di arresti. Ma per quanto ne so, non è mai stata la strategia di un dipartimento di Polizia lasciare deliberatamente andare gli aggressori violenti solo per arrestarli in seguito. Per prima cosa, rintracciarli è difficile se non impossibile dopo l’evento.
Per molti esperti di
Polizia, conclude Nolan,«questo non è stato altro che un imbarazzo internazionale per le forze dell’ordine americane e un’accusa bruciante nei confronti di un dipartimento di polizia che sembrava essere stato colto completamente impreparato».

In questi ultimi 8 giorni gli Stati Uniti terranno il fiato sospeso. Saranno giorni cruciali, in particolare il 20 gennaio, per capire quanta America e quale Americase e quali istituzioniha corroso il trumpismo. Se sia stata rivolta,insurrezione o colpo di Stato quello del 6 gennaio, molto probabilmente lo si capirà proprio nei prossimi 8 giorni.

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