venerdì, Luglio 23

USA2020: quell’oggetto misterioso e delicato di nome transizione Ecco cos’è e come funziona la transizione per la quale il Presidente eletto Joe Biden deve lottare con Trump per portarla avanti. La macchina della burocrazia federale, il personale e lo spoils system, i 6 milioni di dollari, la General Services Administration e l’ascertainment

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«Abbiamo già iniziato la nostra transizione. Siamo a buon punto», «Nulla potrà fermare la transizione» dei poteri, ha affermato ieri il Presidente eletto Joe Biden, rendendo noti i nomi dei membri del suo staff di transizione e dichiarando che «più della metà del personale dei team sono donne e circa il 40% “rappresenta comunità storicamente sottorappresentate nel governo federale, comprese persone di colore, persone che si identificano come Lgbtq+ e persone con disabilità». A guidare lo staff, Ted Kaufman, un navigato politico che è a fianco di Biden dagli anni ‘70. Biden ha anche smentito le voci che erano circolate ieri che intendesse intraprendere azioni legali contro la General Services Administration (Gsa), l’Amministrazione dei servizi generali, che non sta riconoscendo ufficialmente la sua elezione e dunque non sta dando il via libera all’avvio ordinato del percorso di transizione, in primo luogo consentendo l’accesso alle agenzie chiave dell’attuale Amministrazione, per agevolare il trasferimento del potere. «Francamente non vedo la necessità di un’azione legale» ha detto Biden. Il che è appare normale e ovvio, visto che fino al 14 dicembre, quando si riunirà il Collegio Elettorale, non ci sarà di fatto l’ufficializzazione della sua elezione, ma ancor di più perché Donald Trump ha avviato una serie di cause legali che mettono in dubbio il conteggio dei voti e quanto meno bisognerà attendere l’esito di tali cause. Una azione legale a questo punto del percorso sarebbe azione di propaganda politica e niente più.

Gsa, agenzia indipendente del Governo di Washington, deve riconoscere formalmente il vincitore del voto per consentire a quest’ultimo -Presidente eletto a questo punto- di avviare il lavoro sulla transizione. La Gsa al momento non ha riconosciuto Biden come Presidente eletto, non solo perché il Presidente uscente Donald Trump ha avviato una serie di cause nei vari Stati su presunte frodi elettorali, ma anche perché non sono ancora stati consolidati i risultati del voto in alcuni Stati, il che significa che, per quanto in via del tutto teorica, Trump e non Biden potrebbe essere il Presidente eletto.

Il fatto che Gsa non abbia ratificato la vittoria significa che Biden, che si insedierà il 20 gennaio, non può avere accesso ai fondi federali per pagare stipendi, consulenti, viaggi e spese, e neppure alle informazioni riservate. Inoltre il team di Biden non può incontrarsi con i funzionari del governo in carica, intelligence compresa, dunque che il passaggio di poteri potrebbe essere gravemente compromesso.

La transizione è gestita dal team di transizione, che, senza scopo di lucro, è al servizio del Presidente eletto, un gruppo di lavoro diverso da quello dellacampagna elettorale e che dispone di personale e budget propri .
I funzionari della transizione devono studiare come il nuovo Presidente può trasformare il suo programma politico in politica federale, in fatti concreti, studiare quali azioni di Governo devono essere intraprese con urgenza, a cominciare da quali ordini esecutivi emettere per dare immediatamente il segnale di un cambio di direzione politica.Compito essenziale, poi, entrare nella macchina dello Stato e acquisire gli elementi per capire lo stato dell’arte.

Se la transizione è un processo obbligatorio, previsto dalla legge, dal Presidential Transition Act, non così è per la constatazione della vittoria di uno dei candidati, l’‘ascertainment’, infatti, è unaconsuetudine non disciplinata da alcuna legge o atto normativo, nessuna legge prescrive tempi e modalità di questo fondamentale passaggio istituzionale, né il Presidential Transicion Act, nè i regolamenti federali.
La constatazione consiste in una dichiarazione formale emessa dalla presidenza Gsa che riconosce che un candidato ha di fatto vinto le elezioni e per tanto da Presidente eletto sarà il prossimo Presidente USA. Perchè il futuro Presidente in carica possa essere nel pieno dei suoi poteri fin dal giorno del giuramento è necessario lavorare a un ordinato passaggio di consegne fra l’Amministrazione uscente e quella entrante, quello che appunto deve essere approntato nel contesto della transizione.

La constatazione ed è il primo step fondamentale dell’avvicendamento al vertice degli Stati Uniti fra il Presidente uscente e quello eletto. La dichiarazione, a firma del capo della Gsa, formalizza ‘l’apparente vittoria’ del candidato uscito vincitore dalle elezioni. L‘ascertainment è l’ordine che impone al Governo federale di prepararsi al passaggio di consegne.

La GSA non ha comunicato per quale motivo la constatazione della vittoria di Joe Biden non sia ancora stata fatta. La consuetudine vuole che la constatazione sia un passaggio formale e per questo totalmente apolitico. Non sembra che nel 2020 sia così, infatti, sono trapelate le pressioni esercitate dalla Casa Bianca sull’Amministratore della Gsa, Emily Murphy, nominata da Donald Trump e conosciuta per essere una sua fedelissima, che poi si sarebbero tradotte in un ordine a tutti i funzionari di non dare alcun accesso ai membri dello staff di Biden.

La dichiarazione apre di fatto la strada allo stanziamento di importanti fondi federali in favore del team di transizione di Biden, oltre a permettere l’avvio delle pratiche necessarie allo staff di Biden per affiancare le agenzie governative nell’organizzazione dell’Inauguration Day del 20 gennaio. Un ritardo prolungato nel riconoscimento del ticket Biden – Harris come vincitore delle elezioni presidenziali ostacolerebbe la nomina e l’assegnazione di migliaia di posti chiave dell’architrave governativa, comprese cariche strategiche per la sicurezza nazionale.

CNN’ ha realizzato una composita intervista conMax Stier, direttore della Partnership for Public Service, un gruppo senza scopo di lucro e apartitico che sovrintende al Center for Presidential Transition. Una struttura che tra il resto ha pubblicato una guida a come deve essere organizzata una ordinata transizione.

Il Governo federale, spiega Stier, «è l’organizzazione più complessa del nostro pianetain termini di meccanica. Stiamo parlando di unbudget di oltre 5 trilioni di dollari, 4 milioni di persone se includi militari e riservisti. Sono 2 milioni di dipendenti pubblici in carriera in centinaia di unità operative. E di solito ilPresidente nomina i propri 4.000 politici. Quindi è un’operazione massiccia che richiede molto lavoro e preferibilmente molto tempo».
Una macchina tanto complessa, l’Amministrazione, e un percorso così duro, la transizione, che «il team di Biden si sta preparando attivamente dalla primavera alla pianificazione della transizione»,sottolineando come sarebbe impossibile una perfetta transizione se si iniziasse a lavorare a urne chiuse, in effetti si inizia lavorare praticamente a ridosso della convention del partito, anche per questo la notte della proclamazione della vittoria Biden ha potuto all’istante far partire la transizione, ufficializzandola con la pubblicazione del sito della medesima.

Stier aggiunge un particolare interessante: lo staff di Biden ha «lavorato con l’Amministrazione dei servizi generali», Gsa, «come previsto dalla legislazione, prima del voto. Quindi la legislazione è stata davvero importante nel fornire copertura politica e sostegno a qualcosa che è un bene per tutti». E aggiunge: «Gsa è stata un partner molto attivo nell’aiutare questo processo di transizione,fino a questo punto», lasciando intendere che evidentemente il problema è il blocco insensato attivato da Trump, e lasciando trasparire fiducia per la struttura e i suoi vertici.

Cosa succede se le transizioni non vengono gestite bene? chiede il giornalista a Stier. «Puoi discutere chi dovrebbe essere il Presidente. Ma abbiamo tutti un vero interesse che chiunque sia il Presidente sia pronto per il primo giorno. La posta in gioco è molto alta»: la sicurezza del Paese, e di riflesso degli alleati. E torna lo spettro della transizione ritardata del 2000.
Nel 2000 la constatazione da parte della Gsa fu ritardata fino al 13 dicembre, data in cui fu completato il riconteggio delle schede della Florida. In quella occasione l’allora capo della Gsa si basò sulla dichiarazione di uno dei legislatori firmatari del Presidential Transition Act del 1963: «Nel caso di evidente controversia sul risultato, l’Amministratore della GSA non è tenuta a esprimersi sulla constatazione di vittoria».

«Guardi indietro all’11 settembre e alla Commissione sull’11 settembre. È molto chiaro che alcuni dei ritardi subiti dall’allora Presidente George W. Bush durante la transizione hanno portato a ritardare l’istituzione della sua squadra di sicurezza nazionale. E questo ci ha ferito. Questa è una scoperta del rapporto della Commissione sull’11 settembre». Infatti nel capitolo del rapporto intitolato ‘Change and continuity’, si legge tra l’altro «La disputa sulle elezioni e il ritardo di 36 giorni ha tagliato della metà il normale periodo di transizione. Dato che un’elezione presidenziale negli Stati Uniti comporta un cambiamento totale del personale, questa perdita di tempo ha ostacolato la nuova amministrazione nell’identificare, reclutare, autorizzare e ottenere la conferma del Senato dei nominati chiave».
La posta in gioco, prosegue Stier, «è la nostra sicurezza. E con il mondo in cui ci troviamo oggi, con sfide economiche incredibilmente gravi, abbiamo molte cose di cui dovremmo essere preoccupati. Avere un Presidente che abbia subito una squadra in atto, che sia in grado di gestire bene i problemi, è davvero importante in termini di pianificazione della transizione».

I ritardi problematici si appuntano su tre fronti.
Il
primo fronte problematico è l’accesso alle agenzie, 100 circa, tra grandi e piccole che operano nel Governo «il team di Biden deve capire cosa sta succedendo al loro interno. Ognuno di loro ha diverse questioni urgenti che stanno affrontando e problemi e decisioni che dovrebbero essere prese subito dopo il giuramento. Quindi comprendere lo stato dei lavori, cosa sta succedendo all’interno di queste agenzie, è fondamentale».
E questo deficit si aggiunge la mancanza di accesso da parte di Biden al Daily Briefdell’intelligence, quello che è riservato al Presidente, e al quale in fase di transizione ha accesso anche il Presidente eletto.
Il secondo ritardo si appunta sulla impossibilità di nominare il personale. «Ho parlato delle 4.000 nomine politiche, 1.200 delle quali sono posizioni confermabili al Senato. Quelle avranno bisogno di autorizzazioni di sicurezza e accordi finanziari con l’Ufficio di etica del governo per assicurarsi che non vi siano conflitti. Anche l’accesso a tali risorse di elaborazione del personale è limitato senza la decisione di GSA. A mio avviso, questa è l’area di attenzione più importante perché avere la tua squadra in campo, in tempo reale, è davvero fondamentale».
Quest
o personale di nomina politica è funzionale asupervisionare 2,1 milioni di dipendenti civili e 1,4 milioni di militari in servizio attivo. Tanto è vero che di solito la prima e più impellente preoccupazione di un Presidente eletto è la selezione del personale della Casa Bianca, guidato da un capo del personale.
Terzo e ultimo fronte di blocco è quello finanziario. Il via libera di Gsa sblocca 6 milioni di dollari di finanziamenti federali. Questo denaro è necessario per pagare il personale della transizione. «La campagna di Biden raccoglierà denaro privato, oltre al denaro pubblico che riceverà», e già ha ricevuto donazioni per 7 milioni di dollari, ma è ovvio che il blocco dei fondi Gsa potrebbe costringere lo staff di Biden a cercare molto più denaro.

Stier indirettamente spiega bene anche la decisione di non procedere legalmente contro Gsa quando ha sottolineato che fino a prima del voto tra il team di Biden e Gsa vi era stata massima e ottima collaborazione, e definisce quella che è la linea di Biden e dei suoi uomini quando afferma cheTrump «può portare avanti qualunque controversia voglia per tentare di ribaltare i risultati delle elezioni. Non c’è conflitto con il fatto che il team Biden ottenga le risorse di cui ha bisogno per essere pronto per il primo giorno.Devono essere pronti a governare il nostro Paese, e se il Presidente Trump riesce in qualche modo a cambiare l’esito delle elezioni, allora non c’è nulla di male. Ma c’è un vero danno se non ottengono queste risorse».

Quanto questo blocco durerà, secondo Stier, è impossibile prevederlo, limitandosi a dire che «Chiaramente non può durare oltre il 20 gennaio perché la Costituzione dice che ci sarà un Presidente il 20 gennaio» .

Stier, poi, si concede una riflessione sullo spoilssystem: «La leadership del nostro Governo, è in gran parte politica. A mio avviso ci sono troppi incaricati politici, nessun altro Paese ha neanche lontanamente i 4.000 che abbiamo. Nessun’altra democrazia«» ha un sistema del genere. Nel sistema americano però quegli incarichi politici, quei leader «contano davvero. E avere quelle persone a posto rapidamente e tenerle al passo con i tempi è davvero importante. Il popolo americano dovrebbe sentirsi a suo agio nel fatto che la forza lavoro in carriera sarà presente il 19, 20 e 21 gennaio. Ma vogliamo anche assicurarci che sia ben guidata. E questo significa avere meno incaricati politici -questo per il futuro– ma il team di Biden come presunto presidente eletto» deve essere operativo fin dal primo giorno.

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