giovedì, Maggio 6

USA2020: occhio alla Florida Nella media dei sondaggi di RealClearPolitics, per la prima volta Trump è passato in testa con un +0,4% in Florida, e se vincere la Florida per Biden sarebbe decisivo per vincere ma potrebbe anche farne a meno, Trump se non vince la Florida è finito

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Non da oggi la Florida è la bestia nera dei democratici e il paradiso dei repubblicani. La Florida, con una dote di 29 voti di grandi elettori nel collegio elettorale che nominerà il Presidente di USA 2020, potrebbe essere ancora una volta decisiva, e nuovamente potrebbe essere uno schiaffo in pieno viso per i democratici, che fino a ieri nutrivano, sondaggi alla mano, una ragionevole speranza di vincere lo Stato, e sarebbe (stata?) una vittoria storica.
Da qualche ora la Florida, lo stato del sole, fa nuovamente sudare freddo i democratici. Infatti,nella media dei sondaggi di RealClearPoliticsper la prima volta Trump è passato in testa con un +0,4%.
Nella media nazionale, poi, sempre secondo RealClearPolitics, il distacco da Joe Biden è sceso al 7,1%, e si è ridotto il gap anche nei principali altribattleground States’ oltre la Florida, gli Stati in bilico che potrebbero fare la differenza, infatti in Pennsylvania Biden ha un +3,8%, in Arizona un+2,4% e in North Carolina uno +0,7%.

RealClearPolitics commenta: «i sondaggisti credono che Biden possa plausibilmente vincere la Presidenza senza vincere i ventinove voti elettorali della Florida, sono fiduciosi che il presidente Donald Trump non può». E aggiunge: «Jim Messina, che ha condotto la reëlection campaign del Presidente Obama nel 2012, ha detto di aver eseguito simulazioni di circa sessantaseimila possibili risultati elettorali, e in nessuno di essi Trump ha vinto senza conquistare la Florida. “È solo matematica”, ha detto. “Se Biden vince la Florida all’inizio della notte delle elezioni, è finita“» per Trump, e per Biden sarebbe un segno di forza che conterebbe assai per i giorni a seguire, quando Trump si dimenerà -tutti ci scommettono- “come un animale ferito a morte prima di tirare le cuoia”, come, in maniera colorita, ci ha espresso un democratico della Florida.
E almeno in Florida appare certo che nella nottata del 3 novembre, si saprà chi si sarà aggiudicato il bottino dei 29 voti, visto che in Florida le schede per corrispondenza vengono contate man mano che arrivano, il che significa che, a meno che unaondata di schede inaspettatamente grande non arrivi per posta il giorno delle elezioni, i funzionari statali pubblicheranno il conteggio dei voti per corrispondenza poco dopo la chiusura delle urne. Così non sarà in molti altri Stati, causa il conteggio dei voti postali, che viene eseguito al termine della giornata del 3 novembre. Infatti proprio il voto per posta sarà quello che causerà ritardi probabilmente di giorni, non di un giorno, per avere gli esiti nazionali chiusi.
Perdere la Florida, dunque, per Trump vorrebbe dire perdere certamente le elezioni. Non solo, secondo molti osservatori, perdere la Florida gli toglierebbe anche la possibilità di fare serie contestazioni al risultato elettorale, magari ingaggiare folli battaglie legali e riconteggi di voti. Certo Biden dovrebbe vincere la Florida con un margine convincente, solido, in modo che fin dalla Florida non possano esserci serie controversie sul conteggio delle schede. Il sondaggio dellaCNN’, che traccia il risultato medio, quota Biden al 49%e Trump al 45%. Se questo sondaggio si rivelasse aderente, ci si troverebbe difronte a un margine convincente.

Vero, però, che i dati RealClearPolitics non possono lasciare tranquillo nessuno dei due.

Per questo, perché Trump non può perdere la Florida, e perché Biden per arrivare alla Casa Bianca celermente, senza andare incontro a logoranti settimane di contestazioni, riconteggi e battaglie legali, deve vincere e vincere bene in Florida, i due candidati sempre più concentrano le loro attenzioni su questo Stato.
Oggi, sia Biden che Trump, faranno comizi proprio in Florida, dove comunque il bacino di elettori sta diventando decisamente piccolo, visto che, secondo i dati aggiornati a ieri, più di 6,9 milioni di persone hanno già votato in questo Stato -di queste, tre milioni hanno scelto il per corrispondenza-, secondo la Divisione delle elezioni dello Stato, e considerando che nel 2016 avevano votato 9,6 milioni di persone, quasi la metà della popolazione dello Stato, che conta 14,4 milioni di elettori registrati.

E oltre i comizi, la presenza fisica (per quanto questo termine valga in era Covid-19) tra la gente, a fare la differenza potrebbe essere il fiume di quattrini investiti in pubblicità. L’ex vicepresidente, afferma la ‘CNN’ e il Comitato nazionale democratico, hanno investito circa 6,8 milioni di dollari in pubblicità nello Stato, più del doppio dei 2,9 milioni di dollari che attualmente la campagna di Trump abbia potuto mettere sul tavolo.
In più, c’è quello che viene definito il «blitz da $ 100 milioni dell’ex sindaco di New York City Michael Bloomberg in Florida attraverso il suo super PAC Independence USA» in pubblicità. E non bastasse, Bloomberg ha recentemente ampliato i suoi sforzi pubblicitari in Texas e Ohio, altri due Stati che possono fare la differenza

A provare a fare i conti in tasca ai due candidati è la ‘CNN’, la sua ‘Road to 270’.

 

Secondo Road to 270’, Trump avrebbe 163 voti elettorali saldamente nel suo campo o comunque potenziali. Il che significa che dovrebbe trovare altri 107 voti elettorali per vincere un secondo mandato, considerando che il numero ‘magico’ di grandi elettori è 270.
Ragionevolmente
li dovrebbe trovare nei così detti Stati in bilico, ovvero Iowa, Ohio, NorthCarolina, Georgia e Florida. C’è da aggiungere che c‘è anche un distretto del Congresso – il 2 ° del Maine – che la ‘CNN’ valuta «rates as a toss-up between the two parties». Il Maine e il Nebraska assegnano entrambi alcuni dei loro voti elettorali al vincitore di ciascuno dei suoi seggi alla Camera.

Anche presumendo che Trump conquistasse tutti i 5 Stati e il secondo del Maine, otterrebbe 85 voti elettorali, il che lo porterebbe a 248 voti elettorali, e vorrebbe dire che gliene mancherebbero ancora 22 per vincere.
Nell’ipotizzare questo conteggio ‘
CNN’ annota che  «il più grande vantaggio medio di Trump nella media di Real Clear Politics in quegli Stati è dello 0,6% in Ohio. Ha poi un vantaggio medio dello 0,4% su Biden in Florida Georgia. In Iowa , Biden ha un vantaggio medio dell’1,4%». Tradotto, parrebbe irrealistico presumere che i 5 Stati in bilico andassero nel calderone targato Trump.

Comunque, tornando ai 22 voti elettorali di cui ha bisogno, dove potrebbe trovarli?

Vincere uno qualsiasi dei tre Stati tradizionalmente democratici, prosegue ‘CNNWisconsin (10 voti elettorali), Michigan (16) e Pennsylvania (20)- appare davvero improbabile.«I sondaggi in tutti e tre gli Stati suggeriscono che non ci sono molte ragioni di ottimismo per Trump. I sondaggi pubblicati mercoledì da ‘The Washington Post’ e ‘ABC News’ hanno mostrato che Trump è dietro Biden di 17 punti in Wisconsin e 7 in Michigan. Trump è più vicino in Pennsylvania; il vantaggio di Biden nella media dei sondaggi di Real Clear Politics è di 3,8 punti».
Detto ciò, se Trump vincesse due qualsiasi di questi Stati, avrebbe abbastanza voti elettorali per vincere. Ma se non riesce vincere nessuno di questi tre Stati, dove può cercare i 22 voti elettorali?
«L’Arizona è da tempo uno Stato repubblicano a livello presidenziale, ma i sondaggi suggeriscono che Trump è nei guai. E anche se vincesse i suoi 11 voti elettorali, Trump avrebbe risolto solo metà del suo problema. Idem in Minnesota, dove Trump ha perso per poco nel 2016, e i sondaggi delMinnesota sembrano persino peggiori per Trump di quelli in Arizona». Restano 9 voti elettorali nel Colorado, sempre più democratico, i 6 voti nel Nevada, sempre più democratico, 4 voti nel New Hampshire, dove Hillary Clinton nel 2016 ha ottenuto lo 0,3% su Trump. Ma anche se Trump vincesse tutti e 3 gli Stati e «non lo farà», conclude ‘CNN’, «avrebbe solo 19 voti elettorali in totale»,il che significa che sarebbe comunque a corto di 3 voti. Certo, potrebbe affidarsi a qualche escamotage e sperare in Dio. E però attenzione, se è vero che «ciò che la mappa elettorale e la matematica dicono è quante cose devono non solo andare bene, ma invertire le loro attuali linee di tendenza affinché Trump arrivi a 270 o più», è anche vero che «un sacco di cose si stanno muovendo», molto e quanto di più imprevedibile potrebbe ancora accadere in questa manciata di giorni. Quel piccolo movimento tellurico dello + 0,4 registrato daRealClearPolitics in Florida è un campanello di allarme.

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