giovedì, Settembre 16

USA2020: America, the endless game Trump sta avvelenando i pozzi ritagliandosi l’opportunità concessagli di fare di quel consesso un accrocco conservatore di destra

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I can’t breathe (sussurrava il cittadino americano madi pelle nera George Floyd al poliziotto squadrista Derek Chauvin il 25 maggio 2020 che lo ha ucciso volontariamente per soffocamento a Minneapolis con un ginocchio sul suo collo per 8 minuti e 46 sec. Poliziotto con ottime referenze, negli anni scorsi aveva sparato alla pancia una ventiduenne ammazzandola. Ad oggi è sospeso ma libero dopo aver pagato 1 milione! di dollari di cauzione… Questa è l’America in apparenza democratica, che criminalizza da 400 anni gli umani neri, dalla schiavitù alla segregazione razziale)

Una riflessione in questo difficile momento storiconell’anno di elezioni presidenziali americane porta alla luce stranezze istituzionali, politiche e culturali espresse da quella democrazia americana da sempre considerata un esempio per il mondo con enfasi retorica. Una retorica che soffoca perplessità ed interrogativi affacciatisi negli ultimi anni in modo accresciuto ma che sono palesemente connaturati alla sua formazione come entità geografica politica istituzionale economica e sociale. Il fCB, il fascista alla Casa Bianca, con l’elezione nel 2016 ha scardinato un sistema retorico, fondando il suo appeal in modo sfacciato sull’essere un truffaldino evasore fiscale,fiancheggiatore morale di organizzazioni terroristiche di destra (FBI dixit non oppositori), nonché, più grave di tutto, molestatore sessuale offendendo le donne a lui invise definendole grassocce, umorali, cattive, problematiche. Quello che si vanta di prendere le donne per i loro genitali! Mi chiedo quale maschio permetterebbe a moglie e figlie proprie di subire un trattamento di tal fatta.

Questo linguaggio offensivo e volgare fomentato fa di Donald il mandante morale del femminicidio contro le donne. Un parlare rivolto ai maschi, tenete le donne recintate in casa, sono inferiori a voi. Se le stesse azioni i maschi le praticano in giro per il mondo tutti a gridare alle violenze contro le donne, oppure si dice che pure le donne però… non stanno al loro posto e provocano i maschi. Indegna morale di una narrazione costruita sull’indebolita faccia solare degli Usa dimenticando the dark side of the moon di quel paese. Dal lato oscuro penso alle nefandezze politiche degli anni ’70 del secolo scorso per frenare la diffusione del virus di democrazie diverse dal modello di cui riteneva di possedere, unico, il copyright. Così è avvenuto in America Latina, dove gli Usa hanno scatenato ed appoggiato colpi di Stato contro qualsiasi autodeterminazione da parte dei popoli indigeni e locali. Come la democrazia invisa agli americani di Salvador Allende in Cile (non Venezuela, nostrano gigginoignorantino pure ministrino esterino!!!), ammazzato con il contributo americano e di Henry Alfred Kissinger, repubblicano e Segretario di Stato. Quello che dette il suo determinante contributo anche all’affermazione della dittatura argentina del generale Videla, che ammazzòdecine di migliaia di argentini facendoli buttare giù da aerei nell’Oceano! Fermi immagine di un’epoca consegnata alla storia su cui molti ancora piangono oggi. Risultato? Il Kissinger ebbe pure il Nobel per la PACE nel 1973!!!

Mentre il mondo democratico, compresi gli Stati Uniti, piangeva per la situazione cilena ed argentina… per dire che i vincitori se la cantano e se la suonano…tragicamente paradossale. Dunque non dimentichino gli amici dell’America sempre e comunque che le peggiori dittature in America Latina hanno ricevuto l’imprimatur di Washington. Senza dimenticare la sconfitta in Vietnam, con migliaia di morti americani. Fino all’oggi, con l’esportazione del modello americano di democrazia, etnocentrico nell’arrogarsi un diritto arbitrario di essere il ‘depositario’ di una forma di democrazia liberale teorizzata dai padri fondatori del liberalismo. Liberalismo: Movimento di pensiero e di azione politica che riconosce all’individuo un valore autonomo e tende a limitare l’azione statale in base a una costante distinzione di pubblico e di privato(Enciclopedia Treccani, miei corsivi). Limitazione dell’azione statale il mantra degli americani, con lo Stato fuori dalla mia sfera privata. Uno ‘Stato minimo’, con Nozick. Insomma ognuno per sé, l’individualismo, e Dio per tutti, con le sette religiose a dettar legge allo Stato che sarebbe laico. Salvo quando nel 2008 la bolla speculativa dei subprimeportò alla bancarotta Lehmann Brothers, Banca che “sembrava”di primaria importanza, che a pochi giorni dalsuo fallimento veniva incoronata da un mercato in apparenza libero da lacci e lacciuoli con un rating di 3 A!, il meglio possibile sul mercato.

Rating certificato da ‘Regolatori (finti) Indipendenti’ poi scopertisi in combutta con i suoi sporchi affari. Il “Mitico Mercato”, un’entità metafisica (con affermazioni tipo I mercati quando rimbalzano dove arrivano”, o “Quando i mercati sono nervosi, con chi se la prendono”, come sentiamo da tutta l’informazione mainstream senza che alcuno ci faccia capire qualcosa, essendo le regole il linguaggio gli acronimi della finanza quanto di più complicato vi sia). Mercato che pare un’entità metafisica dove persone senza volto affossano o sostengono economie secondo gli interessi che ne ricavano. Insomma l’economia di banche e finanza che detta le regole d’ingaggio al mondo, con la debole politica calatasi le braghe pur di vedersi riconosciuto un sostegno con “ricchi premi e cotillons”. Sulle banche sono interessanti le parole di Stephanie Kelton, economista americana, consigliera di BernieSanders nella campagna per la nomination presidenziale democratica degli Stati Uniti 2016, su come non si siafatto abbastanza dopo la ‘crisi’ economica del 2008, poiché “il risultato è che oggi le mega-banche sono ancora più grosse di dieci anni fa, e quindi più pericolose. Le dieci (solo dieci!, nota mia) maggiori banche americane hanno cumulato 171 miliardi di dollari di profitti l’anno scorso”. Salvataggio delle banche costato 800 miliardi di dollari di denaro pubblico dopo il crack LehmannBrothers, con la presidenza Obama. Allora però nessuno si scompose su un aiuto statale considerato in altre occasioni dagli aggressivi saccenti neoliberisti americani e nostrani,un sostegno “socialista” se non “comunista”!!

Nessuno si scompose, ovvero tutti quelli, anche in Italia, che poi lanciano grida di allarme se qualche Stato opera con un Welfare a sostegno dei suoi cittadini in condizioni peggiori. Mentre in America la struggle of life, la lotta per la vita di hobbesiana memoria lascia morti e feriti, reali non metaforici, lunga una strada lastricata di luci fosforescenti che abbagliano il cammino. Peccato poi molti scivolino al primo incidente, intoppo, in un baratro da cui è difficile salvarsi. La chiamano libertà d’impresa, che esiste laddove hai un’idea e non stai a combattere contro una burocrazia ottusa, repressiva (dei soliti noti), occhiuta, stupida, invadente, per cui se in Italia hai un’idea ti fanno passar la voglia di realizzarla. Il fatto è che lì poi appena scivoli ti devi rialzare da solo perché quella costante distinzione che citavo più sopra tra pubblico e privato non aiuta milioni di americani in difficoltà. La leva è la prevalente riduzione d’imposta, bene ma non sufficiente da sola se tutto il sistema economico e socialevive di competitività. Può darsi sia un buon principio darwiniano sulla sopravvivenza del più forte ma che alle estreme conseguenze ha costi altissimi. Psicologici ed economici, personali e familiari. Basta vedere un poco di America, ma non le luci della ribalta. Più forte non significa sempre il migliore. Sul piano dei criteri e procedure politico-istituzionali si può convenire che l’America presenti situazioni imbarazzanti. Ne cito solo alcune. Innanzi tutto, i giudici della Corte Suprema eletti hanno un incarico a vita, cosa assurda altrove.

Trump sta avvelenando i pozzi ritagliandosi l’opportunità concessagli di fare di quel consesso un accrocco conservatore di destra. Si dice: ma così si garantisce stabilità ad un organo supremo che teoricamente si ritiene indipendente. Controdeduzione, se un presidente come l’osceno attuale ne elegge come fatto tre, portando il peso dei conservatori ad un 6 a 3, quella Corte dopo che quello si spera go home, rimarrà a rappresentare un potere che ha cambiato di segno. Sminuendo, poi, tutte le politiche che un successore di idee diverse deciderà di implementare. Per cui eventuali politiche di apertura in campo assicurativo e sanitario, di politiche sull’immigrazione, sul bilanciamento meno deficitario dei poteri statali risulteranno vane ed inutili, rendendo l’azione democratica in sostanza uno scontro permanente tra un Senato da decenni in mano ai conservatori ed una Camera a maggioranza democratica. Bloccando di fatto legislazione ed affari correnti. Insomma una democrazia asfittica ed improduttiva. Che non esiste neanche nel nostro disastrato paese che soffre di molti mali politici. Tra l’altro che assegna surrettiziamente ai giudici il controllo dell’Esecutivo che è politico. Altro che ridicolo giustizialismo evocato da giornalettisti di destra in Italia, quelli servi del padrone di Arcore. Per non parlare di un sistema elettorale che in altri regimi democratici farebbe scattare allarmanti quesiti. Perché al contrario nostro e di altri paesi europei, il voto americano  non è diretto, io non voto un candidato, no, io voto i “Grandi Elettori” che costituiscono poi il Collegio elettorale degli Usa. Quindi l’election day del primo martedì di novembre si compone di “Elezioni primarie” per eleggere presidente e vice scelti nelle Convenzioni, quest’anno virale tenute in forma virtuale. Poi vi sono quelle degli “Elettori Presidenziali” in ogni Stato e in numero pari ai senatori e ai deputati attribuiti a quel medesimo Stato. Questi ultimi poi voteranno a scrutinio segreto Vice Presidente e Presidente. Quindi io non voto direttamente un candidato, no, voto per elettori che poi voteranno il presidente e vice. Ma ancor più folle ed assurdo, chi vince, come quello lì nel 2016, è quello che ha perso in numero di voti perché quattro anni fa la Clinton vinse il voto popolare con oltre 3 milioni di elettori in più! In nessun paese della vecchia Europa esisterebbe una prassi tanto antidemocratica che nega la rappresentanza popolare effettiva e mina la partecipazione al voto imponendo a chi ha difficoltà economiche o di altro tipo di mettere seggi anche a decine di miglia di distanza in luoghi sperduti! Vi immaginate in Italia dove il diritto di voto è garantito a tutti ed ognuno con il proprio certificato elettorale esprime un suo diritto. Negato in America. Ma poi si incorre nell’incredibile, per noi vecchi paesi democratici, discriminazione verso i votanti messo in atto da governatori repubblicani di destra per ostacolare il voto, in cabina per chi può permetterselo (si vota in America di martedì giorno lavorativo per cui si perde la paga di un giorno per andare a cercare un seggio magari collocato a bella posta molte decine di miglia lontane!). Infine, mentre scrivo a pochi giorni dal problematico voto, ricordo che molti americani hanno già votato. In qualche vecchia dittatura si votava per giorni e giorni e poi i risultati arrivavano con calma. Mentre in Europa il dibattito è sul conoscere la sera o notte dell’elezione chi ha vinto, in America si comincia a votare poco dopo la fine dell’estate! Ad ora già più di 70 milioni hanno votato, per posta o meno. Molti più giovani e latinos che nel 2016, forse fatto positivo. E qui è grottesco che il destino dell’America sia nelle mani delle Poste. Ve lo immaginate in Italia? Allora, per notizia, in Stati come Wisconsin e Pennsylvania si contano solo le schede che arrivano entro il 3 novembre, ma in Louisiana invece il giorno precedente. “In poco meno della metà degli stati saranno valide le schede arrivate entro una settimana dal 3 novembre” (Berardi, Domani), ma solo se inviate nei termini. Ma l’atto più grave è che una corte federale ha ordinato al direttore delle Poste americane Louis DeJoy, eletto da poco dal presidente e suo grande megadonorovvero suo donatore di milioni di dollari, di bloccare le “riforme”! consistenti nel tagliare costi di gestione tipo cancellare turni di consegna, smantellare macchinari per smistare la posta, rimozione di caselle postali!! Insomma meno votano, e già sono la minoranza in America da decenni, meglio è! Come si spiega ai figli o studenti che questa è la migliore democrazia del mondo? Se fosse altrove sarebbe da preoccuparsi, qui non basta indignarsi. In ultimo, dopo giorni qualcosa si saprà. Ma poi perché si deve aspettare il 20 gennaio seguente, due mesi e mezzo dopo!, per nominare ufficialmente il vincitore? Con un regime di vacatio per cui il perdente può interferire pesantemente su vicende istituzionali od economiche. Trattandosi del ‘fascista alla Casa Bianca’ nulla di più facile. Ammesso che accetti la sperabile sconfitta. Troppe imbarazzanti stranezze che oltre ogni retorica e giustificazione possibile danno dell’America un quadro oscuro e poco appetibile. Poi a New York ci andrò un’altra volta. Ma fare il turista o avere parenti non modifica un quadro fosco, anche per chi non voglia vederlo. P. S.: registro che in Bolivia ha vinto le elezioni presidenziali il Mas (Movimento al socialismo) dopo il quasi colpo di Stato della destra l’anno scorso e la fuga per un arresto illegittimo del pur contradditorio Evo Morale. Il fatto è che hanno vinto gli indigeni contro una classe media aiutata a crescere paradossalmente proprio da Morales.

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Sull'autore

PhD Sociologo, scrittore per elezione e ricercatore per vocazione, inquiete persone ancora senza eteronimi di Pessoa. Curioso migrante di mondi, tra cui Napoli, Vienna, New York. Ha percorso solo per breve tempo l’Università, così da preservarlo da mediocrità ed ipocrisie, in un agone dove fidarsi è pericoloso. Tra decine di pubblicazioni in italiano ed in lingua si segnala l’unica ricerca sociologica al mondo sull’impianto siderurgico di Bagnoli, Conte M. et alii, 1990, L’acciaio dei caschi gialli. Lavoro, conflitto, modelli culturali: il caso Italsider di Bagnoli, Franco Angeli, Milano, Pref. A. Touraine. Ha diretto con Unione Europea e Ministero Pari Opportunità le prime indagini sulle violenze contro le donne, Violenza contro le donne, (Napoli 2001); Oltre il silenzio. La voce delle donne (Caserta 2005). Ha pubblicato un’originale trilogia “Sociologia della fiducia. Il giuramento del legame sociale” (ESI, 2009); “Fiducia 2.0 Legami sociali nella modernità e postmodernità” (Giannini Editore, 2012); “Fiducia e Tradimento. In web we trust Traslochi di società dalla realtà diretta alla virtualità della network society”, (Armando Editore, 2014). Ha diretto ricerche su migrazioni globali, lavoro e diritti umani, tra cui 'Partirono bastimenti, ritornarono barconi. Napoli e la Campania tra emigrazione ed immigrazione' (Caritas Diocesana Napoli, 2013 con G. Trani), ed in particolare “Bodies That Democracy Expels. The Other and the Stranger to “Bridge and Door”. Theory of Sovereignty, Bio-Politics and Weak Areas of Global Bίos. Human or Subjective Rights?” (“Cambridge Scholar Publishing”, England 2013). Nella tragica desiderante società dello spettacolo scrive per non dubitare troppo di se stesso, fidarsi un poco più degli altri e confidare nelle sue virtuose imperfezioni. Sollecitato, ha pubblicato la raccolta di poesie Verba Mundi, Edizioni Divinafollia, Bergamo. È Vice Presidente e Direttore Scientifico dell’Associazione Onlus MUNI, Movimento Unione Nazionale Interetnica.

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