lunedì, Settembre 27

Usa 2016, le elezioni più controverse della storia degli Stati Uniti

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Fatto sta che, alla luce degli inaspettati risvolti dell’affaire Weiner, Comey non ha potuto far altro che riaprire le indagini e uscire allo scoperto comunicando il fatto al Congresso nel tentativo di riparare al danno che l’inchiesta del ‘Wall Street Journal’ aveva arrecato all’immagine dell’Fbi. A due giorni dal voto, lo stesso Comey ha tuttavia annunciato che non procederà all’incriminazione, limitandosi a deprecare la estrema superficialità della Clinton nel gestire la propria posta elettronica. Un altro colpo di scena, che rischia di non essere l’ultimo prima della chiusura delle urne.

La tempistica di un intervento come quello del ‘Wall Street Journal’ (vera October Surprise dell’intero periodo pre-elettorale), quotidiano che solitamente funge da portavoce degli interessi finanziari Usa, è infatti indice dello scontro titanico interno all’establishment Usa. Vale la pena ricordare che l’editore del ‘Wall Street Journal’ è Rupert Murdoch, il magnate dell’informazione tradizionalmente vicino al Partito Repubblicano e amico personale di Donald Trump, con cui l’imprenditore di origini australiane si è incontrato più volte nel corso degli ultimi mesi. Come spiega il professor Michel Chossudovsky: «le élite aziendali sono tutt’altro che monolitiche. Ci sono grandi divisioni e conflitti nella cerchia imprenditoriale dominante. Ciò che sembra dispiegarsi è la divisione tra conglomerati mediatici concorrenti, con Murdoch News Corp. Group (comprendente ‘Wall Street Journal’ e ‘Fox News’) a sostegno di Trump e il Gruppo Cnn/Time Warner a favore della Clinton. Tali conglomerati fanno a loro volta parte di potenti fazioni opposte che riuniscono l’intero apparato dirigenziale delle grandi imprese multinazionali. Chi ha innescato la pubblicazione dell’articolo del ‘Wall Street Journal’ era pienamente consapevole che ciò avrebbe portato alla risposta del direttore dell’Fbi James Comey, che ha a sua volta contribuito ad indebolire e minare la posizione di Hillary Clinton. Secondo Donald Trump, le vicende emerse sul conto della Clinton rappresentano uno scandalo più grave del Watergate».

La contrapposizione tra gruppi di potere segnalata da Chossudovsky si è manifestata in maniera ancor più palese con la clamorosa uscita di Steve Pieczenik, un esperto di intelligence e guerra coperta che qui in Italia molti conoscono per il ruolo attivo che ebbe nell’assicurare che la prigionia in cui Aldo Moro era tenuto dalle Brigate Rosse si concludesse con l’eliminazione fisica dell’alto rappresentante della Democrazia Cristiana che all’epoca ricopriva il ruolo di primo ministro. In una serie di filmati caricati su YouTube a partire dal 1° novembre, questo personaggio così ben inserito negli ambienti di intelligence Usa ha accusato i Clinton di aver perpetrato un «colpo di Stato civile negli Stati Uniti, attuato non con i carri armati, ma attraverso, corruzione, cooptazione e clientelismo . I Clinton hanno corrotto la Casa Bianca, il sistema giudiziario, la Cia, il nostro Fbi, il segretario alla Giustizia Loretta Lynch. Per evitare che questo golpe venga ultimato e salvare la Repubblica, noi della  intelligence community abbiamo deciso di agire. Annuncio quindi un contro-golpe, che avverrà per mezzo di Julian Assange e la sua ‘WikiLeaks’, che ha avuto l’effetto di obbligare Comey a occuparsi delle e-mail relative al caso Anthony Weiner; un caso non importante in sé, ma su cui abbiamo fatto leva per comunicare all’amministrazione che la teniamo d’occhio. Ma non ci limiteremo a questo: vi impediremo di fare di Hillary Clinton il presidente degli Stati Uniti e  riusciremo allo stesso tempo a far incriminare  il presidente, il  segretario Loretta Lynch e molti altri che sono implicati nella gigantesca macchina corruttiva  della Clinton Foundation». Pieczenik dichiara inoltre di poter contare gli apparati militari, sulle nutrite componenti interne all’Fbi e «sulle altre quindici agenzie d’intelligence che ne hanno abbastanza dalla corruzione a cui assistono». È proprio da settori di grande rilievo come questi che l’ex ambasciatore britannico Craig Murray ritiene abbia origine il flusso costante di e-mail a favore di ‘WikiLeaks’, del cui operato Pieczenik tesse ampiamente le lodi nel suo intervento.

L’esito incerto di queste elezioni è quindi il risultato dello scontro lacerante interno allo ‘Stato profondo’ Usa, che nel corso degli anni ha mietuto vittime eccellenti (come il generale David Petraeus) e minaccia ora di costare a Hillary Clinton quella conquista della Casa Bianca che quasi tutti i principali osservatori internazionali avevano dato per scontata fino a poche settimane fa. Secondo i calcoli più accreditati vi sarebbero circa 130 grandi elettori (270 è la quota di riferimento) in ballo negli Stati in bilico, che attualmente sono Michigan, Ohio, Iowa, New Hampshire, Maine, North Carolina, Georgia, Florida, Nebraska, Nevada e Arizona. Stato, quest’ultimo, in cui la Corte Suprema ha decretato la reintroduzione della legge che proibisce il voto anticipato a cui in genere ricorrono le minoranze, che sono a loro volta tradizionalmente favorevoli ai democratici. Il Partito Democratico avrebbe realizzato buoni risultati in North Carolina, Nevada e Arizona e avrebbe visto ridursi sensibilmente il divario che li separa tradizionalmente dai repubblicani in Florida. I repubblicani, di converso, sembrano andare piuttosto forte soprattutto in Iowa.

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