giovedì, Maggio 13

Uruguay: un momento storico field_506ffb1d3dbe2

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I prossimi trenta giorni saranno decisivi per stabilire la direzione politica che prenderà questo piccolo Paese sudamericano. L’Uruguay è oggi sotto i riflettori della ribalta internazionale grazie alla peculiare personalità del suo Presidente, a varie riforme che garantiscono nuovi diritti, a una politica macroeconomica di successo e ai radicali cambiamenti avvenuti nelle politiche sociali.

Alcune leggi come la depenalizzazione dell’aborto, la legalizzazione della vendita di marijuana e il matrimonio paritario hanno portato il Paese a essere il centro d’attenzione dei mezzi di comunicazione, dei governi e dei cittadini di tutto il mondo.

 

UN FATTO STORICO: NEL 2005 LA SINISTRA È ARRIVATA AL GOVERNO

Lo scorso 22 luglio, L’Indro ha pubblicato un articolo in cui ci si chiedeva: “La sinistra continuerà a governare in Uruguay”?

In quella sede è stato analizzato l’arrivo al governo, per la prima volta nel marzo 2005, del Frente Amplio, una coalizione di partiti e settori della sinistra e del centro sinistra fondata nel 1971.

Il fenomeno del Frente Amplio è oggetto di studi approfonditi in tutto il mondo poiché è l’unica alleanza politico-elettorale della sinistra che è riuscita a resistere per oltre quarant’anni con importanti esperienze di governo, tanto a Montevideo dal 1989, la principale circoscrizione elettorale del paese fino a oggi, quanto a livello nazionale e di altri dipartimenti (province) dal 2005.

Il primo presidente “frenteamplista” è stato il medico Tabaré Vázquez, sedici anni dopo essere stato assunto in qualità di intendente di Montevideo.

Al termine del suo primo mandato, il Frente Amplio è riuscito a ottenere un secondo periodo di governo di cinque anni con il trionfo di José Mujica, uno dei leader della guerrilla tupamara tra gli anni Sessanta e Settanta.

In quell’articolo del 22 luglio è stata condotta un’analisi dell’arrivo del Frente Amplio al governo e della nuova situazione che oggi il paese si trova ad affrontare.

Il sistema di partiti in Uruguay è formato anche dal Partido Colorado e dal Nacional (i due partiti storici), il Partido Independiente, la Unidad Popular (coalizione di piccoli partiti a sinistra del Frente Amplio) e diversi partiti testimoniali.

Tabaré Vázquez è ancora il candidato del Frente Amplio e la sua proposta ha trovato resistenze all’interno della forza politica anche dopo il trionfo delle elezioni interne lo scorso giugno. Un numero imprecisato di membri del Frente Amplio, contrari alla figura dell’ex Presidente, potrebbe votare scheda bianca o annullare il proprio voto alle elezioni nazionali. Quanti siano e quale peso possa avere la loro decisione sui risultati elettorali è un dato che nessuno conosce.

Il Frente Amplio è la principale forza politica dell’Uruguay da quasi vent’anni.

Una riforma costituzionale ha fissato nel 1996 nuovi criteri per arrivare al governo. Per avere la presidenza bisogna raggiungere il 50 per cento dei voti validi. Se nessun candidato vi riesce, il Presidente sarà eletto in un secondo turno o ballottaggio tra i due candidati più votati, un mese dopo.

In ottobre 2004 Tabaré Vázquez ha vinto la presidenza con il 50,45 per cento dei voti, lo ha fatto quindi al primo turno e il Frente Amplio ha ottenuto la maggioranza assoluta in entrambe le camere legislative.

In ottobre 2009 José Mujica non ha potuto vincere al primo turno, e ha dovuto affrontare il candidato del Partido Nacional un mese dopo. Il Frente Amplio, con il 49,34 per cento, ha conservato in tale occasione la maggioranza sia dei Deputati sia dei Senatori.

Negli ultimi anni, i sondaggi d’opinione hanno indicato che il Frente Amplio superava la somma di tutte le opposizioni, il che suggeriva un possibile terzo trionfo al primo turno o, in ogni caso, un’abbondante superiorità in un eventuale ballottaggio. Nel secondo turno del novembre 2009 il presidente Mujica è stato votato dal 54,63 per cento mentre il suo rivale, l’ex presidente Luis Alberto Lacalle, ha ottenuto il 45,37 per cento.

 

2014: PANORAMA INCERTO PER IL FRENTE AMPLIO

Negli ultimi mesi, i sondaggi sull’intenzione di voto hanno cominciato ad annunciare che le opposizioni nel loro complesso cominciavano a superare il Frente Amplio e, quasi all’unanimità, hanno proposto che seppure il Frente Amplio continua a essere la prima forza politica, è molto probabile che non ottenga maggioranze parlamentari e che si debba andare a un ballottaggio.

In quell’articolo pubblicato da L’Indro il 22 luglio, si è cercato di spiegare ciò che alcuni osservatori chiamano “logoramento” del Frente Amplio e la nascita di una nuova figura nell’opposizione, Luis Lacalle Pou, figlio dell’ex Presidente che nel 2009 ha perso le elezioni con l’attuale Presidente José Mujica.

Il candidato alla presidenza del Partido Nacional, 41 anni, ha un progetto rinnovato e sostenuto dallo slogan “por la positiva”, diverso dal tradizionale discordo conservatore del suo partito. Ha l’appoggio di una massiccia mobilitazione pubblica e una vigorosa campagna pubblicitaria in cui gli spot televisivi hanno avuto un grande impatto in particolare tra i più giovani.

Dalle file del Frente Amplio si cerca di mostrarlo come la “vecchia destra travestita con panni nuovi” e come un candidato “prodotto più dalle tecniche pubblicitarie che dalla realtà politica”.

Verso la metà dello scorso agosto una delle agenzie di sondaggi ha registrato un’intenzione di voto del Frente Amplio del 39 per cento, che ha provocato una scossa nella sinistra. Se queste cifre dovessero essere confermate, il Frente Amplio non solo potrebbe perdere al primo turno, per il quale è necessario il 50 per cento dei voti validi, ma potrebbe anche uscire sconfitto dal ballottaggio.

Un mese dopo le cifre dei sondaggi indicavano un incremento di due punti della sinistra e una perdita equivalente nell’intenzione di voto dei partiti tradizionali.

 

L’UBRIACO SI È SVEGLIATO”

Lucía Topolansky, prima senatrice del Frente Amplio nonché moglie del presidente Mujica, ha dichiarato che la militanza frenteamplista, era “troppo fiduciosa e assopita” e che quelle cifre hanno prodotto uno spavento che ha fatto “svegliare l’ubriaco”, servendosi di una nota espressione popolare.

Con quelle parole ha spiegato la situazione di “forte scossa” che ha destato, secondo le sue parole, la forza politica dal suo letargo.

Da quel momento Tabaré Vázquez ha affrontato la campagna elettorale con un’intensità che prima non aveva, con più progetti programmatici e tutta la forza politica ha cominciato a mobilitarsi con più decisione, con una maggior partecipazione popolare rispetto ai toni tiepidi registrati fino ad allora.

Anche dalla parte del centro destra ci sono state difficoltà. Pedro Bordaberry, il candidato conservatore del Partido Colorado, che appare nettamente quale terza forza in tutti i sondaggi, ha accusato Luis Lacalle Pou di cercare di “danneggiarlo” in un episodio politico confuso che ha creato tensione nei rapporti tra i due partiti.

L’obiettivo di Bordaberry è fare in modo che il suo partito sia terzo ancora una volta, così da avere in ottobre, almeno un certo peso a livello parlamentare. Entrambi i politici si rivolgono al medesimo elettorato contrario al Frente Amplio, il che produce dissapori tra i futuri alleati in un secondo turno e in un eventuale governo, qualora il Frente Amplio sia battuto.

Il principale candidato dell’opposizione, Luis Lacalle Pou, si è visto costretto a esautorare due suoi consulenti per essere caduto in contraddizione nel suo discorso. Ha anche affrontato domande scomode da parte di alcuni giornalisti e si è verificato un fatto che ha colpito duramente e in modo negativo a sua immagine: ha riconosciuto pubblicamente di aver realizzato “alcune telefonate” per impedire che fosse trasmesso a tutte le televisioni del Paese un frammento relativo ad alcune dichiarazioni da lui effettuate qualche ora prima. Solo il canale ufficiale ha trasmesso quella parte dell’intervista, mentre i tre canali privati l’hanno censurata.

Più la campagna elettorale entra nel vivo, più si dibatte dei temi che preoccupano maggiormente le persone: sicurezza, educazione e economia, anche se naturalmente non sono gli unici argomenti.

 

 UN 15 PER CENTO DI “INDECISI” SARÀ L’AGO DELLA BILANCIA

Secondo le stime attuali, quando mancano trenta giorni dalle elezioni, non è ancora possibile affermare chi arriverà alla presidenza né se il prossimo governo avrà la maggioranza parlamentare.

Secondo i dati dei sondaggi, il 15 percento degli aventi diritto di voto è “indeciso” o non dichiara apertamente la propria intenzione di voto. Si tratta di 330 mila persone e sono elezioni che è possibile vincere o perdere per pochi decimi di punto. ogni punto percentuale corrisponde a 22 mila voti.

 

Qualunque sarà il risultato, l’Uruguay si trova davanti a un momento storico, sia che il Frente Amplio riesca a mantenere il governo, con o senza maggioranza parlamentare, sia che il centro destra riesca a recuperare il governo dopo dieci anni di amministrazione del blocco progressista o di centro sinistra.

Se il governo che si formerà il 1º marzo 2015 non avrà la maggioranza parlamentare, il Paese potrà subire tensioni politiche e sociali molto forti.

L’Uruguay ha un sistema presidenziale, non parlamentare. Il Presidente della Repubblica è anche Capo di Stato e non ha bisogno dell’appoggio del parlamento per formare il proprio gabinetto e definire le sue politiche.

Ha bisogno, invece, dei voti per far approvare le leggi che gli permettano di governare. Lo scenario è quello di due blocchi opposti, ognuno in rappresentanza della metà del Paese, obbligati a scendere a patti.

In questo difficile panorama politico fa la sua apparizione un partito socialdemocratico finora piccolo, il Partido Independiente. Con alcune delle sue principali figure di riferimento hanno che fatto parte in passato del Frente Amplio, questo partito si definisce di “sinistra democratica non in linea con nessuno dei due grandi blocchi dominanti”. Il Partido Independiente è stato fondato dieci anni fa e dichiara di essere l’unico “in grado di costruire ponti” che consentano la governabilità, la sua disposizione a negoziare e il suo appoggio a progetti politici che coincidano con i suoi principi.

 Il Partido Independiente, secondo i sondaggi, può ottenere quattro deputati (oggi ne ha due) e un senatore. Ciò potrebbe trasformarlo nella chiave che consente di formare maggioranze parlamentari a uno dei due blocchi (quello di centro-sinistra o quello di centro-destra), oppure di facilitare accordi su certi temi concreti tra i due blocchi.

Anche questo peculiare scenario politico fa sì che l’Uruguay si trovi alla vigilia di un momento storico.

Fra trenta giorni cominceremo a scoprire ciò che fino a oggi continua a essere un’incognita.

 

Traduzione di Marco Barberi

 

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