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uruguay italiani

Rocha – La città di Rocha, (210 km a est di Montevideo), ha 25.000 abitanti. Il dipartimento (provincia) che porta lo stesso nome è ben noto per le sue bellezze del turismo e delle sue spiagge che si affacciano sull’oceano. Il 13 febbraio 1876, a Rocha, un gruppo di immigrati italiani fondò la Società Italiana di Mutuo Soccorso, Fratellanza di Rocha. Il pronipote di Juan E. Paciello, uno di quei primi italiani, ha 43 anni, è un funzionario pubblico, ed è stato eletto presidente dell’istituto nel 2009. Ritiene che sia il momento per il rinnovamento della direzione e spera che presto un gruppo di soci possano candidarsi. Il suo compito, come quello di tutto il comitato direttivo, è onorario. “La nostra missione è quella di tenere insieme la famiglia italiana”, spiega Paciello a ‘L’Indro’ dall’interno del suo ufficio, pieno di documenti, verbali dell’infinità delle riunioni del direttivo nel corso di varie generazioni, molte immagini e il peso della storia che sembra aleggiare nella stanza.

La prima Società  Italiana del Paese, il primo edificio

La Società Italiana di La Rocha è stata la prima ad essere stata fondata nel Paese, così come il loro edificio, che fu costruito nel 1901. Cento e tredici anni più tardi, conserva ancora la facciata originale, che reca chiaramente simboli della Massoneria, dice Paciello: “Melograni, colonne, e soprattutto una scultura di Garibaldi, il riferimento principale, l’uomo dalla camicia rossa che è stato in Uruguay, qui si è associato alla Massoneria ed è stato un combattente instancabile”, dice. “Quasi tutte le sedi della Società nel Paese sono uguali, nella loro forma architettonica. Quella di La Rocha è stata la prima del Paese e quella di Livramento, che si trova in Brasile, di fronte Rivera, è identica alla nostra”.

Gli associati pagano una quota molto bassa, quasi simbolica, è quasi un contributo. Al momento dell’entrata in carica di Paciello, c’erano 70 associati. “Oggi ne abbiamo 170” dice il presidente con soddisfazione. Spiega che nessun socio si cancella, “ogni cessazione è per sempre” scherza. I proventi della quota associativa coprono a malapena i costi per l’energia elettrica e l’acqua. La Società è esentata dal pagamento delle tasse, per legge. Non ci sono impiegati, “non ce li possiamo permettere” e le stesse pulizie vengono fatte da alcuni dei partner -a turno- e in casi eccezionali si contrattualizza qualcuno, all’occorrenza.

Venite a fare l’America

Non tutti i soci attuali sono discendenti di italiani, per quanto lo sia la maggioranza. Nel 1976 c’è stata una ristrutturazione degli statuti per trasformare l’associazione in quello che è oggi, un centro sociale, culturale e sportivo con radici italiane” ha aggiunto.

Paciello ha ricordato che negli ultimi decenni del XIX secolo, in una situazione di crisi per l’Italia, molti cominciarono a vedere l’Uruguay come un orizzonte luminoso, dove iniziare a migliorare la loro vita. “Questo li invitò a trasferirsi in America” dice.

Nella prima grande ondata di immigrazione precedente alla prima guerra mondiale, la maggior parte degli immigrati arrivavano con niente in mano, se non lo spirito del progresso e del lavoro. “Dapprima venivano a Montevideo o in Brasile con il riferimento della Società Italiana di La Rocha. Arrivavano in carrozza o in diligenza in questo edificio, che era anche l’ufficio consolare italiano. Abbiamo molti documenti relativi a quando gli immigrati arrivavano e gli veniva dato vitto e alloggio per un paio di giorni, in attesa che trovassero lavoro; si risolveva tutto in tre o quattro giorni, perché il lavoro c’era. La Società  rilasciava un certificato di buona condotta per consentire a queste persone di lavorare, e in modo che i figli potessero andare a scuola. Conserviamo ancora tutti questi documenti”, dice.

Gli italiani hanno prodotto cambiamenti rivoluzionari nella società

Giovanni Paciello definisce “cambiamenti rivoluzionari” quelli che i primi italiani hanno prodotto nella società rochense. Spiega, “avevano un sistema di mutua, un sistema sanitario ben organizzato per l’epoca, tutto grazie alla Società  Mutuo Soccorso. L’organizzazione interveniva anche se la persona aveva bisogno di una garanzia per l’affitto o in caso di qualsiasi emergenza”.

“Quando la Societá fu fondata, nel 1876, a La Rocha non c’era l’elettricità e nemmeno un ospedale. I soci fondatori si erano dotati di un sistema sanitario e quando leggo le loro lettere mi commuovo; i fondatori si riunivano in assemblea e nominavano il medico della Società. Il paziente non pagava nulla e se doveva essere ricoverato andava a Montevideo, nell’Ospedale Italiano, che copriva sei mesi di spese mediche, e tutto questo è documentato”, dice Paciello con entusiasmo ed eccitazione. Anche i non italiani venivano curati, con un costo minimo.

“Sono sicuro che l’essenza della nostra società attuale inizia da queste ondate migratorie che hanno dato uno slancio affinché i politici approvassero le leggi sul lavoro, sul sociale, sulla sanità. È stata una rivoluzione, per un’epoca in cui l’Uruguay era immerso in una guerra civile tra i partiti tradizionali, il Colorado e il National White, nel ventesimo secolo. La società era molto instabile, il paese diviso e in questo contesto gli italiani hanno costruito regole sociali e di convivenza. Si tratta di correnti che hanno portato idee anarchiche e che si sono espresse anche tramite la creazione dei sindacati”.

Gli statuti sociali -riformati nel 1976- affermano inoltre che, se in qualsiasi momento l’associazione dovesse cessare di esistere, l’edificio sarà assegnato al sistema degli istituti di istruzione primaria, diventando una scuola italiana, anche se questa cosa andrebbe precisata perché a La Rocha c’è già una scuola pubblica che si chiama Repubblica d’Italia“Ci hanno proposto di comprare la sede della società, affittarla, concludere affari al suo interno e noi abbiamo sempre rifiutato, perché questo è un patrimonio che dobbiamo preservare” dice.

Gravi attriti con le autorità: “Abbiamo avuto la nostra strada”

La comunità italiana di La Rocha ha avuto un grande attrito con il governo provinciale per l’idea di rinominare l’Avenida Italia, il cui nome fu dato dal generale Liber Seregni; Seregni, leader storico della sinistra che ha trascorso quasi dieci anni in prigione durante la dittatura militare, dopo il suo rilascio (avvenuto alla fine del governo de facto soprattutto grazie alle pressioni internazionali) ha svolto un ruolo importante nel far dialogare di nuovo i vari partiti politici che hanno portato al ritorno della democrazia. Uscendo dalla prigione, Seregni chiamò alla pacificazione, considerandola un grande valore per l’intera società.

La comunità italiana si è sentita offesa per il cambiamento del nome del ‘suo’ viale, che ha causato anche una visita a La Rocha dell’ambasciatore italiano in Uruguay.

“L’ambasciatore ha detto che non si tratta di combattere, ma di rivendicare qualcosa che è nostro, ed è giusto. Sono state fatte interviste al sindaco e ai dirigenti politici. Tutti i leader dei partiti di Rocha hanno votato nella giunta dipartimentale (il potere legislatore locale) per la ridenominazione” ha detto.

Il problema non si è ancora risolto, ci sono trattative e sembra probabile che il nome possa essere ripristinato. Le persone continuano a chiamare il viale ‘Italia’, nonostante il cambio di nome. “Il sindaco stesso mi ha detto che è stata una grande distrazione e che il tema sarà affrontato. Secondo i trattati internazionali non si può cambiare il nome di una strada denominata con il nome di un paese, a meno di voler compromettere le relazioni diplomatiche”, ha sottolineato.

“In questi anni della mia presidenza abbiamo festeggiato il compleanno di oltre 300 bambini e a questo si sono aggiunte feste studentesche: la vita sociale della nostra struttura è vivace e ricca. Durante la settimana la sala viene utilizzata, per esempio, da una scuola di modellismo, di arti marziali, per lezioni di ritmo e zumba con insegnanti che arrivano una volta al mese da Maldonado, e molte altre attività. Si organizzano mostre, incontri di varie organizzazioni e spettacoli. Oggi la società italiana è un centro culturale centrale per tutta la società”, ha concluso Paciello.

 

INFO

In Uruguay vivono oltre 70 mila persone con cittadinanza italiana. Si stima che circa un milione di uruguaiani, quasi un terzo, sia di origine italiana. La prima grande ondata di migrazione è stata nel 1870, e quest’ondata migratoria è continuata fino al 1960. Accanto a quella spagnola, la popolazione italiana ha costituito la spina dorsale di quella che oggi è la società uruguaiana.

I primi italiani arrivarono nella colonia spagnola che in seguito si è trasformata nel paese dell’Uruguay, nel XVI secolo. Gli immigrati erano principalmente liguri, provenienti dalla Repubblica di Genova, e lavoravano in navi mercantili d’oltremare. Il numero dei residenti ha fatto un salto esponenziale nel XIX secolo. Nel decennio del 1830 (quando è stato creato l’Uruguay) c’erano migliaia di italiani nel territorio, in gran parte concentrati a Montevideo, la capitale.

Il numero di immigrati italiani in Uruguay dall’indipendenza al 1960 è di 350.000. Nel corso della storia gli italiani hanno dato un contributo significativo al Paese. Erano pionieri dello sviluppo produttivo, delle zone rurali e industriali, della costruzione, culturale e educativo, dei primi sindacati e organizzazioni sociali. Uno studio del 1992 riporta che il 38% degli uruguaiani ha un cognome di origine italiana.

traduzione di Valeria Noli @valeria_noli 

 

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