sabato, Settembre 18

Uruguay: giustizia cercasi

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Caducidad 

In attesa delle elezioni presidenziali del prossimo 26 ottobre, i tre candidati alla presidenza dell’Uruguay, Luis Lacalle Pou (Partido Nacional), Pedro Bordaberry (Partido Colorado) e Tabaré Vázquez (Frente Amplio) hanno incontrato i locali vertici di Amnesty International. L’obiettivo di tale incontro era spiegare cosa, ciascun candidato, prevede di fare, in caso di vittoria, in relazione al tema dei crimini della dittatura che restano una ferita aperta nel Paese, perché a “distanza di quarant’anni giustizia non è ancora fatta, bisogna agire ora, altrimenti sarà troppo tardi e quello che resta sarà solo l’impunità”, ci spiega Francesca Lessa, ricercatrice del Latin American Centre dell’Università di Oxford. Lessa ha presentato quest’anno, in Uruguay, il libro intitolato ‘¿Justicia o impunidad?’, che studia il tema della dittatura uruguayana, anche attraverso l’analisi della ‘narrativa della memoria’, paragonandola alla situazione post dittatura negli altri due Paesi latinoamericani che nello stesso periodo storico hanno vissuto esperienze simili, Argentina e Cile.

Dal 1830 l’Uruguay era stato governato dal Partido Nacional detto ‘Bianco’, e dal Partido Colorado. Alla fine degli anni ’50, del secolo scorso, il Paese entrò in una profonda crisi economica, e nel 1965 venne svalutata la moneta. Inflazione e disoccupazione furono alla base di scontri e guerriglie urbane, guidate dal movimento di estrema sinistra dei Tupamaros.

Nel 1971 venne eletto Presidente, Juan Maria Bordaberry (Partido Colorado), che decise di ricorrere all’Esercito per sedare i disordini e la guerriglia dei Tupamaros.

Nel 1973 Bordaberry guidò un Colpo di Stato militare. Da quel momento iniziò una dittatura che terminò solo nel 1985.

Sciolto il Parlamento e ottenuto il supporto di una giunta militare, il dittatore represse le proteste, fomentate soprattutto da Sindacati e studenti, e mise fuori legge i partiti di sinistra. L’economia continuò a peggiorare. I Tupamaros erano già quasi tutti stati imprigionati e torturati e la repressione política si indirizzó ancor di più  verso gli studenti, i sindacalisti, i giornalisti, e i politici di sinistra.

Nel 1976, Bordaberry fu sostituito da Alberto Demicheli prima e Aparicio Méndez poi, ma senza grandi risultati.

Dal 1976 il regime iniziò una fase di rinnovamento e nel 1980 al referendum sulla modifica della costituzione: il 57,2% dei voti furono contrari. Questo dimostrava l’impopolarità del Governo guidato dai militari, accentuata dalle difficili condizioni economiche.

Nel 1981, il potere passò nelle mani di Gregorio Álvarez, finchè i militari dovettero negoziare con i partiti politici il ritorno al potere ai civili.

 

 

Lessa parliamo degli attori principali della dittatura in Uruguay.

Gli attori principali furono i Tupamaros, i militanti del Movimiento de Liberación Nacional (Movimento di Liberazione Nazionale), un’organizzazione di guerriglia urbana di ispirazione marxista-leninista, attiva in Uruguay tra gli anni sessanta e gli anni settanta.  I Tupamaros furono responsabili di attacchi contro la Polizia, e queste loro azioni vennero utilizzate come un pretesto per giustificare la politica di repressione contro la sinistra, gli studenti e i guerrilleros (i guerriglieri). I partiti politici incaricarono le Forze Armate di risolvere il problema dei guerrilleros e nonostante questi fossero praticamente sconfitti già nel settembre del 1972, la repressione non si fermò e i militari lo stesso instaurarono la dittatura nel 1973.

 

Quali le differenze e similitudini con le dittature in Cile, Argentina e Uruguay?

La dittatura che ci fu in Cile tra il 1973 e il 1990 è la più conosciuta a livello internazionale perché le barbarie commesse come le esecuzioni e le eliminazioni dei prigionieri politici non avvennero in segreto. Nel caso dell’Argentina, la dittatura iniziò nel 1976 e terminò nel 1983, sono state le madri e le nonne, meglio conosciute come ‘las madres y las abuelas de Plaza de Mayo’ ad attirare l’attenzione sulle conseguenze della dittatura, in particolare sui bambini ‘desaparecidos’, quasi 500. Anche in Uruguay durante la dittatura (1973-1985), come in Cile e in Argentina, ci furono casi di desaparecidos. Nei primi anni ’80 nonostante vigesse ancora la dittatura, gli attivisti cercarono di ottenere giustizia e informazioni sui prigionieri politici su cosa fosse successo ai desaparecidos. Quando poi le dittature terminarono e i Paesi tornarono pian piano alla democrazia, alcuni bambini ‘desaparecidos’ vennero ritrovati e si ricongiunsero alle loro famiglie. Ai Governi si chiese di mettere sotto processo i militari. In Cile vennero istituiti sia la Commissione Rettig che investigò su i casi dei desaparecidos nei primi anni 90 e la Commissione Valech sulla tortura e la prigione política, mentre alcuni tribunali giudicarono alcuni dei responsabili della dittatura dal 2000 in avanti.   In Argentina, la Comisión Nacional sobre la Desaparición de Personas  (Commissione Nazionale sulla Scomparsa delle Persone, CONADEP) già nel 1984 aveva già investigato su quasi 9.000 casi di desaparecidos. Poi ci fu lo storico giudizio contro i comandanti militari che vennero processati da un tribunale di giustizia e condannati nel 1985 e oltre 120 processi dal 2004 al giorno d’oggi. In Uruguay, invece, nel 1986 il Governo approvò la ‘Ley de Caducidad’, ossia una Legge di Amnistia. Nel 2011, è stata revocata la ‘Ley de Caducidad’ grazie agli attivisti per i diritti umani. Nel 2009, l’ex dittatore militare Gregorio Álvarez venne condannato  a 25 anni per 37 omicidi di cittadini uruguaiani sequestrati in Argentina. Nel febbraio 2010, il dittatore ed ex Presidente dell’Uruguay, Juan Maria Bordaberry venne condannato per violazioni di diritti umani ma anche per essere responsabile del colpo di Stato del 1973.  Nel piccolo Stato latino americano, giustizia non è stata fatta prima anche a causa di alcuni giudici che erano gli stessi della dittatura. Poi, però, con i giudici di nuova generazione che avevano studiato la storia del loro Paese ed erano cresciuti con una diversa coscienza, c’è stato un piccolo cambiamento. 

 

Come mai la dittatura in Uruguay è meno conosciuta?

In parte a causa della ‘Ley de Caducidad’, per le politiche dei Governi democratici che fino al 2000 favorivano il silenzio e l’impunità assoluta per i crimini del passato. Ma anche perché la dittatura uruguayana non ha avuto figure come Augusto Pinochet del Cile o Rafael Videla in Argentina che simbolizzavano fortemente la dittatura anche fuori dai confini nazionali.

 

Parliamo della narrativa della memoria.

Il libro ‘¿Justicia o impunita?’ è diviso in due parti, una riguarda la giustizia e l’altra le narrative della memoria. Le narrative della memoria sono sei: guerra, eccessi, due demoni, pace e riconciliazione,  terrorismo di Stato, giustizia e impunita. Le persone che vissero in quella epoca svilupparono le loro interpretazioni su quanto stava avvenendo. La narrativa della guerra, ad esempio, appartiene a chi ha condotto una vita militare, ma anche ad alcuni partiti politici. I racconti raccolti in Uruguay sono particolarmente interessanti perché alcuni dei protagonisti appartenevano anche ai Tupamaros, i guerriglieri. La narrativa del terrorismo di Stato nasce per opporsi alla narrativa della guerra. I familiari delle vittime usarono molto la narrativa del terrorismo di Stato per far capire la gravità della situazione, e sottolineare come lo Stato fosse il responsabile della persecuzione dei propri cari. Infatti, quando si parla di terrorismo di Stato si vuole sottolineare che lo Stato va contro i propri cittadini, che li uccide, tortura, imprigiona e fino a farli scomparire. Quindi lo Stato si trasforma nel carnefice. La narrativa degli eccessi è legata al discorso della guerra, i militari sostenevano che si trattava di una guerra diversa dalle altre e si giustificavano dicendo che in guerra si verificano sempre azioni crudeli e che non erano previste dalla loro formazione militare. Secondo i militari c’erano stati solamente dei comportamenti eccessivi, non si trattava di una politica sistematica. Per quanto riguarda la narrativa de ‘los dos demonios’ (due demoni), possiamo definirlo come una interpretazione popolare sulla violenza politica nata in Argentina, che semplifica le circostanze che hanno portato al Golpe. In particolare, la violenza politica è rappresentata come una lotta tra due demoni, i militari e i guerriglieri, mentre la società è totalmente ignara rispetto a ciò che accade.  Si è poi sviluppata in tutto il Cono Sur, ossia l’intera regione geografica che comprende i Paesi sudamericani al di sotto del Tropico del Capricorno, ovvero, l’Argentina, le isole Falkland/isole Malvine, il Cile e l’Uruguay, oltre ad alcune zone del Paraguay e alle regioni meridionali del Brasile, in particolare gli Stati del Rio Grande do SulSanta CatarinaParaná e San Paolo. In Uruguay viene utilizzata sia dai guerriglieri sia dai leader politici.  La narrativa intitolata ‘pacificazione e riconciliazione’, invece, è legata alla guerra e si è sviluppatata a cavallo degli anni ’80. Venne utilizzata in particolare tra il 1986 e il 1989, per giustificare l’approvazione della ‘Ley de Caducidad’, legge di Amnistia, che era definita come una necessità per consolidare la pace, placare i militari ed avanzare verso un futuro luminoso.

 

C’è stata una complicità civile di cui ha beneficiato la dittatura?

La complicità civile di cui beneficiò la dittatura è una tesi recente. Difficile da investigare e provare. Nonostante sia venuta meno ‘la giustificazione della guerra’ per le azioni commesse e sia stato riconosciuto il Golpe. Si cerca, quindi, di capire come i militari che si appropriarono dello Stato abbiano potuto commettere così tanti omicidi e rimanere al Governo per 12 anni.

Per esempio, in Argentina le donne incinte venivano tenute in vita fino al momento del parto, per poi essere  uccise. I loro bambini, figli dei desaparecidos, venivano adottati con la complicità della Chiesa, degli orfanatrofi e degli ospedali. Venivano tenuti segreti i luoghi in cui si trovavano i corpi dei desaparecidos.  Tra i complici civili dei militari ci furono anche medici, infermieri e giudici. I medici parteciparono alle torture e indicavano ai militari quando potevano continuare o smettere con le torture affinché le persone non morissero.  In alcune fabbriche di Mercedes e Ford in Argentina gli operai venivano torturati immediamente al momento del sequestro dentro la fabbrica.

 

In cosa la Commissione per la pace in Uruguay è stata diversa rispetto alle Commissioni degli altri Paesi

La Comisión Nacional sobre la Desaparición de Personas venne creata in Argentina mentre in Cile la Comisión Nacional de Verdad y Reconciliación  e la Comisión Asesora para la Calificación de Detenidos Desaparecidos, Ejecutados Políticos y Víctimas de Prisión Política y Tortura. In Uruguay, solo nel 2000, a distanza di quindici anni dal ritorno alla democrazia, il Governo creò la Comisión para la Paz. Quest’ultima, però, indagò solo su 200 casi di desaparecidos e non sulle migliaia di casi di tortura e prigione política; aveva a disposizione pochi fondi e i militari non raccontarono la verità sui crimini commessi a questa Commissione. Quindi le indagini della Commissione non servirono a molto, infatti gli eventi portati alla luce erano già stati raccontati dai parenti delle vittime. Nonostante tutto si cercava ancora di coprire la verità, ad esempio i militari a proposito di alcuni desaparecidos sostenevano che i corpi fossero stati bruciati e poi gettati in mare, invece, poi con il passare del tempo vennero ritrovati.

 

Giustizia o impunità? perché in Uruguay non c’è stata giustizia per le vittime

Il titolo del libro ‘¿Justicia o impunidad?’ vuole richiamare l’attenzione sul fatto che distanza di quarant’anni la giustizia è ancora incompleta, bisogna agire ora altrimenti sarà troppo tardi e quello che resta sarà solo l’impunità. Inoltre, secondo il diritto internazionale, non ci può essere impunità, bisogna processare ed emanare una sentenza contro i responsabili dei crimini commessi durante la dittatura. La copertina del libro è un’installazione donata da Giuseppe Lana, un artista siciliano. L’immagine raffigurata rappresenta un orologio con le lancette che girano al contrario e vuole rappresentare passato, presente e futuro, in particolare, il messaggio vuole essere: ‘come recuperare la storia, come il tempo passa’.  Purtroppo molte madri dei desaparecidos non ci sono più. Ma la sete di giustizia è ancora presente in Uruguay e in Sud America.

 

 

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