mercoledì, Agosto 4

Ursula von der Leyen e Mattia Feltri: autoreferenzialisti al potere Il discorso di Ursula von der Leyen all’inaugurazione dell’anno accademico della Bocconi; la polemica tra Mattia Feltri di ‘Huffingtonpost’ e Laura Boldrini: volgarità, provincialismo, potere, libertà di pensiero

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Non c’è giorno che ci fa mancare la sua gioia sguaiata. Dico gioia con ironia disgustata, con rabbia, con disillusione: questo Paese non può cambiare perché chi potrebbe (e dovrebbe) cambiarlo è più sguaiato e rozzo e incolto e ignorante e autoreferenziale perfino di quelli che dovrebbe contribuire a cambiare, ma poi molti, moltissimi di quelli che contando potrebbero fare qualcosa, vogliono esattamente che il Paese affondi così com’è. E nemmeno se ne rendono conto, visto che scrivono come certi nostri politicanti!
Mi hanno colpito l’altro giorno (ma non approfondisco oggi) le parole al tempo stesso accorate e volgari di Ursula von der Leyen. Accorate e volgari?
Sì, guardate.

Inaugura’ l’anno accademico della Bocconi, a distanza, in video, con il rettore in tenuta da rettore e Monti in tenuta da Monti, seduti su due seggiole a rotelle, prestate dalla Azzolina: che c’entra Monti? Visto che non c’è la solita pompa, l’ermellino si poteva pure lasciare a prendere polvere e vestire normalmente. Ma … lo spettacolo vuole la sua parte. Ursula von der Leyen fa un discorso accorato per dire le solite cose: ‘come siete bravi’, ‘datevi da fare …’, e aggiunge (ma qui è durissima, ma presa a ridere), più o meno, ‘rivoltate il vostro Statoperché così non potete andare avanti.
Un discorso (se ricordate come la penso) solo in parte gradito a certi ambienti (anche, anzi principalmente, italiani) che un cambio di rotta vero dell’Italia non lo vogliono, mentre la signora Angela Merkel è ancora in dubbio. Bene, d’accordo: discorso melenso con risposta (certamente in inglese) dei due -ma, ripeto, Monti che c’entra?
Il discorso della von der Leyen dice, insomma, che si può sperare anche se ormai poco: ci stanno abbandonando, anzi, ci stanno mettendo in pensione. Fin qui, superficiale, ma accettabile: personalmente lo trovo agghiacciante, specie visto dove viene fatto. Ma poi (l’innominabile da quasi duecentomila euri di Chigi non è solo!) la volgarità sguaiata accolta con grandi risate dal curioso duo Monti/Rettore: ‘Milàn l’è un gran Milàn’. Loro lì no, non possono, non sono all’altezza, io qui sì: mi sono vergognato … e sorvolo sulla stampa.

Solo un inciso, per dare la misura della volgarità e del provincialismo, mi dice un amico (con la voce arrabbiata per il dispiacere, lui ‘emigrato’, se pure di lusso) che suo figlio ha telefonato alla Bocconi per avere indicazioni per una iscrizione all’Università e quant’altro: gli hanno risposto al telefono in ‘inglese’ e la persona che ha risposto si è molto seccata del fatto che quel ragazzo parlasse male l’‘inglese’! volgarità, provincialismo, strafottenza: in Italia è obbligatorio per legge in tutte le funzioni pubbliche (e l’Università, benché privata, lo è) parlare in italiano. Ma ‘Milan …’ forse, appunto, senza accento, siamo lì!

Dicevo la stampa.
Da qualche giorno impazza una polemica tra Huffingtonposte la signora Laura Boldrini, che se non fosse di una gravità immensa, sarebbe solo la conferma della volgarità e del provincialismo del quale siamo avvolti, e della arroganza del potere, curiosamente, non della Boldrini.
In breve. Pare che la signora Boldrini disponga di un ‘blog’ (qualunque cosa esso sia) su quel giornale, recentemente occupato ‘manu militari’ dai lanzichenecchi degli agnellidi, insieme a ‘Repubblica’ e, credo ‘l’Espresso’ (lì si attendono ancora le azioni conseguenti). Le conseguenze di questa occupazione militare si vedono ogni giorno. Ma tant’è, la stampa italiana ormai non c’è più neanche un po’ e uno si trova sballottato tra Travaglio, Sallusti e la genìa Feltri … sì la ‘genìa’ perché si chiamano tutti Feltri: il direttore di ‘Libero’ (vedi Crozza), quello di ‘Huffingtonpost’ (vedi Linus, ma non so perché) e quello di ‘Domani’ (non vedere perché non serve a nulla … peccato ing. De Benedetti, se non lo ha fatto apposta, era una buona idea!).
E dunque, ‘Huffington’ concede dei blog a certe persone. Le sceglie Mattia Feltri/Linus, non si sa perché. Per carità, il direttore è lui, ma visto che offre uno spazio alla signora Boldrini e non, per esempio, a me sarebbe interessante sapere perché. Ora, sia chiaro: nulla da dire, la signora è stata Presidente della Camera, parla molto delle donne, ha parlato molto dei migranti. Non so che meriti abbia, ma sta in fatto che Feltri/Linus le dà il blog: bene è una scelta, ma appunto è una scelta. Il blog dovrebbe essere il luogo dove uno dice quello che pensa, indipendentemente da ciò che pensa il direttore: certo accade anche in molti altri, perfino scientifici e, specie questi ultimi, dovrebbero essere messi alla berlina, ma insomma, è così che si esercita il potere. Non è così? Ma allora a che serve il blog, tanto varrebbe pubblicare l’articolo! Se uno cestina sia l’articolo che il blog, che senso ha? Ma, pare che non sia così, perché il predetto direttore dice che nella ‘policy’ (chiedete alla Bocconi) del blog c’è scritto che, parole testuali di Feltri/Linus il 28/11: «Sulla policy c’è scritto che la redazione e la direzione si riservano di non pubblicare i blog senza dare spiegazione e senza nemmeno avvertire (un paio di settimane fa ho sospeso il blog di Carlo Rienzi del Codacons per una ragione che dettaglierei così: non mi piace)». Chiaro? ‘c’è scritto’, e che è il Vangelo? ‘non mi piace’, evvia! Sei ‘ospite’, ma se puzzi manco te lo dicono, oppure ti chiedono di dire o non dire certe cose.

Infatti, la polemica nasce dal fatto che la signora Boldrini aveva fatto alcune allusioni al padre di Feltri/Linus, Vittorio Feltri, allusioni sgradevoli, secondo il figliolo, che si era dato una regola, testuale: «Mi sono dato una regola: non parlo in pubblico di mio padre … come si vede in queste ore non c’è serenità d’animo per accogliere le mie parole per quelle che sono: il mio pensiero. Non ne parlo e non voglio che se ne parli sul giornale che dirigo». Quelnon voglio è il nocciolo.
Non ho idea di chi sia il padre di Feltri e non me ne importa nulla; non ho idea di cosa abbia fatto o non fatto e meno me ne importa; non ho idea di cosa abbia detto la Boldrini, e mi interessa ancora meno … tanto più che lo dice su quel giornale. Ma il punto è semplice e chiaro: ‘non voglio che si parli di mio padre e non sul mio giornale’. Il richiamo al fatto che se ne parlasse sarebbe male interpretato, o il richiamo al malanimo, ecc., lasciamoli correre, sono il solito provincialismo e vittimismo all’italiana: volgarità. Che, poi, faccia la vittima uno che parla e agisce così … mah!
Ma poi Feltri/Linus, parla diminacce della Boldrini a lui. Guardate come le racconta lui (lui, eh!) parafraso: ‘ho chiesto alla Boldrini di togliere il riferimento a papà, lei ha detto di no e che avrebbe detto pubblicamente ciò che accadeva e io «ho valutato la violenza della minaccia», e ho tolto il blog’, coraggiosamente, lui non lo dice ma lo lascia intendere. Quindi, secondo Feltri/Linus, uno non solo deve accettare di non vedere pubblicato ciò che ha scritto, ma non deve nemmeno protestare perché se lo fa, fa ‘minacce’. E lui, invece, che oltretutto usa un giornale a fini personalistici?
Ragionamento da agnellidi, certo. Ma terribile, tragico.

Sorvolo sulle diatribe da cortile della servitù tra Feltri/Linus e tal Verna dell’Ordine dei giornalisti e sulle lamentele del primo perché il secondo ha detto prima di consultare gli organi dirigenti, ecc., ecc … potete immaginare gli argomenti.
Ma qui non si tratta di libertà di stampa, ma di pensiero e quindi non entro nelle diatribe para-sindacali in merito, e nemmeno in quelle relative alla qualità (nulla) della informazione in Italia. Parlo solo di Costituzione italiana, quindi scritta in italiano, e non in inglese.
Ammettiamo che il giornale è libero di pubblicare ciò che vuole e solo ciò che vuole. Non è così, ma ammettiamolo, dico solo che se fosse radicalmente così, ci sarebbe il rischio di sentire una sola campana … che poi sia o meno ciò che è accaduto in Italia è altro discorso e non lo facciamo qui. Poi Feltri/Linus, pignolescamente, precisa che non è censura. Infatti l’ufficio censure non è ancora stato istituito (con gli stellini e Renzi al Governo è solo questione di tempo) ma lui, intanto, fa le prove generali e si porta avanti col lavoro.

E infatti Feltri/Linus ha dato (malvolentieri, lo dice lui stesso) il blog alla Boldrini e dunque ha dato unospazio libero’ (Gaber) alla medesima, dove la stessa deve poter dire ciò che vuole, se no sarebbe solo unospazio’ (ri-Gaber): se quello spazio è condizionato da un Feltri qualunque (uno dei tre, ad esempio) quello che io dico in quello spazio non solo non è più libero (e della libertà della Boldrini, potrebbe anche importarmi poco) ma non garantisce a me, Lettore, la libertà di ciò che leggo, perché quello che dice la Boldrini è manipolato da Feltri/Linus, e quindi, verosimilmente, anche il resto. E allora, non è la libertà di stampa che viene coartata, ma la mia libertà di pensiero, che non solo viene impedita nella sua espressione, ma che qualcuno pensa di poter piegare al suo pensiero, perché mi impedisce di ascoltare ‘un’ pensiero diverso e comunque in più.
La mia libertà di pensiero nelle mani di Feltri/Linus? Ma vogliamo scherzare?

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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