domenica, Ottobre 24

Uomini soli. Renzi, Berlusconi, Salvini, Grillo…

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Torniamo sulla solitudine dei numeri primi. Intesi non come individualità uniche che riescono però ad incontrarsi, ed assieme provano a costruire, come era nel libro di Paolo Giordano, ma come gli uomini soli al comando che caratterizzano la nostra politica. Un leader politico uomo solo al comando lo deve essere, ma in quanto capace di sintesi tra i suoi, anche di balzi in avanti capaci di imprimere un’accelerazione. Non unicum astratto dagli altri. E dal contesto sociale.

A questo tema di cui ci siamo più volte, periodicamente ed anche recentemente, occupati, riporta quanto scrive Ilvo Diamanti nel suo Mappe (la Repubblica, 7 Aprile 2015), dall’icastico titolo ‘La solitudine di Matteo’. Ulteriormente chiarito dal significativo sommario interno: «Un sistema senza corpi intermedi, dove i poteri locali appaiono logori, rischia di diventare un problema di fronte a emergenze». Diamanti si occupa della solitudine del leader. E non solo di quella di Renzi.

E dunque scrive. «Forza Italia si sta ‘decomponendo’. Un giorno dopo l’altro. Era sorta oltre vent’anni fa. Una federazione di gruppi di pressione e di interesse distribuiti sul territorio. Raccolti intorno a Silvio Berlusconi. Alla sua immagine, ai suoi media, alla sua impresa. Un partito personale che oggi, un pezzo dopo l’altro, si sta decomponendo. Perché non c’è nulla in grado di tenere insieme i pezzi. Manca la colla. L’identità e, insieme, le risorse. Un processo analogo, però, si sta riproducendo negli altri partiti sorti nell’epoca berlusconiana. Quasi tutti scomparsi, oppure ridotti a misure residuali. Ad eccezione del Pd. L’unico partito che oggi conti davvero. (…) Eppure, è difficile considerarlo un ‘partito’. (…) È come se risentisse di un doppio limite. La dipendenza dal (l’anti) berlusconismo, ora svanito. E la rapida, improvvisa, ri-generazione intorno a Renzi. Che l’ha spinto in alto, nei consensi, come mai era avvenuto prima. (…) Ma, al tempo stesso, lo ha trasformato in un partito semi-personale, innestando, sulla base del vecchio Pd, prevalentemente post-comunista, il suo PdR. Il Partito di Renzi».

Diamanti prosegue occupandosi anche della Lega di Matteo Salvini. «(…) D’altronde, il partito territoriale per definizione, la Ln, ha anch’esso mutato pelle. È divenuto un partito ‘personale’. La Lega di Salvini. La ‘nuova’ Destra Nazionale. (…) Così, resta soltanto lui. Matteo Renzi. Al centro di un sistema politico e partitico che non è un ‘sistema’. (…) Matteo Renzi: è un uomo solo. Affiancato da una cerchia stretta di persone amiche e fedeli. Agisce e decide, prevalentemente, da solo. Contro tutti. D’altronde, in Italia, dopo decenni di in-decisione, la maggioranza dei cittadini dimostra consenso verso un premier e un leader che, finalmente ‘decide’. Anche se da solo. Anzi: proprio perché ‘da solo’. La solitudine del Capo (per echeggiare la formula di Fabio Bordignon), per questo, può apparire una risorsa, per Renzi. Tuttavia, il discorso cambia quando si allarga lo sguardo ‘oltre’ le relazioni con gli attori politici. Quando l’attenzione si sposta, soprattutto, sul rapporto con la società e con i cittadini. (…) Così, Matteo Renzi oggi è solo. Intorno a lui: nessun partito vero, a parte il suo PdR, peraltro molto dis-organizzato. Fra lui, il territorio e la società: poche infra-strutture istituzionali, perlopiù deboli. E pochi residui di rappresentanza, scarsamente legittimati».

Al termine della sua lunga analisi, che abbiamo molto sintetizzato (in particolare omettendo l’esame dei corpi intermedi, per concentrarci sul cuore del discorso), Diamanti conclude. «Probabilmente, è ciò che interessa al premier. Ma non sono certo che rifletta i suoi interessi. Un sistema dis-intermediato, senza più, o quasi, corpi intermedi, dove i poteri locali appaiono logori: rischia di diventare un serio problema di fronte a possibili, future emergenze. Economiche, sociali, civili. Interne ed esterne. Allora la solitudine potrebbe rendere tutto molto più difficile».

In aggiunta agli analizzati Renzi, Berlusconi e Salvini, occorre considerare il quarto protagonista. Contrasti, anche forti, tra militanti, parlamentari e dirigenti del Movimento Cinque Stelle aveva creato il parallelo fatto dallo stesso Beppe Grillo sul suo Blog, tra Renzi ed il copilota tedesco suicidomicida della Germanwings-Lufthansa, in Un uomo solo al comando #FermiamoRenzie (27 marzo). «Ci sono inquietanti analogie tra Andrea Lubitz, il copilota dell’Airbus A320 della Germanwings che si è schiantato sulle Alpi francesi, e Matteo Renzie che sta schiantando l’Italia. Si tratta in entrambi casi di uomini soli al comando. Entrambi si sono chiusi dentro eliminando ogni interferenza esterna. (…) L’Italia lo capirà anch’essa all’ultimo, quando non ci sarà più niente da fare. Un uomo solo al comando lo si è già visto in passato e non è stato un bello spettacolo». Il paragone non è di gran gusto, d’accordo, ma, soprattutto, il fatto che Renzi sia, e voglia restare, ‘un uomo solo al comando’ ha fondamento non solo per lui. E…

E per questo concludiamo riprendendo, testualmente, quanto avevamo scritto poco tempo fa ne il contrappunto a proposito di Salvini, e, a ricaduta, di Renzi. «(…) Molto più simili tra loro, ed ai loro ricordati predecessori, di quanto si ammetta, e di quanto essi stessi vogliano ammettere. (…) Per fare questo, i protagonisti stanno giocando con il fuoco. Delle aspettative popolari, Salvini. Delle aspettative popolari e del funzionamento delle Istituzioni, cioè del fondamento delle regole del gioco, Renzi. Le strade dell’Inferno sono lastricate di buone intenzioni, se poi non sono granché neanche le intenzioni… E, soprattutto, sono uomini volutamente soli nella propria dimensione ultima. E quando si è soli, in genere si è anche male accompagnati». Ed, anche, prima che il bue Grillo dia del cornuto all’asino, o agli asini, c’è da analizzare anche quanto sia diversa la situazione a questo proposito nel Movimento Cinque Stelle. Dove pure, effettivamente, ci sono due uomini soli al comando. Camminare assieme è possibile, tanto più sarebbe, dovrebbe essere, doveroso, dovendosi occupare del (cosiddetto) bene comune. E invece, per scelta, per necessità, per quel che sia…

«M’hanno rimasto solo, ‘sti quattro cornuti!», sbottava Vittorio GassmanEr Pantera, a conclusione di Audace colpo dei soliti ignoti (Nanni Loy, 1960). I nostri Pantera stanno determinando la propria solitudine, quanto alle conseguenze…

(Di converso si assiste ad una curiosa accusa nei confronti di Jorge Mario Bergoglio, Papa Francesco, da parte di un certo mondo tradizionalista cattolico, ma non solo. Quella di non essere abbastanza ‘solo’, come dovrebbe invece essere un Pontefice. Che, di suo, invece, pretende di voler sentire “L’odore del gregge” ed ha impostato tutta la sua vita, e pastorale, come un assieme ecclesiale. Parola che, incidentalmente anche se troppo trascuratamente, significa per l’appunto assemblea).

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