giovedì, Luglio 29

Uomini piccini

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Siamo ormai purtroppo, ovunque, nelle mani di uomini piccini. Nelle mani degli ‘ini’, in politica e non solo. A simboleggiare il cambiamento epocale quanto sta avvenendo nel panorama politico italiano con i rivolgimenti delle maggioranze, con innumerevoli ‘sliding doors’. Non unicamente il passaggio dai padri della Patria a Denis Verdini, da De Gasperi a Renzi e da Berlinguer a D’Alema, che Dio li perdoni (Renzi e D’Alema, quanto agli altri già da tempo se la vedono direttamente). La riduzione delle aspettative e delle pregresse e conseguenti prassi è il felice approdo, anzi il felice ulteriore passaggio, di un lungo cammino. Di tutti gli ‘ini’ di qualunque provenienza siano e qualunque approdo abbiano, di questo povero Paese e dei tanti ‘paesi’ che lo compongono. Intendendo con questo i diversi ambiti che compongono la società civile ed i diversi protagonisti, e coprotagonisti e deuteragonisti, che lo rappresentano ed affollano. E affondano.

 

Se per il supereroe Denis, ‘il Deadpool de noantri’, tutto è permesso non avendo paura di nessun connubio politico o d’altro genere, per tutti gli altri ‘ini’ praticamente tutto è permesso perché ormai si gioca solo al ribasso. Anzi il nostro prediletto Verdini una sua grandezza ed utilità comunque ce l’ha, quanto ai più modesti epigoni l’unica dimensione, di troppi, è il piccolo ambito personale degli interessi e del ‘mi giova’. E quindi nel ‘Paese degli uomini piccini’ l’importante è giocare a portare a casa la pagnotta per quanto è possibile.

Sia chiaro, neppure Matteo Renzi fa parte della categoria degli ‘ini’, anzi. Come il suo sodale toscano ha una propria dimensione, nel suo caso addirittura autonoma e da prototipo. La velocità, la velocizzazione, la concretezza che ha impresso alla politica italiana sono un valore aggiunto che da molto tempo, oseremmo dire quasi da sempre, mancavano. C’erano stati gli equilibrismi e le mediazioni, alte e di una loro propria nobiltà, che all’uscita della Seconda Guerra Mondiale e della guerra civile italica avevano portato al lavoro di elaborazione della nostra Costituzione, se non ‘la più bella del mondo’ certamente tra le migliori ed eccellente, punto di incontro tra sentire cattolico, comunista e laico. Poi però mediazione e compromesso che avevano come fine ultimo solo la propria perpetuazione e ripetizione avevano rallentato e ridotto a palude praticamente ogni tentativo di vera operatività. Renzi ha rotto questo schema, ma al prezzo del ‘vale tutto’.

 

Per l’operazione politica in corso di ‘rafforzamento centrista’ del Governo Renzi è stato più volte usato il termine ‘contronatura’, mutuando e sarcasticamente riprendendo l’intemerata contro le Unioni civili e la possibile adozione del figlio di un partner dello stesso sesso messa in opera da parte di un ‘ino’ per definizione, ed autodefinizione, forse il più ‘ino’ di tutti, l’’ino’ assoluto: Angelino Alfano. Come ogni buon ‘ino’ che si rispetti lui si indigna di fronte a simili definizioni, anche se ritiene che tutto sia (politicamente) permesso ed il limite in questo campo non esista. Insomma che il fine giustifichi i mezzi pur di raggiungere gli obiettivi.

Personaggio, e personaggi, da romanzo ottocentesco, anche se nel mondo reale lui così come tutti gli ‘ini’ che lo occupano e vincono sono in realtà capaci di influenzare anzi spesso determinare nel grande e nel piccolo vicende d’ogni genere. Politiche e non solo. Per esempio adesso gli ‘ini’ del settore si stanno misurando con la sfida per la guida di Confindustria. E se quella di Renzi e Verdini è comunque una strategia, magari non condivisibile ma con un proprio rigoroso metodo, quella degli ‘ini’ circostanti si riduce a mera tattica ed alla ricerca del vantaggio immediato e tangibilmente ottenibile in tempi stretti. E se da un lato il montante successo dei renziverdiniani è indiscutibile, dall’altro attenti, ché a fronte dal venir meno dei loro danti causa il respiro e la prospettiva di tutti i ‘dipendenti’ e ‘discendenti’ potrebbe essere breve. Da qualunque parte provengano ed ovunque si ripropongano i tanti ‘ini’ di casa nostra.

 

Ma giunto alla fin della licenza, del disprezzo che ho in seno per i Montfleury la cagione ora vi dico. Quei tipi sì schiacciati che il loro viso non arriva all’ombelico li avverso perché osano presentarsi come seduttori e salvatori del popolo, recitando a farfugliate e facendo lo sguardo da carpa con quei loro occhi da rospone. Ma ancor più odio quelli che tengon loro bordone, quanto a questi più che senilità, temporale e politica, più che opportunismo, più che altro portano meschinità morale, servilismo a prescindere ed horror vacui… E sono sempre più il simbolo della tragedia, proprio costoro che continuano indebitamente a prendere sul serio tutti i Montfleury di questo disgraziato Paese.

 

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