venerdì, Maggio 7

Uomini ombra, morti fantasma ed è subito Libia!

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Altro punto da analizzare è l’uso dell’autobomba, che non è propriamente il metodo migliore per iniziare un conflitto a fuoco con un convoglio su strada. È vero -quanto sostiene il sito ‘Debka‘- che lo Stato Islamico utilizza l’autobomba come simbolo distintivo, ma si dimentica di specificare quando e come queste vengono utilizzate normalmente. I così chiamati VBIED funzionano da testa di ponte per grandi palazzi, luoghi fortificati e ben protetti, che aprono la strada a commando armati che prendono in ostaggio gli occidentali presenti. Una pianificazione di questo tipo si è vista negli attacchi a varie ambasciate ed hotel anche piuttosto recenti. Per colpire un convoglio non sono necessari metodi così plateali, ma bastano semplici ordigni esplosivi o inneschi a piatti di pressione posizionati lungo la strada percorsa, una procedura piuttosto rodata in Afghanistan ed Iraq. Le forze speciali, italiane ed inglesi, hanno una preparazione al limite del maniacale per quanto riguarda la protezione dagli ordigni esplosivi improvvisati, l’autobomba avrebbe destato sicuramente l’interesse e la preoccupazione degli operatori addetti.

Quello che avrebbe dovuto mettere maggiormente in allarme gli esperti, facendo dubitare fin da subito della veridicità della notizia, è proprio il fatto che le truppe non appartenessero a normali aliquote di fanteria ma ad alcuni dei reparti meglio addestrati al mondo. Sul fronte italiano presumibilmente sono stati schierati gli uomini del reggimento San Marco (che in inglese sul sito ‘Debka’ viene tradotto con ‘Italian Marines’) forze altamente reattive e proiettabili in zone ad alto rischio, in grado di rispondere ad un ventaglio di minacce tra i più ampi a disposizione delle Forze Armate.

Il caso dell’imboscata dopo l’esplosione dell’autobomba è uno degli scenari classici con cui l’Italia si confronta in addestramento proprio perché sono stati molti i casi di questo tipo nei teatri d’impiego dei contingenti italiani. Stessa valutazione si può fare per le forze speciali inglesi, che alcuni definiscono le migliori in Europa. Veramente difficile immaginarli preda del panico e succubi dello Stato Islamico al punto tale da farsi rapire due colleghi americani sotto gli occhi. Considerata la complessità che le operazioni militari, in generale richiedono tutto è possibile, anche che un convoglio di forze altamente addestrate sia stata sopraffatta da un gruppo di miliziani, tuttavia l’analisi delle condizioni per cui un evento sia verificato o meno ci portano a pensare che l’informatore di Debka non abbia compreso a pieno la situazione. Negli ultimi due giorni, la notizia è stata riportata da due quotidiani piuttosto accreditati di estrazione inglese, il ‘Dailymail‘ e ‘Mirror‘, inutile dire che la fonte è proprio il sito ‘Debka‘ israeliano e che la notizia viene solo arricchita di qualche foto per darle credibilità.

Una domanda dopo tutto questo sorge spontanea, com’è possibile che vi sia stata una così virale condivisione della notizia sui social e sul web? Prescindendo dalle ragioni legate alla notizia, particolarmente importante, una delle spiegazioni analitiche che pare più accreditata è quella sostenuta dal centro studi italiano Alpha Institute of geopolitics and intelligence.
Gaetano Potenza, direttore e ricercatore dell’istituto, sostiene che «nel complesso scenario libico si stanno muovendo interessi internazionali, soprattutto europei, che probabilmente delineeranno la politica degli anni a venire: non è un caso dunque che la guerra sia prima di tutto condotta con nuovi metodi, primo tra tutti la saturazione dei media e dei social network con informazioni distorte volte a condizionare l’opinione pubblica».

Una notizia come quella dei primi caduti in Libia, mai confermata dai media nazionali e successivamente smentita dallo stesso Ministro della Difesa Roberta Pinotti, crea nella popolazione un senso di pericolo capace di orientare la politica italiana verso il non intervento«l’Italia è il Paese che sta subendo il maggior numero di operazioni di infowar. Gli attori internazionali cercano di orientare le scelte che Roma dovrà affronterà in merito al dossier Libia, sfruttando i mezzi di informazione e i social network. […] L’opposizione alla presa di posizione italiana nei confronti della Libia non arriva solo dai giornali, ma si è insinuata prepotentemente anche nella dialettica dei centri studi e circoli intellettuali, fatto assai grave giacché sono proprio questi che, vista l’esperienza e la professionalità, dovrebbero orientare il pensiero nazionale», afferma Potenza.

Insieme alle bandiere italiane bruciate in piazza a Bengasi, questa notizia di soldati fantasma morti in Libia si colloca alla perfezione in un clima di disinformazione volta ad influenzare l’opinione pubblica italiana e la stessa politica estera nazionale.
Non a caso gli unici quotidiani che riportano la notizia sono inglesi, fatto spiegabile, sia per il coinvolgimento presunto delle sue truppe, sia perché è proprio l’Inghilterra a beneficiare maggiormente di una non partecipazione dell’Italia all’offensiva in Libia. È della scorsa settimana l’indiscrezione, questa volta molto fondata, che gli inglesi abbiano fatto richiesta piuttosto esplicita di volere il comando della missione libica. Se ci trovassimo in presenza di una forma di manipolazione dell’informazione si dovrà valutare meglio in futuro a quali notizie dare importanza o meno, evitando di essere parte integrante del gioco internazionale.

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