lunedì, Giugno 21

Uomini e Cinema: la Luce

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È maturo, ma lo spirito è quello di un ragazzone. Romano con accento viareggino, lo incontro a Roma, in un bar dei Parioli, in queste terribili giornate di calura da ‘bolla africana’… ma improvvisamente inizia a piovere, come un effetto speciale del cinema. E tutto si rinfresca. Ci sediamo.

Blaschino’ lo chiamo. E gli voglio bene perché è intelligente, simpatico, elegante nei modi, ha un bel portamento (‘altezza mezza bellezza’, diceva nonna…), un’esperienza invidiabile (ha lavorato con tutti) e un amore sviscerato per la sua professione.

Ho avuto la fortuna di ‘girare’ con lui; mi ha sempre difeso e mai prevaricato.
Un piccolo anedotto: mancava poco alla fine della giornata, ero preoccupato. La scena prevedeva un bambino sopra un albero che doveva scoprire l’arrivo in lontananza di decine di puntini rossi in avvicinamento: i ‘garibaldini’.
Mi sarebbe piaciuto inquadrarlo da lassù ma non c’era tempo, bisognava evitare gli ‘straordinari’. Lo dissi a Blasco.
Neanche dieci minuti e alle spalle del bambino era montata unatorrettadi sei metri, pronta per piazzarci la macchina da presa… il produttore appariva contrariato e anche il capo macchinista… ma l’ordine era di Blasco Giurato e nessuno disse niente. Gerarchie da set.
Gli voglio bene anche per questo. Perché mi ha regalato quella bella inquadratura, l’ennesima del film, intuendo i miei desideri artistici.

Raccontami come hai iniziato”. Mi confessa di aver preso il diploma di maturità classica quasi a ‘calci’, grazie all’aiuto di un amico compiacente che gli passava sempre i compiti.
Suo padre era un diplomatico e lo voleva laureato in Scienze Politiche ma la vita gli aveva riservato un’altra strada, ma soprattutto un altro ‘autobus’… un giorno, infatti, per arrivare all’università sbagliò mezzo e si ritrovò alla Stazione Termini.
Notò un gruppetto di persone intorno ad una macchina da presa e riconobbe il suo amico, proprio quello che gli passava i compiti al liceo.
Casualità e fortuna della vita.
Quel gruppetto girava un documentario dal titolo scontato: ‘Stazione Termini‘. E l’amico gli propose di rimanere sul piccolo set per dargli una mano. “Così iniziai, grazie ad un autobussbagliato’...”.

All’epoca i documentari erano realizzati da tante case di produzione, che speravano di ottenere i ‘premi’ ministeriali.
Al giovane Blasco si offrì così l’opportunità di girare in tutta Italia, seguendo Mario Carbone che era un grande documentarista.
Blasco faceva il factotum, portava le pizze della pellicola, controllava e aiutava l’operatore.. finché Dio volle che iniziò anche lui a mettere l’occhio nella loop.

La svolta fu a Linosa. Un sabato mattina. Fu svegliato da una campana a morto. Dalle scure colline laviche, scendeva un piccolo corteo di uomini, donne e qualche somaro. Portavano una piccola bara bianca… il funerale di un bambino.
L’immagine era così struggente e cromaticamente particolare, con quella bara bianca che si stagliava sulle colline nere di lava e l’intenso cielo azzurro, che Blasco non perse tempo.
Prese la piccola cinepresa Arriflex, del tipo a tre obiettivi fissi, e filmò la triste sequenza che fu montata in un documentario che arrivò terzo al Festival dei Popoli a Firenze.

Il suo nome iniziò così a girare nell’ambiente e ottenne altro lavoro e la possibilità di mostrare il suo talento.

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