lunedì, Ottobre 25

Uno sguardo sul Vietnam di ieri e d’oggi Il Paese simbolo di una rivolta generazionale si presenta alla Mostra dell’artigianato di Firenze con il suo volto antico

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C’ è un paese del Sud Est Asiatico oggi assente, o quasi, dall’attenzione dei media,  il suo nome evoca ricordi di guerra e di rivolta generazionale: col suo nome in bocca milioni di  giovani americani e delle varie aree del mondo scesero in piazza, contro il Potere e quella sporca guerra  in cui l’establishment aveva cacciato il gigante americano, tenuto in scacco da un popolo di contadini. Quel Paese è il Vietnam. Se ne sa poco, oggi, perché estraneo alle grandi manovre strategiche politiche e militari che tengono in ansia il mondo. Ebbene, un’occasione per  conoscerlo più da vicino, è offerta dalla 82 Mostra Internazionale dell’Artigianato, in corso alla Fortezza da Basso di Firenze fino al 1 maggio.

Il Vietnam è infatti l’ospite d’onore di questa Rassegna che vede la presenza di 800 espositori tra cui le rappresentanze di ben 50 paesi stranieri tra cui  Brasile, Cina, Francia, Germania, Spagna, Iran, India, Nepal, Buthan, Marocco, Tunisia e moltissimi altri. Questo paese, il cui conflitto si concluse alle 12 del 30 aprile 1975,  quando la bandiera del Fronte di Liberazione Nazionale, o Vietcong, fu issata sul tetto dell’Indipendence Palace di Saigon,  e alla conferenza di Parigi,  veniva siglata la pace con gli Usa,  oggi è un’altra realtà rispetto a quella  che suscitò le ire e l’immaginazione di generazioni di giovani, artisti, intellettuali scesi in campo per dire No a quella terribile guerra. Fuori dal mito di quegli anni – cantati da Joan Baez   e Bob Dylan, descritti al cinema da registi come Oliver Stone   Francis Coppola Stanley Kubrick  e da vari altri se pensiamo mai tanti film  sui reduci e il loro difficile reinserimento- all’immagine dello Zio Ho che contendeva nei posters di casa nostra il primato al Che– che cosa appare ai nostri occhi e al nostro immaginario rimasto fermo a quegli Anni lontani?

Su una superficie di oltre 2 mila metri quadrati, con scenografie che riproducono ambienti caratteristici di quel paese, un tempo martoriato, il Vietnam si presenta con il suo volto antico, con  le eccellenze del suo artigianato, con le sue tradizioni e la sua squisita cucina. Ma questo volto che qui si mostra, congeniale alle caratteristiche di questa Rassegna della migliore produzione artigiana del mondo, è l’altra faccia di quella modernità che ha caratterizzato lo sviluppo   in questi 45 anni del Vietnam. Che- sembrerà strano! – ha visto confluire nel primo decennio del 2000 investimenti diretti di multinazionali statunitensi, europee, coreane Giapponesi, cinesi per 129 miliardi di dollari. Molte di queste hanno scelto il Vietnam in alternativa alla Cina dove incontrano difficoltà crescenti. Nel giro di pochi anni anche le esportazioni dal Vietnam ai paesi occidentali – Italia compresa –  sono cresciute in media del 30-40! Molto apprezzati i macchinari industriali e il livello di conoscenza tecnologica delle giovani generazioni. E’ dall’86, che con l’attuazione del cosidetto Doi Moi, che significa  “rinnovamento” si è modificato l’assetto economico sempre più rivolto ad una economia di  mercato formalmente orientata in senso socialista, in realtà improntata sempre più verso le privatizzazioni   per cui di socialista – dicono gli esperti- restano solo il nome e i simboli. Del resto, osservava un amico di ritorno   proprio in questi giorni da Ho Chi-Minh City  la città appare oggi in pieno stile occidentale, con filiali di multinazionali e giovani che cercano di inserirsi nel mercato globale. Di questo Vietnam, e della sua importanza strategica, ne sentiremo parlare sempre più.

Intanto,  le hostess che servono ai banchi e ai tavoli sono giovanissime, carine e gentili parlano fluentemente inglese e francese. Sono  le nipotine dello Zio Ho Ci Min, meglio di nonno Ho,  la cui presenza  discreta è data da una statuetta addossata ad una parete. Sono figlie della modernità di un Paese che in questi oltre 40 anni ha avuto una crescita notevole. Qui operano per conto dei  commercianti vietnamiti che presentano i loro prodotti: tra cui il pepe dell’Isola di Phu Quoc, i mobili laccati, le spezie e la frutta candita tipiche produzioni di quel paese. Per questa Rassegna, gli organizzatori, in collaborazione con la Società Marco Polo Events, hanno sposato l’idea del tuffo nel passato alla scoperta dei rituali e dei costumi dei popoli delle montagne che vivono sugli altipiani del Nord, fino al delta del Mekong, chiamato anche il “fiume dei 9 draghi”.

Il titolo è infatti  ‘Le Vietnam sur la route des 9 Dragons’ (Il Vietnam sulla via del 9 draghi), un invito a viaggiare nel tempo, nell’arte, nella cultura e nella Storia di questo millenario paese. Che offre ai visitatori l’antica tecnica della lavorazione della seta,   l’arte della ceramica, trattamenti di bellezza, massaggi… e un ristorante che offre tipici piatti vietnamiti, per poi concludere il viaggio degustando il celebre cocktail B52 presso il Jungle Bar. Il visitatore ha qui la possibilità di scoprire alcune delle 54 minoranze etniche del Vietnam che abitano nella Regione di Sapa, nel nord e che con il duro lavoro hanno scolpito montagne e paesaggi incantevoli. Gli oggetti della vita quotidiana e i loro costumi raccontano storie di uomini antichi, quegli uomini che sia durante il conflitto contro i colonizzatori francesi sconfitti nel ’54 ( a Dien Biem Phu)  dopo un secolo di dominio, che contro gli invasori americani, nascosti nella giungla, mimetizzati con la vegetazione, riuscirono a resistere all’esercito americano, a costo di lutti e distruzioni ( anche da parte di armi chimiche).

Della tragedia dell’ultima guerra c’è, nel villaggio, un’unica testimonianza: un angolo di giungla ricostruito, al termine del quale si accede  al Jungle Bar. Solo questo riferimento. Dopo più di tre decenni di guerra ininterrotta, 3 milioni di morti negli ultimi 10 anni del conflitto, città bombardate, campagne devastate, una terribile guerra civile tra Sud e Nord, la Repubblica Socialista del Vietnam, retta da un regime a partito unico, intende voltare pagina: nel senso della modernizzazione senza trascurare il passato:  quello millenario della vita nelle campagne, nelle risaie, nei templi di culto, nei porti più antichi: come quello di Hoi-An, vivacissimo tra il XIV e XVII secolo, celebre per la sua porcellana bianca esportata in tutto il Sud Est asiatico. E’ questo il profilo scelto per raccontarsi, e offrire di sé un‘immagine autentica, che ritroviamo anche nella mostra fotografica Good Morning Vietnam, sulla base di immagini in bianco e nero realizzate dal fotografo  Philippe Fatim che nel 1987, fuori dalle rotte turistiche, ha fissato scene di vita e figure umane di un Vietnam che timidamente si apriva all’Occidente.

Al Vietnam di oggi e dei nostri ricordi, la città di Firenze è particolarmente legata, non solo per le l’opposizione a quella guerra, ma anche per la missione di pace tentata  nel novembre del ’65 dal professor Giorgio La Pira, già Sindaco di Firenze , il quale incontrò ad Hanoi,  Ho Chi Minh riportando informazioni che avrebbero potuto far finire la guerra del Vietnam con 10 anni  anni di anticipo. A cinquant’anni da quel viaggio Mario Primicerio, che accompagnò La Pira, ne ha riferito  tutti i particolari in un inedito diario dal titolo Con La Pira ad Hanoi.  Oggi il Vietnam è meta di viaggi turistici, di scambi culturali e commerciali, anche con il nostro paese, nel ricordo di ciò che eravamo, e alla scoperta di una storia antica carica di suggestioni.   

 

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