Uno sguardo panoramico sulla regione vinicola della Borgogna Grazie al mosaico di terroir da cui sono nati, i vini di Borgogna incarnano un'espressione di molteplici varianti ed esprimono le proprie caratteristiche pur mantenendo un comune denominatore di eleganza e delicatezza

Regione vinicola dichiarata Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO per la bellezza dei suoi paesaggi e la grandezza del savoir-faire di chi la abita, la Borgogna è senza dubbio una regione emblematica del panorama enologico internazionale.

Con le sue 84 denominazioni, senza contare le denominazioni geografiche aggiuntive, la sola regione vinicola della Borgogna riunisce oltre il 23% delle AOC francesi. Questo gran numero di denominazioni che compongono i vini della Borgogna si spiega con la diversità dei terroir. In Borgogna le delimitazioni si fanno in base ai climat, ovvero una combinazione unica di un terroir i cui confini sono stati tracciati secoli fa secondo le qualità tipiche dei suoli e secondo il clima, spesso molto capriccioso da queste parti. Basati in particolare sui vitigni Chardonnay e Pinot Nero, i vini della Borgogna sono predestinati ad esaltare questi due vitigni trasformandoli in vini rossi e bianchi riconosciuti come tra i più pregiati al mondo delle rispettive categorie. I vini di Borgogna sono monovitigni complessi ed eleganti ed il loro prestigio e le loro sottili sfumature sono lo specchio di una classificazione unica. Oltre ai due grandi vitigni di Borgogna da queste parti vengono piantate anche altre uve, come il vitigno a bacca bianca Aligoté, impiegato per gli spumanti Crémant de Bourgogne e che negli ultimi anni sta suscitando un interesse sempre maggiore, e l’uva a bacca rossa Gamay, che trova il proprio terreno d’elezione nel Beaujolais.

Apparentemente complicata, la classificazione dei vini della Borgogna è in realtà semplice e venne sviluppata già dai monaci benedettini in epoca medievale, quando furono stabiliti 4 livelli di denominazione utilizzati ancora oggi. Le origini del vino e della vite da queste parti rimontano infatti al medioevo, e grazie soprattutto all’opera di vari monasteri che si stabilirono da queste parti. Le AOC Borgogna si dividono tra la denominazione regionale, la denominazione comunale detta anche di villaggio, la denominazione Premier Cru ed infine la denominazione Grand Cru, ovvero il livello più alto.

La regione ha vissuto la sua rivoluzione vinicola nei primi anni ’90, sotto l’impulso di una nuova generazione di giovani viticoltori giovani. La piccola dimensione degli appezzamenti, che porta a una produzione molto limitata di alcune cuvée, rende introvabile la maggior parte dei più grandi vini della Borgogna. Questo, abbinato alla crescente domanda a livello mondiale, ha portato i prezzi dei vini di Borgogna alle stelle negli ultimi anni. Il trucco per non spendere una follia per una bottiglia di vino di Borgogna sta nel compiere un’accurata ricerca online, ed in questo senso viene in aiuto l’enoteca Svino.it, che si è specializzata nel proporre agli appassionati italiani delle eccellenti offerte che riguardano tanto le cantine più rinomate, come i produttori di nicchia che però sono in grado di garantire un’elevatissima qualità.

Le principali sottoregioni vinicole della Borgogna sono da nord a sud Chablis, Yonne, Côte de Nuits, Côte de Beaune, Côte Chalonnaise e Mâconnais. All’interno di queste zone si trovano minuscoli villaggi di poche centinaia di abitanti i cui nomi sono però conosciuti in tutto il mondo, come Pommard, Gevrey-Chambertin, Nuits-Saint-Georges, Chambolle-Musigny, Vosne-Romanée, Puligny-Montrachet e Chassagne-Montrachet. A loro volta questi villaggi accolgono al loro interno i famosi domaine (cantine) della Borgogna, come Armand Rousseau Père et Fils e Domaine Leory, ed i celebri vigneti Grand Cru, tra cui vale la pena menzionare Clos de Vougeot, Richebourg, Montrachet e Romanée-Conti.

La denominazione Grand Cru simboleggia il vertice di eccellenza delle AOC nella classificazione dei vini della Borgogna. A differenza delle denominazioni Premiers Crus, i vigneti Grands Crus si trovano solo alcuni villaggi della Côte de Nuits, della Côte de Beaune e dello Chablis. I criteri di produzione sono molto più rigidi ed esigenti, il che li rende vini eccezionali apprezzati dai più fini intenditori come pepite di finezza e complessità. Proprio i vini di alcune cantine appena menzionate come Romanée-Conti e Leroy sono tra i più costosi al mondo, ed alcune bottiglie sono state vendute anche per 20,000 dollari.

Se dovessimo spendere una buona quantità di denaro per una bottiglia di vino della Borgogna, noi però punteremmo sul Batard Montrachet Grand Cru del Domaine Gagnard Delagrange. Il prezzo di 330 euro è importante ma non irraggiungibile, e bisogna comunque pensare che si tratta di bottiglie da collezione, che aumentano il loro valore con il passare degli anni, per cui si tratta comunque di un ottimo investimento. Ed una volta stappato è un vino in grado di regalare aromi unici, di pesche mature e miele, con una struttura importante all’assaggio dove si fanno sentire dei richiami agrumati. Si tratta della bottiglia ideale da stappare per un evento importante, una cena di gala a base di pesce, aragosta e crostacei.

Grazie al mosaico di terroir da cui sono nati, i vini di Borgogna incarnano un’espressione di molteplici varianti ed esprimono le proprie caratteristiche pur mantenendo un comune denominatore di eleganza e delicatezza. Per la vendemmia 2022 si profilava un’annata ideale, ma alcuni recenti temporali che si sono abbattuti nel Mâconnais e nella Côte de Nuits, intorno a Gevrey-Chambertin hanno scombussolato la situazione. Le grandinate hanno colpito molti appezzamenti, causando danni localizzati cui i vignaioli stanno cercando di porre rimedio per assicurare una buona produzione per l’annata 2022.